• IL VIAGGIO DEL PAPA IN MOZAMBICO

Il papa, i giovani e Eusebio, modello da pallone d'oro

È entrata nel vivo la visita di Francesco in Mozambico con l'incontro con il presidente Filipe Nyusi, il momento interreligioso con i giovani e la Messa celebrata nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione alla presenza dei vescovi e della comunità cattolica locale. Bergoglio ha invitato i giovani a non mettere da parte gli anziani, ma ad ascoltarli e valorizzare quanto dicono perché essi rappresentano le "nostre radici". L'invito a guardare all'esempio del calciatore Eusebio. 

E' entrata nel vivo la visita di Francesco in Mozambico con l'incontro con il presidente Filipe Nyusi, il momento interreligioso con i giovani e la messa celebrata nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione alla presenza dei vescovi e della comunità cattolica locale. Nel Palazzo presidenziale, il pontefice ha lodato le autorità per il cammino di pace e riconciliazione intrapreso dal Paese e suggellato dalla firma dell'accordo per la fine delle ostilità militari.

Citando San Giovanni Paolo II, ha lodato il percorso intrapreso dai mozambicani: "Voi conoscete la sofferenza, il lutto e l’afflizione, ma non avete voluto che il criterio regolatore delle relazioni umane fosse la vendetta o la repressione, né che l’odio e la violenza avessero l’ultima parola". Francesco ha ricordato come il processo di pace avviato dagli accordi di pace di Roma del 1992 abbia consentito una crescita economica nazionale ed ha esortato le istituzioni ad investire nell'istruzione dei giovani, specialmente di quelli più svantaggiati. Giovani protagonisti, poi, nel pomeriggio dell'incontro interreligioso nello stadio Maxaquene di Maputo: qui il papa ha raccomandato ai presenti di non guardare il futuro con "rassegnazione ed ansia" ed ha indicato loro come modelli da imitare quello di due sportivi legati al Mozambico, il calciatore Eusebio (calciatore portoghese nato in Mozambico, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi e devoto cattolico) e la mezzofondista Maria Mutola che hanno raggiunto il successo nel loro campo nonostante le difficoltà di partenza.

Riprendendo un argomento a lui caro e già ascoltato nella recente visita apostolica in Macedonia, Bergoglio ha invitato i giovani a non mettere da parte gli anziani, ma ad ascoltarli e valorizzare quanto dicono perché essi rappresentano le "nostre radici". Nel discorso ha fatto poi capolino il tema della salvaguardia dell'ambiente, definendo una "sfida" il dover "proteggere la nostra casa comune".

Nel tardo pomeriggio, nella Cattedrale di Maputo, Francesco ha incontrato il clero locale, ascoltando alcune testimonianze. Rispondendo alla domanda di una catechista, il papa ha invitato ancora una volta i consacrati a non guardarsi indietro: "I tempi - ha detto il Santo Padre - cambiano e dobbiamo riconoscere che spesso non sappiamo come inserirci nei nuovi scenari; possiamo sognare le 'cipolle d’Egitto', dimenticando che la Terra Promessa si trova davanti, non dietro, e in questa nostalgia dei tempi passati ci andiamo pietrificando". Secondo Francesco, facendo così, non si professerebbe "una Buona Notizia", ma "qualcosa di grigio che non attira né accende il cuore di nessuno".

Nella giornata di ieri, inoltre, il pontefice ha inviato due telegrammi di cordoglio per la morte dei cardinali Jesús Pimiento Rodríguez e Roger Etchegaray. Il primo, arcivescovo emerito di Manizales, era il porporato più anziano coi suoi 100 anni ed era stato elevato a tale rango proprio durante l'attuale pontificato. Il cardinale colombiano, uno degli ultimi partecipanti ancora in vita del Vaticano II,  sostenne in un'intervista che "ci sarebbero meno problemi nella Chiesa, se il Concilio fosse stato applicato". Roger Etchegaray, invece, come ha ricordato Francesco nel suo messaggio, fu "consigliere ascoltato e apprezzato, soprattutto nelle delicate situazioni della vita di la Chiesa in diverse parti del mondo" di Giovanni Paolo II.

Il presule francese fu il primo cardinale a recarsi nella Repubblica Popolare Cinese, il primo a presiedere il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa e venne inviato in Iraq nel 2003 per convincere Saddam Hussein a collaborare con gli ispettori dell'Onu. Il papa polacco, proprio per l'esperienza e la fiducia che nutriva in lui, lo scelse per questa delicata missione diplomatica, un 'tutto per tutto' tentato per impedire lo scoppio del conflitto armato e che andò di pari passo con un'azione parallela provata dal cardinal Pio Laghi a Washington presso il presidente Usa George W. Bush. Gli sforzi della Santa Sede, però, non bastarono per evitare il conflitto bellico che sarebbe iniziato il 20 marzo di 16 anni fa.