• LA RIVISTA

I primi 700 numeri di Studi Cattolici

Da oltre 60 anni esce ininterrottamente la rivista Studi Cattolici, che dalla sua fondazione negli anni Cinquanta porta senza alcun complesso d’inferiorità la qualifica di “cattolica”, erede di una millenaria cultura. Diretta dal 1966 da Cesare Cavalleri, ha un archivio di migliaia di pagine, con contributi di prestigiosi scrittori, critici, poeti, romanzieri e saggisti.

C’è una rivista italiana che esce ininterrottamente da oltre 60 anni (ha tagliato il traguardo dei 700 numeri), e che dal gennaio del 1966 - dunque da 53 anni e più - è diretta dalla stessa persona, Cesare Cavalleri. Per chi conosce la vita effimera delle riviste di cultura questa è una notizia, giacché la gran maggioranza di esse cessa le pubblicazioni su carta dopo qualche anno o si assottiglia o si fonde con altre testate. Mostrano maggior resistenza soltanto quelle che hanno alle spalle istituzioni potenti o che sono legate a università, centri studi, banche o allo Stato.

Non è il caso di Studi Cattolici che sopravvive, in gran parte, autofinanziandosi. Peraltro, si tratta di una delle poche riviste che ancora porta con orgoglio e senza alcun complesso d’inferiorità la qualifica di “cattolica”, erede di una millenaria cultura che ha forgiato, nei secoli, la Christianitas. Nonostante ciò, e proprio per la sua chiara origine mai tradita, non è stata una rivista rigidamente confessionale, ma soprattutto una rivista di alta cultura che si è aperta alla collaborazione di persone di diverso sentire, senza mai tradire la propria missione di dibattito, formazione ed evangelizzazione.

L’intelligenza cattolica del mondo, ad ogni modo, è il suo centro. Oggi, il patrimonio e l’archivio di Studi Cattolici è ricco di centinaia di migliaia di pagine che trattano degli argomenti più diversi: storia, economia, dottrine politiche e politica, cinema, teatro, le arti tutte, passando per la filosofia o la bioetica. Spicca anche la sua robusta vocazione letteraria alimentata dal direttore Cavalleri, un fine critico e letterato che, negli anni, ha ottenuto contributi da scrittori prestigiosi, critici, poeti, romanzieri, saggisti. Merito non da poco in un Paese in cui l’alta cultura è diventata a un certo punto appannaggio esclusivo di aree intellettuali lontane dal cattolicesimo: l’area marxista o genericamente la “sinistra” non cattolica.

Studi Cattolici ha saputo attraversare tutta la seconda parte del XX secolo e i primi 20 anni del XXI con una continua volontà di rinnovamento che si nota anche nell’evoluzione delle copertine. All’inizio è una rivista di “teologia pratica”, ha sede a Roma, la sua periodicità è trimestrale ma dopo qualche tempo passa a bimestrale. I suoi autori commentano i vari aspetti del mondo moderno alla luce del Magistero, del Vangelo e della storia della Chiesa. Questa impostazione non viene mai meno anche se nel tempo viene stemperata (non nel rigore ma nella forma).

Nel corso del 1965, dopo aver rilasciato una serie di numeri monografici sul Concilio Vaticano II, la sua periodicità passa a mensile e la sua sede viene spostata a Milano. È in questo momento che la direzione viene affidata al giovane Cesare Cavalleri (gennaio 1966) e la redazione trova posto nella storica sede di via Stradivari 7, vicino a Piazzale Loreto, conosciuta da centinaia di collaboratori. Come dimenticare le sue pareti fittissime di libri, i suoi corridoi coperti da quadri con le copertine di centinaia di numeri che la facevano sembrare un piccolo labirinto, gli uffici sempre infervorati dal lavoro di cura e correzione.

Cavalleri la dirige con decisione, curiosità; con la sua capacità di essere intellettuale mai scontato nella sua colta e cordiale ironia. Nel corso degli anni è cresciuta anche la casa editrice Ares, che ha pubblicato centinaia di libri spaziando in ogni campo; la rivista è tuttavia rimasta come un punto in comune, uno spazio ideale di incontro per i suoi tanti collaboratori che magari, conosciutisi ai famosi brindisi natalizi di via Stradivari, continuano a sentirsi fra loro e a frequentarsi. Perché Studi Cattolici, con Ares, ha saputo anche creare una comunità di persone collegate a vari interessi.

Tra i numerosissimi collaboratori, e per non far torto a nessuno (sono troppi anche soltanto da elencare), a chi scrive piace ricordare quella che, per me, è una scoperta: il contributo del finissimo critico cinematografico Claudio G. Fava (1929-2014) che fu - per quelli della mia generazione - un maestro di cinefilia e critica cinematografica, competente e tecnico, che parlava di trame ma anche di luce, montaggio e linguaggio cinematografico. Impareggiabile presentatore di rassegne cinematografiche in televisione negli anni Settanta-Ottanta (la famosa “Cinema di notte” del lunedì sera), mi è capitato di recente di leggere una raccolta di suoi vecchi contributi, ancora utilissimi, dopo aver scoperto che aveva scritto a lungo per la rivista.

Se sono veramente tanti i collaboratori di ogni disciplina che hanno scritto per la rivista si può allora invitare il lettore ad attingere al suo sterminato grande archivio di pensiero e intelligenza oggi ospitato nella nuova, spaziosa, luminosa sede di via Santa Croce, sempre a Milano. Mi capita, quando devo fare una ricerca su un autore o un libro o un argomento, di consultare l’archivio di Studi Cattolici e di scoprirvi analisi acute, inaspettate, sorprendenti.

Conclusa una fase importante, di solito redazioni e riviste trovano un rilancio in una sede nuova. La bella nuova sede situata nel cuore dell’antica Milano, nel parco delle Basiliche, promette di rendere questa gloriosa testata ancora più viva, utile e presente nel dibattito culturale italiano.