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Il caso Moro e il pasticciaccio brutto di via Fani

L’uscita dell’edizione speciale in dvd del film Piazza delle Cinque Lune ci permette di riaprire la vecchia ferita del “caso Moro” e vedere che cosa c’è dentro dopo quasi quarant’anni. A sorpresa, spuntano i servizi segreti americani e il Kgb. Un altro dei misteri ancora oggi irrisolti della recente storia del nostro Paese.

La locandina del film Piazza Cinque Lune

L’uscita dell’edizione speciale del dvd Piazza delle Cinque Lune ci permette di riaprire la vecchia ferita del “caso Moro” e vedere che cosa c’è dentro dopo quasi quarant’anni. Tutto cominciò grazie a un intoppo. Nel 2001 il regista Renzo Martinelli chiese all’allora sindaco di Roma, Veltroni, il permesso di girare in via Fani, dove le Br rapirono Moro uccidendo i cinque uomini della sua scorta. 

Lo ottenne, sì, ma solo di pochi giorni, bastanti a qualche ripresa. Così, per le altre fu costretto a ricostruire un set a Cinecittà. Qui, a un certo punto, uno degli stuntman fece la domanda da cento milioni di dollari: io devo restare fermo a farmi ammazzare? Il regista riesaminò le foto dell’inchiesta e le carte. Lo stuntman aveva ragione. La sequenza dei fatti prevedeva che la berlina in cui stava Aldo Moro con parte della scorta dovesse rallentare a uno stop; all’improvviso un’utilitaria le si sarebbe parata davanti bloccandola e costringendo la macchina che la seguiva col resto della scorta a tamponarla. 

A quel punto, il commando di brigatisti, in divisa da avieri, avrebbe cominciato a sparare uscendo da un’aiuola sul lato sinistro. L’autista della berlina avrebbe cercato di divincolarsi tamponando l’auto dei brigatisti ma, avendo questa il freno a mano tirato, non sarebbe riuscito e sarebbe stato falciato mentre il commando rapiva Moro con un’altra auto subito sopraggiunta. Così dicevano gli atti, in base alle confessioni dei responsabili. Ora, però, un regista cinematografico stava facendo quel che gli inquirenti non avevano mai fatto: ricostruire la scena. 

Accorgendosi delle troppe cose che non tornavano. Infatti, lo stuntman che eccepiva stava interpretando l’uomo della scorta seduto accanto al guidatore. Se i colpi venivano davvero solo da sinistra, lui, coperto dal corpo del guidatore, avrebbe fatto in tempo a uscire dall’auto e rispondere al fuoco. Questo particolare stimolò una nuova ricerca, che evidenziò tutta un’altra serie di incongruenze. Ne uscì un film-inchiesta costruito come un thriller (non a caso nel 2003 l’editore Gremese ne cavò un volume intitolato proprio Il thriller del caso Moro). Nel quale si vede che di “brigatisti” quel giorno ce n’erano almeno un paio in più. Uno di questi, sparando da destra, freddò subito l’uomo che lo stuntman impersonava. 

Il travestimento da avieri serviva perché i brigatisti non conoscevano i due “in più”. Chi erano? Perché gli altri del commando avevano taciuto, concordi, la loro presenza? Ormai costretto a ricostruire ogni dettaglio, il regista prova a tamponare con una berlina uguale a quella di Moro un’utilitaria uguale a quella dei brigatisti. Risultato: quest’ultima vola via, e non c’è freno tirato che tenga. Insomma, qualcuno non le ha cantate giuste, per anni, processo dopo processo. Martinelli, a cui il coraggio di nuotare controcorrente non manca (suo il film Porzûs sull’eccidio dei partigiani “bianchi” per mano di quelli “rossi” filo-titini), compone, frammento dopo frammento, un puzzle da cui emerge il seguente scenario: Moro intendeva allargare il governo al Pci onde stemperarne gli ardori (lo si vede anche oggi: la sinistra, una volta al potere, è costretta, per forza di cose, ad attuare politiche “di destra”); Berlinguer, col suo “eurocomunismo”, voleva allentare la dipendenza da Mosca. Insomma, il famoso “compromesso storico”. 

Ma, in piena guerra fredda, Washington non poteva permettere che i comunisti avessero accesso, come ministri, alle chiavi delle basi americane in Italia. Mosca, dal canto suo, non tollerava che il maggior partito comunista dell’Occidente si svincolasse, come quello jugoslavo, dalla sua stretta obbedienza. Gli avvertimenti non mancarono. Berlinguer, in visita in Bulgaria, fu vittima di un misterioso incidente stradale dal quale uscì solo ferito; rifiutò il ricovero in ospedale e si fece riportare precipitosamente in Italia. Moro, in visita con la moglie negli Usa, si sentì redarguire imperiosamente dal segretario di stato Kissinger con parole inequivocabili. Il resto, nel film.