• STATO DI TENSIONE

Hong Kong, continuano le proteste

Anche ieri i manifestanti si sono radunati intorno alla sede della polizia e del parlamento per chiedere il rilascio di coloro che sono stati imprigionati con l’accusa di essere dei rivoltosi. In questo momento storico la Cina non ha molto da guadagnare da questa situazione e può darsi che la richiesta della norma contestata sia venuta da settori del Partito comunista ma non dal governo centrale.

DA HONG KONG - Nel suo blog, il cardinale Joseph Zen ha lodato (in cinese) il comunicato del cardinale John Tong e del presidente del Consiglio delle Chiese cristiane, Eric So, che offre un sostegno alle istanze di coloro che stanno manifestando contro l’emendamento che permetterebbe l’estradizione di fuggitivi da Hong Kong alla Cina continentale.

Anche ieri, 21 giugno, i manifestanti si sono radunati intorno alla sede della polizia e del Consiglio Legislativo per richiedere il rilascio di coloro che sono stati imprigionati con l’accusa di essere dei rivoltosi. Questa accusa è uno dei nodi del contendere, in quanto i manifestanti (che non hanno capi apparenti) contestano che si sia trattata di rivolta (cioè ribellione armata, praticamente), parlando invece di una pacifica manifestazione di dissenso. Anzi, gli stessi manifestanti contestano i metodi usati della polizia che denunciano come sproporzionati rispetto al loro intento pacifico. Si chiede come mai i poliziotti non avessero un numero per permettere la loro identificazione. 

Il 19 giugno, sempre nel suo blog (e sempre in cinese), il cardinale Zen commentava un articolo di uno studioso che invitava alla concordia fra le parti dicendo che il fondamento dell’amore è la verità e la verità richiede la conoscenza dei fatti. Certamente, questo è un atteggiamento veramente cattolico, e non buonista. Non si può girare il viso dall’altra parte facendo finta di niente.

Bisogna anche riconoscere che in Cina, se c’è una cosa complicata, è proprio conoscere i fatti. Spesso le cose si svolgono molto sotto traccia. Si possono avere dubbi sul fatto che quanto accaduto sia una volontà del governo centrale. Forse sì, o forse no. Oggi non siamo a 30 anni fa, un caos come quello che si sta verificando qui non è certamente benvenuto dal governo centrale.

Potrebbero essere dei settori del Partito comunista ad aver spinto per questa legge sull’estradizione, ma non è detto che questa mossa rappresenti la volontà del governo cinese in quanto tale. In questo momento storico la Cina non ha molto da guadagnare da questa situazione. Come detto, alcuni pensano che possa essere anche stata una mossa per mettere in difficoltà il presidente Xi Jinping. Sappiamo che anche per quello che riguarda l’accordo provvisorio con il Vaticano le divisioni e i pareri contrari interni alla Cina sono stati e sono ancora molto forti. Noi da fuori vediamo la Cina come un monolite, ma non è così.

Si può notare che si fa ben attenzione a non nominare l’elefante nella camera, cioè che la gente di Hong Kong non vuole sottomettersi allo stile di vita e al controllo sociale a cui sono sottoposti i cinesi della Cina continentale. Ovviamente questo non viene mai ammesso dai politici di Hong Kong, ma, se si va all’essenza, il problema è tutto lì. Hong Kong non vuole prendersi in carico una storia da cui è stata esentata per via delle traversie passate. Questo essere stata ai margini della storia della grande Cina le ha garantito comunque uno sviluppo straordinario e una libertà a cui non vuole rinunciare. 

Anche giornalisti indipendenti, e non teneri con Pechino, sono prudenti nel dare colpe al governo centrale. Non ci sono evidenze, solo congetture. Forse si capirà di più quando questo stato di tensione, ad oggi ancora forte, sarà meno violento.