• DISCORSO DI FINE ANNO

Giovani, lavoratori, futuro: Mattarella non scontenta nessuno

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

C'era grande attesa per il terzo discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quest'anno l'appuntamento del saluto agli italiani coincideva con lo scioglimento delle Camere, che verranno rinnovate attraverso le elezioni del 4 marzo prossimo. E’ apparso subito evidente che il Capo dello Stato abbia voluto volare alto rispetto alle contingenze di una campagna elettorale che si preannuncia incerta e assai combattuta. Le forze politiche si fronteggiano già senza esclusione di colpi e non è semplice fare previsioni su quello che potrà uscire dalle urne.

Mattarella non si è volutamente addentrato nel merito delle diatribe tra centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 stelle. Si è limitato a evocare la partecipazione convinta dei cittadini alla vita politica del Paese, anche attraverso l'esercizio del diritto di voto, onde evitare una massiccia percentuale di astensioni che deteriorerebbe la qualità della democrazia, alimentando il circuito della sfiducia dei cittadini nelle istituzioni. Mattarella ha ancorato le sue riflessioni pre-elettorali al settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione.

«70 anni fa – ha esordito il Capo dello Stato - entrava in vigore la Costituzione della Repubblica col suo patrimonio di valori, principi, regole che costituiscono la nostra casa comune. Su questi valori, principi e regole si fonda e si svolge la nostra vita democratica. Al  vertice si colloca la sovranità popolare, che si esprime anzitutto nelle libere elezioni. Il 4 marzo voteremo per eleggere le nuove Camere. E’ fondamentale rispettare il ritmo fisiologico di 5 anni previsto dalla Costituzione. Voteremo con una nuova legge elettorale omogenea tra le due Camere. Le elezioni aprono una pagina bianca, a scriverla saranno anzitutto gli elettori, poi i partiti. Ho fiducia nella partecipazione dei giovani che voteranno per la prima volta».

Il Capo dello Stato ha tracciato un parallelismo tra i diciottenni di un secolo fa, che combatterono la prima guerra mondiale, e quelli di oggi, che si recheranno alle urne per la prima volta: «Nel 2018 ricorrerà il centenario della fine della prima guerra mondiale. Corriamo talvolta il rischio di dimenticare che viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell’Europa. Ci sono difficoltà ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza delle conquiste fatte dai nostri antenati, la pace, la libertà, la democrazia, i diritti. Non sono conquiste scontate né acquisite una volta per tutte. Vanno difese con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle».

Il Presidente della Repubblica ha anche ricordato che la democrazia vive di impegno nel presente ma si alimenta anche di memoria e visione del futuro. «Occorre – ha detto - preparare il domani, interpretare e comprendere le cose nuove. La velocità dell’innovazione è incalzante e ci conduce in una nuova era che già iniziamo a vivere, e che pone interrogativi su uomo, sviluppo e natura. Basti pensare a siccità e cambiamenti climatici, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti. Si manifesta una sensibilità crescente verso questi temi, che ha ricevuto impulso anche dal Magistrero di Papa Francesco. Muta l’organizzazione della produzione, scompaiono alcune professioni, altre ne appaiono. La parola futuro può evocare incertezza e preoccupazione. I cambiamenti vanno governati per paura che possano produrre nuove ingiustizie».

Nel ricordare, per la seconda volta in dieci minuti, che «la cassetta degli attrezzi per affrontare le sfide del futuro è la nostra Costituzione, che ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita», Mattarella ha richiamato tutte le forze politiche a formulare proposte adeguate, realistiche e concrete, come merita la delicatezza dei problemi che il Paese deve affrontare, e ha sottolineato la centralità del valore del lavoro, che «resta la più grave questione sociale, anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro».

Il Capo dello Stato ha infine espresso la solidarietà alle popolazioni coinvolte da terremoti, alluvioni, calamità naturali e alle famiglie delle vittime di attentati terroristici e ha speso una parola finale per «tutti coloro i quali ieri sera non erano a festeggiare ma a lavorare per assicurare ordine e sicurezza o servizi primari essenziali come la salute e l’assistenza». Un messaggio di fiducia e speranza, quindi, incentrato sulla necessità inderogabile che «ognuno faccia il suo dovere, soprattutto chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire in modo particolare la responsabilità nei confronti della Repubblica».

Molto corretto Mattarella nel non citare alcun provvedimento assunto dal Governo Gentiloni e dalla maggioranza nel 2017, proprio per non assumere posizioni in qualche modo di parte.

Dunque partecipazione, Costituzione, giovani, lavoro e futuro le parole chiave del discorso di fine anno di Mattarella, che è stato salutato da una generale approvazione da parte di tutte le forze politiche, anche se non sono mancati il discorso parallelo del leader Cinque Stelle, Beppe Grillo dal suo blog (prassi inaugurata nel 2013, con l’arrivo dei pentastellati in Parlamento), e un’uscita pubblica più o meno concomitante del segretario del Carroccio, Matteo Salvini, che ha parlato di immigrazione ed euro in un discorso di fine anno pronunciato a Bormio, in Valtellina.