• L'UDIENZA

Il grande mistero dell'origine di Gesù

Nell'udienza generale del 2 gennaio, la prima del 2013, Benedetto XVI è tornato su un tema centrale del suo ultimo libro: il mistero dell'origine terrena e insieme divina del Nazareno, che risuona nella domanda di Pilato: «Di dove sei tu?».

Gesù davanti a Pilato - Duccio

Nell'udienza generale del 2 gennaio, la prima del 2013, Benedetto XVI è tornato su un tema centrale del suo recente libro L'infanzia di Gesù. È il mistero dell'«origine» di Gesù di Nazaret, che risuona nella domanda di Pilato: «Di dove sei tu?» (Gv 19,29). E Pilato non è il primo a porsi il problema. Quando Gesù annuncia l'Eucarestia con le parole: «Io sono il pane disceso dal cielo», i Giudei si dicono tra loro: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?» (Gv 6,42). Emerge qui il contrasto fra l'origine terrena di Gesù – nato a Betlemme, cresciuto a Nazaret – e la sua origine divina.

Gesù ha certo una storia terrena, ma «la sua vera origine è il Padre, Dio; Egli proviene totalmente da Lui, ma in un modo diverso da qualsiasi profeta o inviato da Dio che l’hanno preceduto». I Vangeli dell'infanzia ci parlano sì dell'origine terrena di Gesù, ma la presentano sempre in dialogo con l'origine divina. A Maria l'arcangelo Gabriele annuncia: «Lo Spirito scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35).

Noi lo diciamo ancora oggi nel Credo: «et incarnatus est de Spiritu Sancto, ex Maria Virgine», «per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria». E, dice il Papa – benché questa pratica sia purtroppo scomparsa in molte parrocchie –, mentre recitiamo questa frase del Credo «ci inginocchiamo perché il velo che nascondeva Dio, viene, per così dire, aperto e il suo mistero insondabile e inaccessibile ci tocca». E il Pontefice musicologo nota pure che «quando ascoltiamo le Messe composte dai grandi maestri di musica sacra, penso per esempio alla Messa dell’Incoronazione di [Wolfgang Amadeus] Mozart [1756-1791], notiamo subito come si soffermino in modo particolare su questa frase, quasi a voler cercare di esprimere con il linguaggio universale della musica ciò che le parole non possono manifestare: il mistero grande di Dio che si incarna, si fa uomo».

Nelle parole del Credo «per opera dello Spirito Santo nato nel seno della Vergine Maria», ci sono – nota Benedetto XVI – «quattro soggetti che agiscono. In modo esplicito vengono menzionati lo Spirito Santo e Maria, ma è sottointeso "Egli", cioè il Figlio, che si è fatto carne nel seno della Vergine». Gesù a sua volta «rinvia ad un’altra persona, quella del Padre». Qui c'è dunque tutta la Trinità, e tuttavia senza una persona umana, la Madonna, «l’ingresso di Dio nella storia dell’umanità non sarebbe giunto al suo fine e non avrebbe avuto luogo quello che è centrale nella nostra Professione di fede: Dio è un Dio con noi. Così Maria appartiene in modo irrinunciabile alla nostra fede nel Dio che agisce, che entra nella storia».

Se «Dio ha scelto proprio un’umile donna, in uno sconosciuto villaggio, in una delle provincie più lontane del grande impero romano», questo vuol dire che a Dio nulla è impossibile. «Sempre, anche in mezzo alle difficoltà più ardue da affrontare, dobbiamo avere fiducia in Dio, rinnovando la fede nella sua presenza e azione nella nostra storia, come in quella di Maria. Nulla è impossibile a Dio!».

Le parole del Credo alludono a quelle dell’arcangelo Gabriele: «Lo Spirito scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (1,35). Qui, afferma il Papa, «due richiami sono evidenti». Il primo è alla creazione, quando «lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gn 1,2). L'arcangelo segnala che siamo di fronte a una «nuova creazione: Dio, che ha chiamato l’essere dal nulla, con l’Incarnazione dà vita ad un nuovo inizio dell’umanità». In questo senso la teologia e l'arte rappresentano Cristo come il nuovo Adamo, per farci capire come «la fede porti anche in noi una novità così forte da produrre una seconda nascita», che è un dono gratuito di Dio. «Il Battesimo si riceve, noi "siamo battezzati" – è un passivo – perché nessuno è capace di rendersi figlio di Dio da sé: è un dono che viene conferito gratuitamente».

Il secondo richiamo emerge da queste parole di Gabriele: «La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra». «È un richiamo alla nube santa che, durante il cammino dell’esodo, si fermava sulla tenda del convegno, sull’arca dell’alleanza, che il popolo di Israele portava con sé, e che indicava la presenza di Dio (cfr Es 40,40,34-38)». Non solo nuova creazione, ma nuova alleanza. «Maria, quindi, è la nuova tenda santa, la nuova arca dell’alleanza: con il suo "sì" alle parole dell’arcangelo, Dio riceve una dimora in questo mondo, Colui che l’universo non può contenere prende dimora nel grembo di una vergine».

Questa dunque è la risposta ultima alla domanda sul l'origine di Gesù, il «grande e sconvolgente mistero che celebriamo in questo tempo di Natale: il Figlio di Dio, per opera dello Spirito Santo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria». E questa verità ci porta gioia, «perché ci dona ogni volta la certezza che, anche se spesso ci sentiamo deboli, poveri, incapaci davanti alle difficoltà e al male del mondo, la potenza di Dio agisce sempre e opera meraviglie proprio nella debolezza».