a cura di Anna Bono
  • Emergenza Venezuela

I venezuelani continuano a lasciare il paese tra crescenti difficoltà

La gente continua a lasciare il Venezuela cercando scampo a violenza, insicurezza, estrema carenza di cibo, medicine e servizi essenziali. Con oltre quattro milioni di venezuelani all’estero, in gran parte in paesi dell’America Latina e caraibici, si tratta del più grande esodo nella storia recente della regione e per i governi farvi fronte non è semplice. L’Ecuador ha seguito di recente l’esempio di altri stati disponendo che dal 26 agosto i venezuelani possano entrare nel paese solo se provvisti di visto, anche se in transito per raggiungere altri stati. Nelle settimane precedenti, dopo che si era diffusa la notizia del nuovo provvedimento, il numero dei venezuelani che hanno attraversato la frontiera è più che raddoppiato passando da una media di 1.800-2.200  persone al giorno a circa 4.500. Nel piccolo stato con 17 milioni di abitanti vivono circa 263.000 venezuelani e di recente la loro presenza ha creato crescenti tensioni. “Ogni cosa ha un limite” ha spiegato il presidente ecuadoriano Lenin Moreno a luglio mentre era in discussione la possibilità di adottare restrizioni all’ingresso dei venezuelani. Il provvedimento crea ulteriori problemi agli emigranti molti dei quali sono privi di passaporto e hanno come destinazione finale il Perù. Con la presenza di 850.000 venezuelani, il Perù è il paese che ospita più venezuelani in fuga dopo la Colombia, che ne ha accolti 1,4 milioni. Anche il Perù dal 15 giugno richiede un visto ai venezuelani, ma sono previste molte eccezioni, ad esempio per favorire il ricongiungimento familiare. Invece l’Ecuador per il momento non ne ha annunciate. L’Unhcr ha commentato negativamente le nuove restrizioni: “temiamo – ha spiegato un funzionario dell’agenzia Onyìu – che i visti abbiano un impatto negativo sui venezuelani. Per esperienza, provvedimenti che limitano l’ingresso in un paese non provocano necessariamente una riduzione dei flussi migratori e piuttosto possono indurre la gente a rischiare di attraversare le frontiere in punti illegali controllati da organizzazioni criminali”.