a cura di Anna Bono
  • Venezuela

I venezuelani richiedenti asilo sono ormai 414.000

Sono salite a 414.000 le richieste di asilo presentate nel mondo da cittadini venezuelani a partire dal 2014. Circa il 60%, per un totale di 248.000, sono state inoltrate nel solo 2018. Due terzi delle richieste sono state registrate in America Latina, il rimanente in America settentrionale e, in piccola parte, in Europa. Ma i richiedenti asilo rappresentano solo una parte del totale delle persone che hanno lasciato il Venezuela a causa della disperata situazione del paese. Si stima infatti che il loro numero complessivo ammonti ormai a più di 3,4 milioni. Oltre ad aver concesso lo status di rifugiato a decine di migliaia di richiedenti, i paesi latino-americani hanno emesso anche 1,3 milioni tra permessi di soggiorno e altre forme di status regolare il che permette ai venezuelani di accedere a servizi di base quali l’assistenza sanitaria e l’istruzione scolastica e, in alcuni paesi, di lavorare. Il mese scorso però le autorità della Colombia hanno ordinato la chiusura della  frontiera con il Venezuela escludendo così dai servizi essenziali gran parte delle persone in attesa nelle città di frontiera al di là del confine. Le autorità di frontiera colombiane calcolano che, prima della chiusura dei posti di frontiera, ogni giorno in media 35.000 venezuelani attraversavano i ponti Simon Bolivar e Francisco de Paula Santander per raggiungere la città di Cucuta per lavorare, commerciare, andare a scuola o per cure mediche. La maggioranza poi rientrava a casa, in Venezuela, per trascorrere la notte. Con la chiusura della frontiera sempre più venezuelani hanno cercato altri percorsi per entrare in Colombia: la pericolosa rete di piste clandestine chiamate trochas che corrono tra Cucuta e le città venezuelane di San Antonio e Urena, controllate da forze paramilitari, guerriglieri colombiani dell’Esercito di liberazione nazionale e il gruppo di narcotrafficanti Bacrin. Le trochas servono anche per contrabbandare petrolio dal Venezuela in Colombia per venderlo mentre cibo e generi sanitari dalla Colombia vengono introdotti in Venezuela dove vengono venduti con lauti guadagni. Le bande che controllano le trochas chiedono 2.000 pesos (circa 57 centesimi di euro) per ogni transito di persona e qualcosa in più per chi trasporta merci.