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Friuli, sul crollo di Tondo pesa l'«effetto Eluana»

L'ex governatore del Pdl è riuscito a perdere il posto malgrado le liste del centrodestra avessero vinto nettamente. Renzo Tondo paga per il grosso impegno personale nell'assecondare Beppino Englaro nel disegno di lasciare morire sua figlia.

La clinica La Quiete dove fu lasciata morire Eluana

Sono le prime ore di una mattina del novembre 2008. In gran segreto, un’automobile parte da Tolmezzo, in provincia di Udine. L’auto non ha nessun contrassegno ufficiale ma a bordo, con un amico fidato, c’è Renzo Tondo, governatore PDL della Regione Friuli Venezia Giulia. La destinazione è la casa di cura «Beato Luigi Talamoni» di Lecco, gestita dalle Suore Misericordine, dov’è ricoverata Eluana Englaro (1970-2009), che proprio in quel mese di novembre è al centro di una battaglia alla Corte di Cassazione. Il padre, Beppino Englaro, vuole che siano sospese l’alimentazione e l’idratazione di Eluana: un modo di farla morire, obiettano il mondo cattolico, medici pro life – tra cui molti non credenti – e anche laici come Giuliano Ferrara, particolarmente devastante e crudele. E proprio Beppino Englaro ha organizzato il viaggio segreto del governatore Tondo a Lecco. «Con Englaro – spiega Tondo in un articolo postato sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia – ci conosciamo da tempo. Proveniamo tutti e due dall’esperienza dei socialisti della Carnia». E sul fine vita, spiega Tondo, «la penso come lui», come Beppino.

Perché a Lecco va il governatore del Friuli Venezia Giulia? Per un piccolo ma decisivo dettaglio: fin dal 1996 la regione autonoma Friuli Venezia Giulia è uscita dal Servizio Sanitario Nazionale. Siamo nel 2008. A Roma c’è il governo Berlusconi, il cui Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali è Maurizio Sacconi. È un ex socialista anche lui, come Tondo e Beppino Englaro, ma è nota la sua posizione diametralmente opposta su Eluana: la ragazza deve vivere. Sacconi, sostenuto da Berlusconi, è contrario a ogni forma di eutanasia, comunque etichettata. Il Servizio Sanitario Nazionale dipende da Sacconi. Ma i suoi poteri si arrestano al confine del Friuli Venezia Giulia. Dunque – ragionano Englaro e Tondo – se la Cassazione confermerà l’ordine di porre fine alla vita di Eluana nel modo più crudele, sospendendo l’alimentazione e l’idratazione, e Sacconi rifiuterà le strutture del Servizio Sanitario Nazionale per eseguire tale ordine, sarà sufficiente trasferire Eluana nel Friuli Venezia Giulia e lì, con l’autorizzazione del governatore, la giovane potrà essere soppressa.

L’ideologia, naturalmente, esiste anche fuori del Friuli Venezia Giulia, e da Torino la governatrice PD Mercedes Bresso fa sapere che, Sacconi o no, anche il Piemonte è disponibile a organizzare la soppressione di Eluana. Ma prevalgono l’amicizia fra Tondo e Beppino Englaro, e lo statuto particolare del Friuli Venezia Giulia. Eluana sarà trasferita a Udine.

Il seguito è noto. Il 13 novembre 2008 la Cassazione respinge il ricorso della Procura di Milano, avviando così l’iter giuridico che porterà alla morte di Eluana. Il 19 dicembre 2008 il ministro Sacconi emana un atto d’indirizzo che vieta alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale – pubbliche e private convenzionate – di sospendere l’alimentazione e l’idratazione a pazienti nelle condizioni di Eluana. Ma il Friuli Venezia Giulia, come sappiamo, non fa parte del Servizio Sanitario Nazionale, e nella notte del 3 febbraio 2009, in seguito agli accordi fra Beppino Englaro e Tondo, un’ambulanza porta Eluana in una struttura sanitaria di Udine. Il 6 febbraio 2009 il Consiglio dei Ministri approva un decreto legge che vieta anche a strutture site nel Friuli Venezia Giulia di sopprimere Eluana. Ma il presidente Giorgio Napolitano rifiuta di firmarlo, una circostanza che pesa sul suo settennato e che – nel coro di elogi di questi giorni – faremmo bene a non dimenticare. Il Senato si riunisce in seduta straordinaria il 9 febbraio per procedere con legge, ma – mentre è riunito – da Udine arriva la notizia che Eluana, senza cibo né acqua da quattro giorni, è morta.

Il governatore Renzo Tondo dichiara, e lo ribadirà ancora in prossimità delle elezioni regionali, a fine 2012: «Sono orgoglioso di aver contribuito con una sofferta azione personale all’affermazione dello stato di diritto: ho consentito che la sentenza della Corte di Cassazione avesse attuazione nella Regione che guidavo». «I miei convincimenti [sul fine vita] coincidono con quelli di Beppino Englaro»: quella per far morire, sopprimendo alimentazione e idratazione, pazienti nelle condizioni di Eluana è una «battaglia di civiltà».

Al «Corriere della Sera» il 19 settembre 2012 Tondo spiega che la sua posizione su Eluana e sul fine vita non avrà nessuna conseguenza elettorale. «Sono riuscito a non far venire meno la fiducia verso di me – afferma –. Nella mia regione il PDL oggi è unito intorno a me perché quando si è chiari e si rispetta il proprio mandato i cittadini apprezzano».

Si sbaglia. Nel Friuli Venezia Giulia, enorme astensione a parte, nelle elezioni del 21-22 aprile non ha vinto il centro-sinistra. Ha vinto il centro-destra, le cui liste hanno avuto il 45,21%, contro il 38,98% delle liste di centro-sinistra. A fronte di questo che con i tempi che corrono è un enorme, spettacolare vantaggio del centro-destra, Tondo è riuscito nella difficile impresa di perdere il posto: governatrice è la candidata del PD Debora Serracchiani perché, secondo i primi rilevamenti, oltre cinquantamila elettori hanno votato liste di centro-destra ma con il voto disgiunto non hanno indicato Tondo come governatore e hanno scelto diversamente.

A Tondo sarebbero bastati 1.034 voti: con 1.034 voti in meno alla Serracchiani e 1.034 in più a lui avrebbe vinto il governatore uscente, di un voto (ha perso per 2.066). Certo, se qualche cattolico contrario all’eutanasia ha votato Serracchiani, forse non era a conoscenza del fatto che anche la candidata PD ha a suo tempo plaudito all’atteggiamento di Tondo sul caso Eluana, e all’interno del PD ha poi sposato la linea in tema di testamento biologico oggettivamente più lontana dalle posizioni cattoliche. Ma molti elettori di centro-destra – ben più di 1.034 – si sono dispersi sui candidati minori, e comunque non hanno votato «per» la Serracchiani ma «contro» Tondo.

Certo, non tutti lo hanno fatto per il caso Eluana. E tuttavia una semplice domanda va fatta a Tondo, ma anche a Berlusconi: quanti voti di elettori che pure hanno votato PDL, Lega, UDC (coalizzata con il centro-destra) o La Destra ha perso Tondo per il suo «orgoglioso» contributo all'uccisione di Eluana? Almeno 1.034? Molti di più? Ci pensi l’ormai ex-governatore. Ma ci pensi anche il centro-destra, quando altri nodi verranno al pettine in Parlamento...