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Gesù, fatti più in là: il Duomo è sold out per Giorgia

Un concerto di beneficenza per la cantante pop Giorgia nel Duomo di Milano. Musiche profane e contrarie alle disposizioni della Chiesa e biglietti non al di sotto dei 600 euro, un'altra contravvenzione alla norma, che impone solo musiche sacre e gratis. Ma ormai che problema c'è...?

Ci vorrebbero tutta l’arguzia e il senso ironico del Manzoni per poter esprimere adeguatamente quel che è accaduto di recente nella sua Milano e nel Duomo, dalla cui guglia maggiore, fin da piccolo, poteva ammirare la Madunina, lì posta solo una decina d’anni prima.  Le tante minacciose grida, perché “per questa sola riputazione di bravo, senza altri indizj, possa dai detti giudici e da ognuno di loro esser posto alla corda et al tormento, per processo informativo”, c’erano; ed erano appunto gridate nelle piazze, ove erano presenti gli stessi bravi ad ascoltarle e ad applaudire a tanta risolutezza. Poi al sentire che “ognuno […] onninamente si guardi di contravvenire in parte alcuna alla grida presente, perché, in luogo di provare la clemenza di Sua Eccellenza, proverà il rigore, e l'ira sua... essendo risoluta e determinata che questa sia l'ultima e perentoria monizione”, ecco all’udire tanta determinazione un fremito di paura avrà scosso i buoni e gli ingenui, mentre avrà suscitato l’ilarità supponente degli stessi bravi, i quali avevano baffi abbastanza pronunciati per nascondervi sotto il riso.

Dunque, venerdì 23 novembre, la nota cantante pop Giorgia si è esibita all’interno del Duomo di Milano, nel quadro di un evento organizzato dall’associazione Per Milano, con lo scopo di raccogliere fondi per progetti a vantaggio di bambini con disabilità. Gocce di memoria, Come saprei, Vanità e via di repertorio, e poi spazio all’Ave Maria di Schubert e a White Christmas.

Le grida ci sono: il documento della Congregazione per il Culto Divino De concentibus in ecclesiis, inviato a tutti i Presidenti delle Conferenze Episcopali è del 5 novembre 1987 e spiega con estrema chiarezza che “il principio che l’utilizzazione della chiesa non deve essere contraria alla santità del luogo determina il criterio secondo il quale si deve aprire la porta della chiesa a un concerto di musica sacra o religiosa, e la si deve chiudere ad ogni altra specie di musica”. La musica sacra è la musica composta per la liturgia, mentre quella religiosa è quella che “si ispira al testo della Sacra Scrittura o della Liturgia, che richiama a Dio, alla Vergine Maria, ai Santi, o alla Chiesa”. Dunque perché una musica possa considerarsi religiosa non basta che al suo interno ci siano espressioni come “siamo anime in una storia”, “aspettiamo solo un segno, un destino, un’eternità” e nemmeno che si parli vagamente di amore. Inoltre la lettera ribadisce che “non è legittimo programmare in una chiesa l’esecuzione di musica che non è di ispirazione religiosa e che è stata composta per essere eseguita in contesti profani precisi, sia essa classica, o contemporanea, di alto livello o popolare”. L’autorità ecclesiastica, che ha la competenza per decidere a riguardo, deve osservare questi criteri.

Il Vescovo di Milano, cui spettava accordare l’autorizzazione al Concerto per modum actus, cioè solo per quella particolare circostanza – e che avrebbe invece dovuto negarla, posta la mancanza delle condizione atte a rispettare il luogo sacro, di cui sopra – sembra aver dato maggiormente retta al magistero della stessa cantante, che a quello indicato dal documento: "I luoghi sacri sono pieni di energia: la sensazione o forza o atmosfera che avverti entrando in una chiesa e che non sai spiegare razionalmente. Per cui questa è un'esperienza eccezionale, un'emozione unica. Ma non è strano fare musica in chiesa, anzi la musica parla all'anima più di tante parole e concetti ed è una cosa che si fa insieme. Quindi va benissimo in un luogo sacro in cui emozione e condivisione sono di casa". Ecco: condivisione, emozione, altruismo, filantropia. Sono queste le parole che hanno ormai soppiantato il principio di sacralità. Un bel brivido lungo la schiena, un po’ di farfalle nella pancia ed eccoci entrati nel sacrum!

Nemmeno la destinazione del ricavato in beneficienza rende legittimo l’utilizzo di un luogo sacro per una musica che non è né sacra né religiosa. A questo proposito, bisogna anche far notare che, sebbene la destinazione degli incassi fosse a scopo benefico (tutta? Giorgia, la sua Band e l’Orchestra hanno rinunciato al proprio onorario? Ce lo auguriamo), tuttavia l’ingresso era a pagamento e costava tanti soldini, visto che i biglietti non andavano al di sotto dei 600 euro… Anche in questo c'è una palese contraddizione con il punto 10c del documento, che richiede di attenersi alla seguente indicazione (insieme alle altre): “L’entrata nella chiesa dovrà essere libera e gratuita”.

Ma allora, com’è che nelle chiese si fanno concerti di ogni tipo, si mangia, si beve, con l’autorizzazione e spesso la presenza dei Vescovi? Non si sa; possiamo solo constatare con il Manzoni che “nel tempo di cui trattiamo, c’era de’ bravi tuttavia”.