• FIGLI COME OGGETTI

«Il mio embrione è femmina, lo scambio per un maschio»

"Lisa" ha lanciato un appello sul Nyp, dicendosi disperata: il bimbo prodotto in laboratorio per accontentare il figlio di 5 anni, che desiderava un fratello, è una femmina, per cui vorrebbe scambiare l'embrione con quello maschile di un'altra coppia. Le molte risposte ricevute dimostrano che la mentalità del figlio-oggetto (merce di scambio) è ben radicata. E se nessuno si scandalizza, è perché l'accettazione della Pma esclude Dio dall'orizzonte. 

Lisa, un’attrice americana, residente a New York, che non ha voluto rivelare la sua identità ha rivolto un appello straziante al New York Post dicendosi «disperata». Il motivo della crisi della donna è stato l’esito del processo di fecondazione artificiale a cui si è sottoposta insieme al marito: fra gli embrioni prodotti in laboratorio non c’era nemmeno un maschio, che tanto avrebbe voluto regalare a suo figlio di 5 anni. «Ciao, abbiamo provato a dare un fratello a mio figlio per tre anni…vogliamo completare la nostra famiglia con un altro figlio maschio. Abbiamo un embrione femmina di alta qualità. Penseresti ad uno scambio?».

Eh sì, perché «quando avrò un fratello?», le chiedeva il piccolo Daniel sognando di avere un compagno con cui dividere la stanza, giocare e tifare la squadra del cuore. Alla domanda Lisa non aveva risposto, pur dispiaciuta, che i bimbi non arrivano a comando, né aveva pensato ad adottare. E pur di non deludere il figlio alla fine ha deciso di sottoporsi alla fecondazione assistita e di produrre embrioni nella speranza che fra questi ci fosse il fratellino tanto agognato. Ma nemmeno davanti alla figlia femmina, "confezionata" su richiesta, l’attrice si è fermata, magari chiedendo a Daniel di accogliere come compagna quella sorella.

«Lo faccio per mio figlio», ha chiaramente spiegato al Post. E poi «mio marito è cresciuto con le sue sorelle e anche lui vuole un bambino. Questo è il modo con cui vogliamo completare la nostra famiglia». E non importa se quella bambina, se accolta da un’altra famiglia, scoprirà di essere stata rifiutata e scambiata come una merce perché non corrispondente alla volontà di suo fratello, suo papà e sua mamma. Non importa neppure se l'ipotetico fratellino di Daniel crescendo scoprirà di non essere figlio di Lisa e del marito, ma di essere stato fabbricato dai suoi genitori, congelato e poi rifiutato.

Ma come è possibile che si possa arrivare a tanto, a non vedere né considerare più nemmeno i diritti basilari di un altro essere umano e addirittura a calpestarli se serve a realizzare i propri progetti? È chiaro che nel momento in cui il figlio diventa un elemento necessario a costruire la propria vita secondo un proprio progetto, da fabbricare quando lo si desidera con mani umane tramite la fecondazione assistita, omologa o eterologa che sia, questa mentalità diventa normale. Basti pensare al modo in cui Lisa ha pensato di rispondere alle richieste di Daniel, cercando di regalargli un fratello su misura come fosse un oggetto e parlando di sua figlia come "un embrione di qualità", come se anche la felicità di un figlio passasse dalla soddisfazione continua delle sue pretese.

Perché non c’è nulla da fare, quando un figlio non nasce più come dono, in un momento non totalmente prevedibile dai genitori e in una donazione d’amore fra loro, ma viene comprato e prodotto in laboratorio, la persona umana si "cosifica". Volenti o nolenti si è portati a concepirla come un oggetto del proprio volere e una risposta ai propri desideri la cui realizzazione coincide con lo scopo della propria vita: Lisa vorrebbe rimanere incinta per Natale, così che il divario di età fra i fratelli non sia troppo e siccome Daniel ha i capelli rossi cerca un embrione simile, spiegando alle altre coppie che la sua bambina sarà probabilmente rossa o bionda e che suo marito ha frequento la Yale University.

Se quindi la vicenda assurda dello scambio di embrioni in base al sesso, mostra con evidenza che queste tecniche rendono gli esseri umani delle cose, non si deve credere che questo caso sia una stortura di un processo nobile come quello della Pma. A dimostrare quanto la mentalità dei figli-merce sia diffusa è sempre il Nyp che con toni trionfalistici commenta: «Coppie di tutto il mondo hanno contattato il Post dopo la pubblicazione della richiesta dell’attrice di 37 anni “Lisa” di scambiare la sua figlia biologica con il maschio di un’altra coppia». Fra le tante risposte, spiega il giornale, «in testa alla classifica dei contendenti c’è un embrione di Manhattan (gli altri in lizza provengono dalla California e dall’Australia), offerto da una mamma casalinga (Valerie, nome di fantasia) di 40 anni, che cerca disperatamente una figlia». Perché, spiega Valerie, già mamma di un bambino di 5 anni, «è qualcosa che ho sempre desiderato fin da piccola» ma che non è mai riuscita ad ottenere (perciò dieci suoi embrioni maschi sono stati congelati). Lisa, in contatto con tutte queste coppie, ha commentato che quanto sta avvenendo «é incredibilmente eccitante».

Fecondazione o meno, la mentalità che accetta una stortura simile pare solo la conseguenza dell’assenza di Dio dall’orizzonte umano, per cui si fa coincidere la riuscita della vita con la realizzazione dei propri progetti. Tanto che, se non si materializzano, ci si dispera. Ecco perché Lisa non ha saputo rispondere a Daniel che ogni desiderio è buono ma che va affidato a Chi sa ciò di cui abbiamo realmente bisogno. E non è riuscita a dire un legittimo "no" ad un bambino che a furia di vedere realizzati i propri sogni anche nei modi più folli crescerà probabilmente capriccioso e incapace di subire frustrazioni.

È chiaro che le mezze misure vanno sempre più riducendosi, perché a lungo andare, persa la fede in un Dio che più dell’uomo conosce la sua felicità, grazie alle tecniche moderne l'uomo è in grado di creare idoli sempre più mostruosi. Al contrario, la fede aiuta l'uomo a comprendere che il figlio è un essere la cui realizzazione passerà dal progetto di Dio e dalle sue leggi (non dalla volontà dei genitori), per cui andrà accolto senza pretese né progetti, come qualcuno da amare perché c’è e da aiutare nel cammino verso il suo Creatore.