a cura di Stefano Fontana
  • IL CORSO

Il caso Verona e la dottrina. Capire e agire

Carla Padovani

Gli eventi legati alla mozione presentata da Alberto Zelger in consiglio comunale di Verona nei giorni scorsi (vedi qui) e approvata dalla maggioranza con i soli voti contrari del gruppo del Partito Democratico tranne la sua presidente hanno fatto dire che in quel partito non c’è posto per i cattolici. Infatti, il capogruppo al consiglio comunale di Verona, Carla Padovani, che si è ribellata per coscienza non solo alla politica ma anche alla cultura di riferimento del suo partito, è cattolica e aderente al Movimento dei Focolari di Chiara Lubich. La Padovani è stata immediatamente, senza né processo né appello, crocifissa prima di tutto dal suo segretario nazionale, poi da molti capi storici del partito e poi dagli stessi suoi colleghi nel gruppo consigliare: “Carla Padovani non è più nostra capogruppo”. Due più due fanno quattro: se la Padovani è cattolica e ha agito rispondendo alla sua coscienza di cattolica e se il Partito l’ha condannata, per i cattolici non c’è posto nel Partito Democratico.

Per capire bene i motivi profondi di questa impossibile presenza dei cattolici nel Partito Democratico bisogna però capire che ciò dipende dal fatto che in esso è impossibile la Dottrina sociale della Chiesa. I fatti di Verona dicono proprio questo, dato che nella mozione Zelger che impegnava la giunta ad aiutare le donne a non abortire, era contenuta l’essenza stessa della Dottrina sociale che la nomenklatura del Partito ha solennemente rifiutato condannando la Padovani. I cattolici potrebbero stare nel Partito democratico se rinunciassero ad un punto centrale della Dottrina sociale della Chiesa. Questa doverosa constatazione attribuisce ai fatti di Verona un grande significato su cui tutti i cattolici impegnati in quel partito dovrebbero riflettere.

Nel voto sulla mozione Zelger era in ballo qualcosa di grosso: il problema della legge  e della coscienza davanti alla legge. La Dottrina sociale della Chiesa ha alle spalle una visione della legge secondo la quale la legge giuridica non può contraddire la legge morale che si trova nell’essere della persona e nell’ordinamento delle cose. Esiste una legge morale naturale nota a tutti gli uomini che vogliano adoperare la ragione senza sostituirla con l’ideologia. Una legge giuridica che vada contro la legge morale naturale non merita rispetto e non obbliga in coscienza. Anzi, la coscienza in questo caso è moralmente obbligata a non obbedire. E' il caso di una legge che permette l’uccisione di un essere umano innocente nel grembo materno.

Si è detto: ma la legge 194 non c’era nella mozione votata in consiglio comunale a Verona. Si è anche detto che anzi quella mozione era in linea con la legge 194, la quale ha come finalità (fraudolenta ma effettivamente espressa nel testo) la protezione della vita. Le reazioni violente del Partito contro la scelta di Carla Padovani sarebbero ingiustificate in quanto quel voto non era contro la 194, non era contro l’aborto. Però la mozione Zelger, richiamando al dovere di aiutare le donne a salvare la vita umana che hanno in grembo, riportava davanti alle coscienze il dovere di proteggere la vita. È così capitato che, nonostante la sua mozione fosse nominalmente in linea con la 194, in realtà ne colpiva a fondo il cuore. Per questo l’establishment del Partito Democratico è insorto.

Il tema del voto era quindi se esiste per natura un dovere morale di difendere la vita nascente. Se esiste una legge morale naturale a cui la politica deve attenersi. Se esiste un dovere di seguire la propria coscienza ma non sempre e in assoluto – come anche le donne del partito Democratico accetterebbero secondo un diffuso relativismo etico - , bensì solo quando riconosce una norma superiore e più importante inscritta nella natura umana. La mozione Zelger era sottile proprio per questo: non colpiva direttamente né la 194 né il diritto di aborto, ma poneva un dovere di difesa della vita che di fatto contrastava e con la 194 e con il diritto di abortire. Questo è stato capito da Carla Padovani e dal Partito, non è stato capito da quanti hanno fatto notare che la mozione era in linea con la 194 e per questo non meritava la reazione di condanna.

Tornando ai cattolici nel Partito Democratico e ai cattolici in politica. Mi sembra evidente che sia impossibile per un cattolico militare in un partito dove non ha diritto di esiste la Dottrina sociale della Chiesa. E se ciò avviene è perché i cattolici in politica non conoscono bene la Dottrina sociale della Chiesa. Ad affrontare questo problema può aiutare la Scuola di Dottrina sociale che la Nuova Bussola Quotidiana sta lanciando proprio in questi giorni (vedi qui).