• 21 OTTOBRE

Giornata della Bussola, una questione di appartenenza

Apparteniamo a Dio o agli uomini? È la domanda radicale che non possiamo eludere, per noi e per la società in cui viviamo. Noi ci troveremo il 21 ottobre a Milano, con tanti ospiti di prestigio, per affermare, con san Gregorio di Nissa, che «Christi sumus, non nostri».

La Giornata della Bussola, in una domenica tra settembre e ottobre, è diventata ormai un appuntamento tradizionale, anche atteso da molti di voi per la ricchezza di incontri e testimonianze che offre. È anche tradizione ormai che ogni giornata abbia un titolo, un filo conduttore che tiene insieme i vari appuntamenti della Giornata. È sempre un tema che nasce dalla riflessione sugli avvenimenti che maggiormente hanno caratterizzato il nostro lavoro dell’anno trascorso, un tema che fissa una consapevolezza raggiunta e indica un cammino da compiere.

Quest’anno c’è stato un evento che ha certamente dominato su tutti: il caso di Alfie Evans, che ci ha visti per mesi impegnati nell’informazione e nell’approfondimento dei temi che il caso di Alfie apriva e che riguardano tutti, non solo il bambino ucciso nell’ospedale Alder Hey di Liverpool. È proprio qui che il tema dell’appartenenza si è posto in maniera ineludibile. A chi appartiene la vita di un bambino malato, gravemente disabile? Allo Stato? Ai genitori? E in virtù di quale criterio si decide se deve vivere o deve morire?

Thomas Evans, il papà di Alfie, ha dato una risposta chiarissima incontrando papa Francesco: «So che Alfie è destinato a morire presto – disse – ma è giusto che muoia quando lo decide Dio, non i medici o i giudici». O la famiglia, aggiungiamo noi.
Thomas Evans ha posto così la questione fondamentale che riguarda la vita di tutti noi. Nessuno può sfuggire a questa decisione: apparteniamo a Dio o apparteniamo agli uomini (noi stessi, lo Stato, la famiglia, il clan, ecc.)?

Se apparteniamo a Dio, siamo liberi dalle circostanze e anche il dolore, la fatica acquistano un significato positivo; se apparteniamo agli uomini, inevitabilmente finiamo schiavi di tutto e inesorabilmente altri decideranno se siamo degni di vivere o meno. Come ricordava il compianto cardinale Carlo Caffarra ai tempi della vicenda di Eluana Englaro, dalla risposta alla domanda sull’appartenenza dipende non solo la nostra vita personale, ma anche il destino delle nostre società occidentali.

Il caso di Alfie ci ha mostrato con chiarezza che scelta ha fatto l’Occidente, non solo la Gran Bretagna. L’accanimento con il quale si è voluto fare morire un bambino secondo il disegno degli uomini ci ha svelato il volto disumano di una società che vuole negare alla radice la possibilità di una appartenenza a Dio. E ha rafforzato in noi la consapevolezza che solo l’appartenenza a Cristo ci salva dalla morte.

E ci è anche apparso chiaro che questo tema si ripropone con forza in ogni fenomeno sociale di cui ci occupiamo: pensiamo alla crisi della famiglia, che è certamente un tratto caratteristico della nostra società, ma anche della Chiesa. Molti sono i fattori che contribuiscono a questa crisi, ma è evidente che se il matrimonio non si fonda su una vocazione e sul riconoscimento che l’unione è voluta da Dio, tutto diventa più fragile, più vulnerabile. E se anche nella Chiesa si accettano forme matrimoniali che nulla hanno a che vedere con l’ordine voluto da Dio, avremo solo maggiore disgregazione.

Discorso analogo vale per un altro fenomeno che caratterizza negativamente la nostra società: la droga. Soprattutto, in questi mesi abbiamo assistito al moltiplicarsi della diffusione della cannabis cosiddetta light (leggera), un primo passo verso la liberalizzazione di quelle che, con un linguaggio menzognero, sono state definite droghe leggere. È l’illusione di una libertà personale, di una appartenenza solo a noi stessi che ci porta alla dipendenza da droghe di ogni genere.

Ma anche nella grave crisi morale che sta attraversando la Chiesa, che in questi mesi sta impegnando molto del nostro lavoro giornalistico, si pone con drammaticità il tema dell’appartenenza. Come aveva già rilevato acutamente Benedetto XVI, il problema degli abusi sessuali è conseguente a una mentalità del mondo che è penetrata nella Chiesa, in altre parole nell’indebolirsi della fede in Gesù Cristo. È anzitutto un problema di fede, di appartenenza riconosciuta, voluta, educata. Non per niente, come ha detto anche papa Francesco, la vera riforma della Chiesa la fanno i santi, ovvero coloro che con più consapevolezza e decisione vivono l’appartenenza a Cristo.

Per questo abbiamo voluto dare come titolo alla Giornata della Bussola del prossimo 21 ottobre una affermazione perentoria di san Gregorio di Nissa: «Christi sumus, non nostri» (Apparteniamo a Cristo, non a noi stessi). Questa certezza è ciò che ci muove, ed è la strada su cui vogliamo crescere, anche nel giudizio sui fatti che accadono nel mondo e nella Chiesa, e che ogni giorno ci troviamo a raccontare e giudicare.

Abbiamo così invitato dei testimoni che ci mostreranno gli esiti concreti della risposta a quella domanda sull’appartenenza: il cardinale Willem Eijk ci parlerà della deriva eutanasica della sua Olanda (dove lo Stato è padrone della vita dei suoi cittadini), mentre Rosanna e Vittorio Messori, con Costanza Miriano ci mostreranno cosa vuol dire affidarsi a Dio nella vita matrimoniale anche quando l’ingiustizia degli uomini sembra volerci negare ciò che Dio ha stabilito per noi. E poi, ancora, il professor Giovanni Serpelloni e suor Rosalina Ravasio (fondatrice della comunità Shalom) affronteranno il tema della droga e della tossicodipendenza; e quindi Thomas Evans e Benedetta Frigerio ripercorreranno la vicenda di Alfie con ciò che rimane di insegnamento per tutti noi.

È un programma ricco, una occasione da non perdere (i dettagli li potete trovare su questa pagina, oppure potete scaricare direttamente qui il volantino). Tutto si svolgerà a Milano, al Centro Asteria (zona Famagosta-Cermenate). Inizieremo come di consueto con la santa Messa alle 10, celebrata dal cardinale Eijk e accompagnata dal Coro della Schola Gregoriana Mediolanensis, per poi proseguire con tutti gli incontri (la chiusura è prevista per le 18). Ovviamente non mancherà uno spazio dedicato ai bambini e la possibilità di condividere il pranzo. Quest’anno ci sarà anche un punto dove poter incontrare personalmente i giornalisti e i collaboratori della Nuova Bussola Quotidiana.

Vi aspettiamo perciò il 21 ottobre, per poter testimoniare tutti insieme che «Christi sumus, non nostri».