• IL LIBRO

Humanae Vitae, l'alleanza tra Wojtyla e Paolo VI

Un importante contributo all'enciclica Humanae Vitae è venuto dall'allora arcivescovo di Cracovia - futuro Giovanni Paolo II -, che lo stesso Paolo VI considerò decisivo per il suo Magistero. Un libro documenta ora il carteggio tra Cracovia e Roma.

Questa sera alle 17, al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II a Roma verrà presentato il libro del sacerdote polacco Pawel Stanislaw Galuszka dedicato a «Karol Wojtyla e Humanae Vitae». Intervengono, oltre all'autore, il cardinale Gerard Müller, il professor Stanislaw Grygiel e l'editore David Cantagalli. 
Pubblichiamo la prefazione del libro, firmata dal professor Livio Melina.


Nonostante si stia ormai per celebrare il 50° anniversario della sua pubblicazione, che risale al 25 luglio 1968, l’enciclica Humanae vitae del Beato Paolo VI non cessa di rappresentare un tema di acceso dibattito teologico e pastorale e costituisce ancora un nervo scoperto nella vita della Chiesa cattolica.  Per documentare tale situazione basterebbe riferirsi al dibattito intersinodale tra il 2014 e il 2015. 

Reagendo a quanto asserito nell’Instrumentum laboris preparato per la XIV Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che nel paragrafo 137 metteva in questione il carattere vincolante della norma insegnata al n. 14 del documento paolino, un nutrito gruppo di teologi e filosofi cattolici a livello internazionale, esperti di morale, coordinati da David S. Crawford e Stephan M. Kampowski pubblicò su “First Things” in data 10 settembre 2015 An Appeal. Recalling the Teaching of Humanae vitae (and Veritatis splendor). L’appello ebbe successo, svegliò l’attenzione di molti sul tentativo di surrettizio ridimensionamento del Magistero e così nel Sinodo si alzarono voci forti e coraggiose in difesa dell’enciclica. Alla fine, benché si verificassero all’interno dell’Aula manovre persino di alcuni Prelati di Curia per promuovere un’istanza al Papa di revisione dell’enciclica, alla fine sia il documento finale del Sinodo, sia l’esortazione apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia (nn. 80-82) hanno confermato ancora una volta l’insegnamento di Humanae vitae.

In che cosa consiste il problema che molti teologi cattolici, anche fedeli al Magistero, continuano a manifestare? Se una questione rimane attuale in un così grande spazio di tempo, non può essere trascurata e vale la pena di prenderla sul serio. Recentemente il Papa emerito Benedetto XVI, nella sua intervista con Peter Seewald, ha schiettamente rivelato la sua personale difficoltà ed anche il modo in cui fu poi da lui superata. Alla domanda del giornalista di come giudicò l’enciclica, egli rispose: “Nella mia situazione, nel contesto del pensiero teologico di allora, l’Humanae vitae era un testo difficile. Era chiaro che ciò che diceva era valido nella sostanza, ma il modo in cui veniva argomentato per noi, allora, anche per me, non era soddisfacente. Io cercavo un approccio antropologico più ampio. E in effetti papa Giovanni Paolo II ha poi integrato il taglio giusnaturalistico dell’enciclica con una visione personalistica". Ecco dunque un’indicazione autorevole e feconda di ricerca: la risposta a tante difficoltà può essere trovata nella visione personalistica di Karol Wojtyla / papa Giovanni Paolo II, che offre un approccio antropologico più vasto.

Il volume di Pawel S. Gałuszka, che ho il piacere di presentare, offre un apporto quanto mai prezioso e inedito alla questione. Esso infatti illumina un capitolo ancora in parte sconosciuto, ma decisivo per la comprensione della genesi e l’ermeneutica di Humanae vitae, e per la storia della sua ricezione: capitolo importante non solo per la Polonia, ma anche per tutta la Chiesa. E infatti vi si esplora il contributo che nella preparazione dell’enciclica fu offerto a Papa Montini dall’Arcivescovo di Cracovia e dai suoi collaboratori. Lo si fa non solo studiando fonti finora accessibili unicamente in lingua polacca e non adeguatamente studiate, ma anche esaminando documenti ancora inediti, custoditi nell’Archivio della Diocesi di Cracovia, quali lo scambio epistolare del Metropolita polacco con Paolo VI, che include anche una lettera con la proposta di una bozza per l’applicazione pastorale del testo magisteriale. I testi più rilevanti sono il “Memoriale”, che completa il primo votum di Wojtyla alla Commissione preparatoria, cui gli era stato impedito di partecipare dalle autorità comuniste del suo paese; la Lettera dopo la pubblicazione col suggerimento di un intervento pastorale, offerto in bozza; l’Introduzione all’edizione polacca di Humanae vitae.

Il metodo di lavoro adottato associa quindi la ricerca storica alla riflessione teologica, la cura analitica ed esegetica allo sguardo sintetico. Gałuszka articola il suo studio in quattro grandi parti: nella prima illumina il contesto della discussione teologico morale polacca previa all’enciclica, concentrandosi soprattutto su due grandi figure: J. Woroniecki e Z. Kozubski, e degli sforzi di rinnovamento della pastorale familiare in atto. Così egli inserisce il pensiero e l’attività di Karol Wojtyla nel suo ambiente e nella sua epoca di maturazione, permettendo di apprezzarne meglio tanto le radici ispirative, quanto l’originalità. Nella seconda parte la ricerca offre una panoramica sugli studi del giovane sacerdote, professore a Lublino, e del vescovo sempre a contatto con le famiglie, mostrando l’importanza della sua partecipazione attiva ai lavori del Concilio Vaticano II per la maturazione del suo pensiero antropologico ed etico. La terza parte, che è il cuore della tesi, presenta lo studio accurato del “Memoriale”, che è il contributo specifico offerto da Wojtyla e dai suoi collaboratori cracoviensi alla preparazione del decisivo testo magisteriale di Paolo VI. Infine la quarta parte mostra lo sforzo pastorale di interpretazione e di applicazione del documento, con un orizzonte che trascende di molto la diocesi di Cracovia e si indirizza consapevolmente a tutta la Chiesa.

Il frutto prezioso di questa ricerca dottorale, pienamente raggiunto mediante il percorso realizzato, è la comprensione dell’originalità del contributo wojtyliano alla preparazione di Humanae vitae, contributo che fu compreso nel suo valore da Paolo VI e che risultò addirittura decisivo nella formazione del suo stesso magistero. Infatti, superando le ristrettezze della contrapposizione tra l’impostazione giusnaturalistica e legalistica tradizionale, ma anche l’unilateralità di un personalismo spiritualista, sganciato dalla natura, che ciascuno per la sua parte non potevano rendere conto pienamente né del valore positivo della sessualità coniugale il primo, né del carattere personale della procreazione il secondo, la visione proposta da Wojtyla mostra come la piena fedeltà alla tradizione dottrinale della Chiesa possa venire pienamente onorata, anzi più radicalmente fondata, proprio in una rinnovata comprensione personalistica dell’amore coniugale. Il legame tra dimensione unitiva e dimensione procreativa dell’intimità sessuale è perciò fondato in una valorizzazione piena del carattere personale del corpo umano, nella sua differenza uomo / donna e nella sua apertura alla generazione di nuove vite.

La ricerca di Pawel Gałuszka si presenta quindi non solo accurata e ben strutturata, fortemente argomentata e originale nella sua ipotesi di fondo, ma anche decisamente importante per la teologia e la pastorale della Chiesa, collocandosi proprio alle sorgenti del patrimonio che ispira il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, in cui fu concepita ed elaborata quale tesi di Dottorato. Volentieri la raccomando alla lettura in questi tempi di confusione e di incertezza.

Lo studioso può trovare qui le basi per una più profonda comprensione di quell’originale contributo al magistero della Chiesa, che furono le Catechesi del mercoledì svolte tra il 1979 e il 1984 da Papa Giovanni Paolo VI; il teologo moralista può apprezzare uno sviluppo organico e un rinnovamento dell’etica coniugale e sessuale, in dialogo con la Sacra Scrittura, l’esperienza e le scienze umane; il pastore può scoprire le vie di una proposta fedele alla verità e convincente, perché vicina alla vita concreta degli sposi.