• IL CASO

Il padrone chiama, Avvenire si rimangia tutto

In un articolo di ieri, 13 marzo, il quotidiano dei vescovi italiani, che era sempre stato critico verso il farmaco blocca-pubertà, cambia improvvisamente linea e si accoda all'aperturismo di Vatican News e della Pontificia Accademia per la Vita. Ecco il retroscena.

«Tutto inutile. (…) Inutili gli appelli degli esperti a proposito dei rischi sconosciuti. Inutili gli inviti alla cautela arrivati dagli stessi medici che si occupano di un disturbo dalle mille ombre che si chiama disforia di genere». Così, appena una settimana fa, il 6 marzo, Avvenire – con la firma di Luciano Moia - commentava negativamente la decisione dell’Agenzia del Farmaco (Aifa) di introdurre la triptorelina tra i farmaci erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, allo scopo di bloccare la pubertà in quei bambini che fanno fatica a riconoscersi nel proprio sesso.

E l’8 marzo, per rispondere al direttore de La Verità, Maurizio Belpietro, che accusava Avvenire di essere un po’ distratto sul tema triptorelina, lo stesso Moia sparava una raffica di articoli pubblicati da Avvenire negli ultimi quattro anni su quello che loro stessi hanno battezzato “farmaco gender”. Ovviamente articoli molto critici.

Poi d’improvviso l’inversione a U. Il 13 marzo, cioè ieri, in grande evidenza a pagina 3 di Avvenire, lo stesso Luciano Moia scopre che in fondo la faccenda non è così chiara. Chi lo dice che cambiare sesso, in determinate condizioni, non sia lecito? La Chiesa non si è mai pronunciata «sulla liceità morale della “riassegnazione chirurgica”». E poi la sofferenza, il discernimento, il caso per caso, addirittura le periferie tanto care a papa Francesco in cui si troverebbe l’etica in questo caso. Certo, ci sono quelli che dicono “no, assolutamente”, però ci sono anche quelli che dicono “sì”. Insomma, tutto un complesso di cose per cui si deve evitare «la pretesa legalistica del “si può”, “non si può”». Che - non siamo scemi - equivale a dire: “si può”.

E cosa sarà mai successo in questi 5 giorni da provocare questa giravolta? Dato l’argomento, non si può fare a meno di pensare all’effetto di un bombardamento ormonale sfociato in una “riassegnazione del cervello”.

La realtà però è molto più banale e si potrebbe sintetizzare in “La voce del padrone”. Ecco dunque cosa è successo: il 7 marzo su Vatican News esce l’ormai famosa – almeno per i lettori de La Nuova BQ e di altri organi non allineati – intervista alla bioeticista Laura Palazzani, vice presidente del Comitato nazionale per la Bioetica (Cnb) e membro corrispondente della Pontificia Accademia per la Vita (Pav). La Palazzani aveva votato a favore dell’uso della triptorelina, sebbene in casi circoscritti, nel documento che il Cnb aveva pubblicato lo scorso luglio su richiesta dell’Aifa. E su Vatican News ne sosteneva, senza contraddittorio, le ragioni. Giustamente noi – e non soltanto noi - abbiamo dato grande spazio alla notizia perché semplicemente significa che la Santa Sede apre all’uso del farmaco blocca-pubertà e al conseguente “cambio genitale”.

Peraltro questa bella trovata in accoppiata Vatican News-Pontificia Accademia per la Vita ha generato molte reazioni negative, da parte di cattolici giustamente indignati che hanno chiesto ragione di tale scandalo. E allo stesso tempo anche difese d’ufficio, la più comune delle quali sostiene che la Palazzani parlava per sé e non a nome della Pav. Ci si aspettava dunque una qualche correzione del tiro. Illusi: il 12 marzo quindi ripercorrevo gli eventi degli ultimi mesi riaffermando la convinzione che non di svista si trattasse ma di “nulla osta” vaticano.

A quel punto possiamo immaginare qualche telefonata “calda” da Roma verso la direzione di Avvenire. Il grande capo della comunicazione vaticana Andrea Tornielli? Il presidente della Pav, monsignor Vincenzo Paglia? Qualcun altro che si può fregiare del titolo di “molto vicino a Santa Marta”? Provate a indovinare, ma in ogni caso è qualcuno che conta molto e che, scavalcando la Conferenza Episcopale Italiana, può mettere sull’attenti il direttore di Avvenire. E pretendere che un giornalista si giochi la faccia rinnegando pubblicamente quello che aveva scritto fino a 5 giorni prima. E così nasce l'articolo di ieri di Avvenire, in cui tra l'altro si vuole rispondere direttamente alle nostre argomentazioni (senza mai citarci, ovviamente).

Ma si consolino da quelle parti. Non sono i soli a dover piegare il capo, i padroni del vapore devono essere davvero molto contrariati e decisi a mantenere il punto. È successa un’altra cosa strana: ieri mattina sul blog di Costanza Miriano, che aveva scritto un articolo dai contenuti analoghi a quelli della Nuova BQ e che chiamava in causa la Pav, compare il commento di un altro membro della Pav, la spagnola Elena Postigo. Diceva così:

«Come membro dell’Accademia vorrei chiarire che alcuni di noi abbiamo saputo di questa polemica soltanto negli ultimi giorni. La questione non si è studiata in dettaglio nella Pav e quindi non ci siamo pronunciati ufficialmente. Penso infatti che dovremmo farlo.
Personalmente non condivido il parere del Cnb, e alcuni la pensiamo allo stesso modo. Questa decisione ha gravissime implicazioni di carattere medico, antropologico, etico e teologico. Bisogna distinguere il parere di alcuni membri da quello ufficiale della Pav».

Infatti, nel giro di pochissime ore il post del membro Postigo è scomparso. Ritirato. Ne resta la memoria solo in alcuni post di Facebook che l’avevano rilanciato (tranquilli, il fatto che ieri pomeriggio Facebook sia andato in tilt è pura coincidenza, non crediamo siano così potenti).

Possiamo dunque facilmente prevedere che la cosa non finirà qui e avrà il coraggio di parlare soltanto chi sarà disposto a fare quadrato attorno alla Palazzani e alla direzione della Pav.
Chi ha detto che lo stalinismo è morto?