• CULTO AL G7

I big della terra proni al culto pagano shintoista

Obama e Merkel durante il culto shintoista

Con la sessione iniziata ieri in Giappone torna con forza alla ribalta il gruppo delle sette maggiori economie industriali dell’Occidente (e del mondo), o G7. L’incontro consacra il suo ritorno sulla scena dopo che si è concluso il periodo in cui dapprima con l’aggiunta della Russia era divenuto G8, e dopo che Obama ha provato a metterlo da parte preferendogli un G20 sotto l’égida congiunta di Stati Uniti e Cina. L’evento segna insomma una svolta tutt’altro che secondaria nella politica estera degli Stati Uniti al concludersi della presidenza Obama: si tratta in sostanza di una marcia indietro, così sempre assai abilmente mascherata, rispetto alla politica, in cui il presidente Usa ora in scadenza si è a lungo impegnato, di ricerca di nuovi equilibri strategici alternativi allo storico rapporto privilegiato di Washington con le altre maggiori potenze industriali del globo.

Prima di venire al significato per così dire geo-politico dell’incontro è però il caso di soffermarsi sul forte (e preoccupante) significato simbolico della sua cerimonia inaugurale. Non solo infatti il primo ministro giapponese Abe, padrone di casa, ha scelto quale sede dei lavori la penisola di Ise-Shima, luogo santo della religione Shinto, ma ha chiesto e ottenuto che i leader degli altri sei membri del G7, nonché Donald Tusk e Jean-Claude Junker, le due più alte autorità dell’Unione Europea, non solo assistessero ma anche partecipassero a una liturgia inaugurale  che ha avuto luogo nel tempio dedicato alla dea del sole Amaterasu Omikami. Il tempio è uno dei maggiori luoghi di culto dello Shinto, religione ufficiale del Giappone di cui l’imperatore è sommo pontefice. Anche in Giappone infatti somma autorità politica e somma autorità religiosa s’intrecciano, a conferma del fatto che, al di fuori dei paesi di tradizione cristiana, il principio di laicità (che infatti è tipicamente cristiano) non trova spazio. 

Secondo lo Shinto, una religione per molti aspetti simile all’antico paganesimo del nostro mondo antico, in ogni realtà visibile, sia essa una roccia o un albero o qualsiasi altra cosa, vive uno spirito, un dio minore. In tale quadro piantare un albero nel perimetro di un tempio, come ieri hanno docilmente fatto i leader del G7 e dell’Unione Europea, ha un senso molto più forte e specifico di quello che avrebbe nel mondo di tradizione cristiana. Si tratta infatti di un atto di culto, e non di un semplice gesto augurale. Diciamo, sia pure analogamente, che è come se, in apertura di una sessione del G7 a Roma, Matteo Renzi avesse invitato i suoi colleghi a recarsi in pellegrinaggio nella basilica di san Pietro, a genuflettersi davanti al sacello che ne custodisce le reliquie e a fare un segno di croce con la mano destra aspersa di acqua santa. Non si fatica a immaginare quale giustificato disagio molti avrebbero avvertito di fronte a una tale iniziativa e a quali commenti avrebbe dato spunto.  

Ieri invece in Giappone otto personalità, tutte se non di fede comunque di tradizione cristiana, non hanno avuto remora alcuna a fare un gesto come quelli per non piegarsi ai quali, nei primi tre secoli della storia della Chiesa, furono in migliaia a scegliere di affrontare il martirio. Un gesto da cui poi avrebbero potuto esimersi senza rischiare proprio nulla. Non sapevano che cosa stessero facendo o l’hanno fatto infischiandosene del suo significato? Difficile dire quale delle due ipotesi sia la peggiore. Sia che si tratti di incompetenza, sia che si tratti di insensibilità ai valori fondanti della propria tradizione c’è davvero di che preoccuparsi. In un tale vuoto come si può sperare che questa gente affronti con efficacia i grandi problemi economici e politici di oggi, in cui elementi tecnici ed elementi culturali s’intrecciano strettamente? La crisi dell’economia mondiale, i grandi flussi migratori incontrollati, la lotta al terrorismo e alla pirateria sui mari nonché la lotta alla pirateria telematica sono ai primi posti dell’agenda dei colloqui di Ise-Shima. Vengono i brividi all’idea che ad occuparsene siano quelli che abbiamo visto piantare allegramente alberelli come atto di adorazione della dea Amaterasu Omikami senza sapere che cosa facevano, o facendo finta di non saperlo.