• LA SENTENZA

Formigoni, giustizia etica che scambia peccato con reato

Sulla condanna a Formigoni la corte d’appello non ha saputo, come doveva fare, distinguere tra comportamenti forse inopportuni e fatti costituenti reati. E’ stata seguita la pericolosissima strada di confondere il peccato (eventuale), per il quale altri sono competenti, ed il reato. Stiamo entrando con grande velocità in uno Stato etico, di terribile memoria.
-LA SOLIDARIETA' DEL VESCOVO NEGRI

Roberto Formigoni

Come è noto, Roberto Formigoni è stato condannato, per il reato di corruzione, alla pena massima di  sette anni e mezzo di carcere (oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al pagamento di una enorme somma di denaro) dalla corte d’appello di Milano, che ha addirittura e insolitamente aggravato la precedente sentenza del tribunale. All’uscita dall’aula dell’udienza in cui è stata pronunciata l’incredibile sentenza, il difensore di Formigoni ha esclamato: “Non ho parole”. Anch’io, allibito, sono rimasto per qualche tempo senza parole, ma ora penso che le parole occorra usarle, anche per non far passare nell’indifferenza una sentenza di una gravità inaudita.

Ed allora, vorrei, innanzi tutto, usare parole per esprimere piena e incondizionata solidarietà all’amico ed al politico Roberto Formigoni, che ha costituito una vera novità nel panorama vecchio e stantio della prassi politica italiana e lombarda, portata avanti da Formigoni con grande trasparenza e onestà.

Poi, parole per esprimere lo stupore dell’uomo della strada per l’evidente sproporzione tra i fatti acclarati (che oramai sono noti a tutti) e l’inconsueta gravità della pena inflitta. Evidentemente, la corte d’appello non ha saputo, come doveva fare, distinguere tra comportamenti forse inopportuni e fatti costituenti reati. E’ stata seguita la pericolosissima strada di confondere il peccato (eventuale), per il quale altri sono competenti, ed il reato. Stiamo entrando con grande velocità in uno Stato etico, di terribile memoria, nel quale la magistratura sta vivendo la tentazione di trasformarsi in legislatore civile ed etico. E su questa strada c’è la grave complicità della grande stampa, assolutamente acritica circa un andazzo che mette in crisi la nostra stessa vita democratica.

Ed ancora, parole per esprimere l’incredulità dell’uomo comune di fronte ad un pronunciamento che colpisce il migliore governatore della Lombardia che ci sia stato, che ha portato la sanità di questa regione ad essere la migliore d’Italia e l’unica senza deficit, che ha aiutato l’attuazione del principio sacrosanto della libertà di educazione della famiglia con i buoni scuola, che ha fatto crescere le imprese lombarde con lo sviluppo di un intelligente rapporto con le economie estere, che ha dato attuazione al principio di sussidiarietà con un equilibrato rapporto tra pubblico e privato, che ha dato grande impulso alle infrastrutture dell’intera regione. Tutte le altre regioni italiane dovrebbero imitare questa impostazione politico-amministrativa (ed anche lo Stato).

Parole per esprimere il dolore per l’evidente accanimento usato nei confronti di un amico, che ha subito ben 16 processi al termine dei quali è stato sempre assolto ed ora si vede sottoposto alla gogna mediatica e costretto alla più assoluta povertà, anche a causa di provvedimenti che non rispettano le leggi attualmente vigenti, come il blocco dell’intera pensione.

Ed anche parole dell’uomo che si occupa di legge, che non capisce come si possa condannare il solo Formigoni per delibere che il tribunale stesso ha considerato legittime (avendo assolto gli estensori delle stesse), che passarono al vaglio dell’avvocatura regionale, del TAR, della commissione competente, della giunta, del consiglio regionale e che furono assunte sulla base di leggi mai contestate e legittimamente costituzionali. All’uomo di legge, poi, non torna che una ventina di giorni di vacanza passate con un gruppo di amici vengano valutate più di sei milioni di euro!

E anche parole di rabbia per una palese ingiustizia, che ha pochissimi precedenti e che si spera che la corte di cassazione ponga nel nulla, come spesso le è capitato di fare.

Ma anche parole di sgomento per la situazione del nostro Paese, che, nella sostanza viene paralizzato e reso impotente. Ogni iniziativa che non corrisponda al sentire di qualche potere viene di fatto bloccata. Molti sono i soggetti paralizzanti: una parte della magistratura, una parte molto maggioritaria dei mass media, la complicazione del nostro sistema legislativo che pone il potere in mano alla burocrazia, l’impopolarità della politica che eccita l’odio spesso irrazionale e che impedisce una serena discussione sui problemi reali, l’avanzare di nuove ideologie che stanno facendo fuori il buon senso comune. La vicenda di Formigoni si inquadra, purtroppo, in questo clima devastante.

Ed un’ultima parola a Roberto, perchè resista nella sua vita personale e pubblica, perché non perda la fiducia che un Altro ci dà e che noi cerchiamo di seguire insieme.