a cura di Riccardo Cascioli
  • Afghanistan

I talebani costringono alla chiusura 42 presidi sanitari

La Sweedish Committee for Afghanistan, SCA, una organizzazione non governativa medica svedese attiva da oltre 30 anni in Afghanistan, si è vista costretta a chiudere 42 ambulatori e ospedali, oltre metà delle sue strutture sanitarie, a causa delle minacce dei talebani ai medici che vi lavorano e alle loro famiglie. Almeno 5.700 pazienti, inclusi molti donne e bambini, sono così privi di assistenza. La SCA è presente con 77 presidi in sei distretti della provincia orientale di Maidan Wardak. I talebani hanno ingiunto all’SCA di interrompere le attività dopo che l’8 luglio le forze di sicurezza governative hanno fatto irruzione in un ospedale nel distretto di Daimirdad, dove sospettavano che fossero ricoverati dei combattenti talebani, uccidendo un medico, una guardia e due pazienti. Secondo un portavoce dei talebani l’interruzione dei servizi sarebbe stata voluta dai medici e dai pazienti stessi, ma il direttore locale della SCA, Sonny Mansson, sostiene invece che a ordinarla sono stati i talebani e ha dichiarato che “la mossa dei ribelli è una ovvia violazione dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale”. Mansson – riferisce l’agenzia AsiaNews – ha precisato in un comunicato che la sua organizzazione “tratta allo stesso modo tutti coloro che hanno bisogno di cure mediche, a prescindere da chi essi siano” e ha reclamato di poter riaprire quanto prima tutte le strutture sanitarie: “chiediamo con urgenza a tutte le parti coinvolte nel conflitto di astenersi dal compiere azioni che potrebbero mettere deliberatamente a rischio la vita delle persone”.