• IL NUOVO GOVERNO

Fiducia al Conte-bis, il meno amato dagli italiani

Il secondo governo Conte ha ottenuto la fiducia dalla Camera e oggi l'avrà dal Senato. Il premier annuncia il programma con il discorso più lungo della storia repubblicana. Opposizioni in Parlamento (Forza Italia) e in piazza (Lega e Fratelli d'Italia). I sondaggi non sono positivi per il governo.
-IL COLLANTE GIALLOROSSO di Romano l'Osservatore

Il Conte bis ha ottenuto la fiducia della Camera e oggi otterrà quella del Senato. I numeri sulla carta fanno dormire sonni tranquilli a Pd e Cinque Stelle, tanto più dopo il rassicurante discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Hanno votato a favore del nuovo esecutivo il Movimento pentastellato, il Pd e Liberi e Uguali. Contro, invece, la Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Intanto Fratelli d'Italia e Lega, oltre a dire no alla fiducia al governo, hanno espresso la loro contrarietà al nuovo esecutivo con una manifestazione in Piazza Montecitorio, alla quale però non ha partecipato Forza Italia, convinta di voler svolgere un’opposizione costruttiva in Parlamento, senza agitare le piazze. Presente in Piazza Montecitorio, accanto a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, anche Giovanni Toti, governatore della Liguria, uscito da Forza Italia nel mese di luglio.

Oggi a Palazzo Madama è prevista un’ampia maggioranza in favore del nuovo governo. Si parla di 172 voti, a meno di defezioni dell’ultim’ora. L’unico dem che ha annunciato voto contrario è Matteo Richetti, mentre Gianluigi Paragone dovrebbe essere l’unico senatore grillino a non votare la fiducia al Conte bis. Undici senatori del gruppo misto, tre senatori a vita e tre senatori del gruppo delle autonomie dovrebbero puntellare la maggioranza già a partire dal voto di oggi, mentre tre senatori della Sudtiroler Volkspartei hanno annunciato l’intenzione di voler sostenere l’esecutivo pur astenendosi oggi durante il voto di fiducia.

Conte ieri a Montecitorio ha letto un discorso di un’ora e mezza, il più lungo della storia della Repubblica. Applausi dalla nuova maggioranza (chi l’avrebbe mai detto fino a due settimane fa che i deputati dem potessero applaudire Giuseppe Conte!) e contestazioni dalle opposizioni. «Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano», ha detto il premier usando le parole di Saragat per prendere le distanze dal governo precedente e sottolineare il cambio di toni. Conte ha parlato di progetto politico di legislatura e di nuova stagione riformatrice in diversi ambiti: fisco, giustizia, taglio dei parlamentari, legge elettorale, autonomia regionale, revisione del decreto sicurezza, opere pubbliche. Sulla manovra finanziaria il Presidente del Consiglio ha già messo le mani avanti: «Sono molte le sfide che ci attendono, a partire dalla prossima sessione di bilancio, che dovrà indirizzare il Paese verso una solida prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile, pur in un quadro macroeconomico internazionale caratterizzato da profonda incertezza. Occorre evitare l'aumento dell'Iva e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale». Quanto ai rapporti con l’Europa, il premier, sulla scia di quanto detto dal Capo dello Stato giorni fa, ha sottolineato l’esigenza di migliorare il Patto di stabilità al fine di poter difendere al meglio l’interesse nazionale.

Dunque l’atteggiamento di Bruxelles nei confronti dell’Italia è radicalmente cambiato. Ora c’è la massima disponibilità a venire incontro alle esigenze del nostro Paese, anche accettando una manovra finanziaria in deficit, con aumenti di spesa pubblica e potenziamento del welfare. Il Conte bis ha il favore delle cancellerie europee, dei mercati e di un’ampia maggioranza parlamentare. I sondaggi dicono che non è altrettanto apprezzato dai cittadini italiani, scettici dopo il cambio di maggioranza. La Lega ha perso qualche punto percentuale ma rimane saldamente primo partito mentre Fratelli d’Italia è in crescita, più che altro a spese di Forza Italia. Quest’ultima ha un atteggiamento ondivago ed equivoco. Silvio Berlusconi, pur chiedendo ai suoi di votare contro l’esecutivo, si mostra più conciliante e non esclude di votare alcuni provvedimenti riformatori, perché si rende conto che il patto giallo-rosso potrebbe durare anche fino alla fine della legislatura.

Già nelle nomine, in particolare quella alla Presidenza del Copasir (Servizi segreti), potrebbero esserci sorprese, con qualche poltrona per gli azzurri meno ostili alla nuova maggioranza. Matteo Salvini e Giorgia Meloni potrebbero ritrovarsi con un pugno di mosche in mano ed essere costretti, di qui a fine anno, a rivedere la propria strategia. E’ vero che ci sono le elezioni regionali in Umbria, Emilia Romagna e Calabria, ma è ben difficile che un loro successo in quelle tre regioni possa aprire la strada a nuove elezioni politiche.

Intanto prosegue in queste ore la trattativa tra lo stato maggiore grillino e quello dem per la spartizione delle altre poltrone di governo (posti da viceministri e da sottosegretari). Sarà curioso verificare come sarà la coabitazione tra esponenti politici che si sono detestati fino a pochi giorni fa, perché su sponde opposte (Cinque Stelle in maggioranza con la Lega e dem all’opposizione). Con ogni probabilità sarà la situazione economico-finanziaria a determinare la durata in carica dell’esecutivo. Certo è che Conte ha smesso di fare il notaio e il garante di un contratto di governo e ora veste i panni del primus inter pares, senza più timori reverenziali nei confronti di nessuno. E’ il trasformismo bellezza.