a cura di Lorenzo Bertocchi
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Houston, Habemus Papam

Houston, Habemus Papam

«Houston, Habemus Papam» ha twittato il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, a commento del dialogo audio-video che ieri pomeriggio Papa Francesco ha avuto con la Missione 53 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, in volo a 400 km dalla Terra.

Un botta e risposta di 25 minuti tra Francesco e l’equipaggio, composto da Randolph Bresnik (U.S.A), Comandante della NASA; Paolo Nespoli (Italia), Ingegnere dell’ESA; Mark T. Vande Hei (U.S.A.), Ingegnere della NASA; Joseph Acaba, (U.S.A., di origine portoricana), Ingegnere della NASA; Sergey Ryazanskiy (Russia), Ingegnere; e Alexander Misurkin (Russia), Ingegnere.

Vista dallo spazio la Terra si può vedere «un po’ con gli occhi di Dio», ha detto l’astronauta americano  Randy Bresnik. «Lei», ha risposto Francesco, «è riuscito a capire che la Terra è troppo fragile, è un momento che passa: 10 km al secondo, ha detto il dottor Nespoli… E’ una realtà molto fragile, sottile l’atmosfera, tanto da poter distruggersi. E Lei è andato proprio a guardare con gli occhi di Dio».

Nella prima delle cinque domande che il Papa ha rivolto all’equipaggio c’era il richiamo alla domanda di senso che la meraviglia dell’Universo solleva nel cuore di ogni uomo. «L’astronomia ci fa contemplare gli orizzonti sconfinati dell’universo, e suscita in noi le domande: da dove veniamo? dove andiamo?», ha chiesto il Papa all’ingegner Nespoli.

«Io mi sento una persona tecnica, un ingegnere», ha risposto l’ingegnere italiano, «mi trovo a mio agio tra le macchine, tra gli esperimenti; ma quando si parla di queste cose molto più interne – “da dove veniamo…” – rimango anch’io perplesso. E’ un discorso molto delicato. Penso che il nostro obiettivo qua sia quello di conoscere il nostro essere, per riempire la conoscenza, capire quello che ci sta intorno. E tra l’altro è una cosa interessante, perché più conosciamo più ci rendiamo conto di conoscere poco. Mi piacerebbe tanto che persone come Lei, non solo ingegneri, non solo fisici, ma persone come Lei – teologi, filosofi, poeti, scrittori… – possano venire qui nello spazio, e questo sarà sicuramente il futuro, mi piacerebbe che venissero qua per esplorare che cosa vuol dire avere un essere umano nello spazio».

«Voi siete un piccolo “Palazzo di Vetro”!», ha concluso il Papa sottolineando la cooperazione di diverse nazioni alla missione. «La totalità è più grande della somma delle parti, e questo è l’esempio che voi ci date. Grazie tante, cari amici, vorrei dire: cari fratelli, perché vi sentiamo come rappresentanti di tutta la famiglia umana nel grande progetto di ricerca che è la Stazione Spaziale».