• EDITORIALE

Il fascino discreto delle Ong

Organizzazioni non governative

Non meraviglia che Medici senza frontiere sfidi il governo italiano e intenda continuare a trasportare immigrati illegali. Nella primavera del 2016 l’Ong (Organizzazione non governativa) aveva lanciato una raccolta di firme per chiedere “all’opinione pubblica e ai governi” di prendersi cura delle persone in fuga in nome del “diritto di tutti ad avere salva la vita”. “Non possiamo lasciarli morire in mare, non restiamo a guardare dal molo. L’Europa – si leggeva nell’appello di Msf – deve abbandonare la logica della fortezza da difendere. Chiediamo di superare i muri e il filo spinato…”

L’appello, che denunciava l’esistenza di muri e barriere invalicabili proprio mentre decine di migliaia di immigrati stavano entrando in Europa e dopo che nel 2015 era stata raggiunta la cifra record di oltre un milione di ingressi, presupponeva che tutti gli emigranti illegali fossero “in fuga” da situazioni insostenibili. Ma è impossibile che Msf, così attiva in Africa, non sappia che invece quasi tutti quelli africani non scappano da guerre e miseria. 

Negli stessi giorni era scesa in campo anche Amnesty International. Il 31 maggio 2016 in un post sulla propria pagina Facebook l’organizzazione affermava: “L'Europa della vergogna costruisce muri, fa accordi con paesi che non rispettano i diritti umani e lascia migliaia di donne, uomini e bambini nelle mani dei trafficanti. Quante volte ancora dobbiamo chiedere di fermare la strage dei migranti nel Mediterraneo organizzando percorsi legali e sicuri per i richiedenti asilo?” 

Amnesty International, che difende i diritti umani, sa che da decenni esiste un apparato internazionale creato per accogliere, assistere e proteggere i profughi non appena mettono piede oltre i confini dei rispettivi paesi. Lo scorso ottobre l’Ong ha addirittura accusato i paesi ricchi di sottrarsi alle loro responsabilità, di ospitare pochi profughi e di fare il meno possibile per loro: una accusa ingiusta perché, se effettivamente la maggior parte dei rifugiati sono assistiti in paesi poveri, confinanti con quelli da cui sono fuggiti, quasi il 90% dei fondi di cui dispone l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e gran parte dei finanziamenti alle Ong che lo affiancano provengono da Stati Uniti, UE e altri paesi ricchi. 

Perché mentire negando i fatti? Perché tanto accanimento ingiustificato contro l’Europa? E perché i governi accusati ingiustamente non reagiscono, non pretendono che le accuse vengano ritirate? Soprattutto, da quando e come mai alle Ong è permesso accusare, mentire, violare leggi, disobbedire alle autorità? 

Una grossa parte di responsabilità per il potere acquisito dalle Ong ce l’hanno le Nazioni Unite. A partire dagli anni '90 del secolo scorso le Ong ammesse con status consultivo al Palazzo di Vetro sono passate da centinaia a migliaia. Inoltre sono state attribuite loro funzioni notevolmente accresciute, fino a coinvolgerle nella preparazione di grandi eventi come ad esempio la Conferenza mondiale contro il razzismo svoltasi nel 2001 a Durban, Sudafrica, a cui hanno partecipato più di 3.000 Ong e dove, come già in altre occasioni, il summit è stato affiancato da un loro forum parallelo.

Per l’Onu, da allora, le Ong sono diventate, per usare le parole di Kofi Annan, segretario generale dal 1996 al 2006, “i veri guardiani della democrazia e del buon governo ovunque”, interpreti dei bisogni umani negati, unica, autentica espressione di democrazia e voce delle minoranze, degli emarginati, dei deboli, dei soggetti discriminati, con l’ardire di sfidare i governi per difendere libertà e diritti minacciati.

Tre almeno sono le obiezioni, fondamentali. La prima è che le Ong si proclamano rappresentanti di categorie e gruppi sociali, se non dell’intero genere umano, ma in realtà non rappresentano che i propri soci e finanziatori. Ne consegue, seconda obiezione, che i responsabili di una Ong dicono di farsi portavoce di persone e gruppi sociali, sostengono di interpretarne i bisogni e la volontà, senza esserne state incaricate e autorizzate con voto o delega. In sostanza, una Ong può pretendersi portavoce ad esempio dei contadini del Kenya, reclamare in nome loro provvedimenti contro il riscaldamento globale o la condanna di Israele perché “stato razzista colpevole di genocidio” (come è successo alla Conferenza di Durban), ottenere finanziamenti pubblici e privati per proseguire la propria attività senza aver mai consultato i suddetti contadini, essendo in realtà composta da poche decine di soci mentre quasi tutti i contadini del Kenya neanche sanno della sua esistenza e non hanno avuto alcun ruolo nella sua costituzione. 

La terza obiezione riguarda finalità e operato delle Ong. Non governative, senza fini di lucro, impegnate a difendere i diritti umani, combattere la povertà, cooperare allo sviluppo umano: guai a dubitare del modo in cui realizzano la loro missione, qualunque essa sia. Se per loro il problema è il global warming, va bene dipingere di bianco le Ande, con calce e albume per non offendere il dio dei monti, se secondo loro bisogna far nascere meno bambini perché ne muoiano di meno, va bene proporre alle donne l’aborto, se per aiutare i giovani africani e asiatici bisogna lasciarli emigrare illegalmente, va bene portarli in un paese dove non avranno un futuro. Non si discute.