a cura di Francesco Boezi
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Il cardinale Pell a processo

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Il tribunale di Melbourne ha deciso oggi, 1 maggio, che il cardinale George Pell, prefetto in congedo della Segreteria per l’Economia vaticana andrà a processo con l'accusa di avere abusato sessualmente di diverse vittime decine di anni fa. Il cardinale, come sempre, si è dichiarato «non colpevole».

Il magistrato, Belinda Wallington, ha respinto alcune accuse, ma ha ritenuto di dover comunque procedere ritenendo sufficienti le prove per i pubblici ministeri affinché portino Pell in tribunale. Le accuse più gravi sono state revocate e i fatti, lo ricordiamo, sarebbero avvenuti negli anni Settanta e Ottanta a Ballarat, e poi tra la fine degli anni Novanta e il 2000 a Melbourne.

Robert Richter, l’avvocato del cardinale, ha dichiarato che l’anno scorso sono state presentate «voluminose» prove circa «l’impossibilità» delle accuse, inoltre ritiene che il suo assistito sia stato preso di mira per attaccare la chiesa.  L’avvocato delle presunte vittime, Phil Nagle, ha, invece, dichiarato che questo «È un giorno storico per i sopravvissuti di Ballarat», aggiungendo che «È la terza persona più importante nella chiesa. È bello vederlo trattato come qualsiasi altro cittadino in tribunale».

Le indagini su Pell sono iniziate nel 2012, il cardinale non si è mai sottratto alla collaborazione con la polizia australiana, né ai tribunali. Nel giugno dell’anno scorso la decisione presa in accordo con Papa Francesco di congedarsi temporaneamente dal suo ruolo di prefetto delle finanze vaticane.

La Sala stampa della Santa sede ha diramato oggi un comunicato in cui prende atto della decisione della giustizia australiana e conferma il congedo temporaneo di Pell.  «La Santa Sede», si legge nel testo del direttore Greg Burke, «prende atto della decisione emanata dall’autorità giudiziaria in Australia riguardante Sua Eminenza il Cardinale George Pell. L’anno scorso il Santo Padre gli aveva concesso un periodo di congedo per potersi difendere dalle accuse che gli erano state contestate. Tale disposizione rimane tuttora valida».