• Il caso

Farmaco blocca-pubertà, ebbene sì: nulla osta dal Vaticano

Il “caso Triptorelina” tiene banco in questi giorni: sia per quel che riguarda il via libera dato dal Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb) all’uso del farmaco blocca-pubertà (pur con rigide limitazioni), sia per la accettazione del Vaticano che abbiamo duramente criticato sabato scorso. Ma siccome sulla vicenda si sta creando molta confusione, e c’è chi usa la strategia del “buttarla in caciara” per mascherare la scena del crimine, converrà riassumere tutta la vicenda per sommi capi. Tenendo anche conto che La Nuova BQ ha già seguito lo sviluppo del caso spiegandolo dettagliatamente tappa per tappa.

Cominciamo allora da cosa è la Triptorelina: è un farmaco anti-tumorale (viene usato per il cancro alla prostata) che in Italia dal 2013 è stato introdotto per bloccare la pubertà dei bambini a cui viene diagnosticata la disforia di genere, ovvero la difficoltà a riconoscersi con il proprio sesso biologico. In pratica, con questo trattamento, che può durare quattro anni, un bambino di 12 anni vedrà bloccarsi il suo naturale sviluppo fisico in attesa che decida se cambiare genere. Ma mentre il suo corpo si ferma, non così è per lo sviluppo cognitivo, per quanto alterato a causa del cambiamento ormonale. In pratica, un adolescente di 16 anni si ritroverà con un corpo da 12enne disallineato dalla sua mente (clicca qui per maggiori dettagli). Una semplice mostruosità, dalle conseguenze psicologiche facilmente immaginabili.

L’Agenzia del farmaco (Aifa) un anno fa ha chiesto un parere al Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb) in previsione di un inserimento della Triptorelina tra i farmaci erogati dal Servizio Sanitario Nazionale. La domanda era ovviamente sull’eticità dell’uso di questo farmaco «per il trattamento di adolescenti con disforia di genere». E lo scorso 23 luglio il Cnb ha dato il suo via libera seppure «solo in casi molto circoscritti, con prudenza, con una valutazione caso per caso».

Subito si è alzata la polemica per questa valutazione del Cnb, ma il procedimento è andato avanti (anche perché né dal governo né dal Parlamento è arrivato alcun segnale di contrarietà) e lo scorso 2 marzo sulla Gazzetta Ufficiale appariva l’annuncio dell’introduzione della Triptorelina tra i farmaci passati dal Servizio Sanitario Nazionale: «solo per casi selezionati» e quando qualsiasi altra assistenza psicologica o psichiatrica non abbia dato risultati. Ovviamente si sono riaccese le polemiche e diversi giornali hanno fortemente stigmatizzato il parere del Cnb, il quale si è perciò sentito in dovere, l’8 marzo, di diffondere un comunicato per chiarire la sua posizione e difendersi dalle critiche (clicca qui).

Cosa ci dice in sintesi il Comitato Nazionale per la Bioetica? Che non è vero che il Cnb ha “liberalizzato” l’uso della Triptorelina sugli adolescenti, ne ha invece “consentito” l’uso in casi estremi. E questo dovrebbe essere un titolo di merito. Ma davvero? Facciamo un esempio, per intenderci: la legge 194 in Italia non ha “liberalizzato” l’aborto, lo ha “consentito” solo in alcuni casi. Fatto sta che la legge per la “tutela sociale della maternità” in 40 anni ha fatto appena sei milioni di morti. C'è da essere soddisfatti?

Il punto non sono soltanto i numeri, per quanto si sa che una volta aperta una breccia viene giù tutto il muro (il che rende piuttosto ipocrita il comunicato del Cnb). Nel caso del farmaco blocca-pubertà basterebbe guardare a cosa accade laddove lo si usa da tempo (clicca qui). Ma la questione di fondo è che il Cnb ha approvato in linea di principio l’eticità di un procedimento sanitario mostruoso e terrificante, un vero e proprio abuso di Stato sui minori (clicca qui). Questo è il vero scandalo, davanti al quale non ci sono parole di condanna adeguate.

E veniamo al capitolo ancora più doloroso, la posizione della Chiesa. Già ci aveva scandalizzato il sì di tutti i cattolici (esclusa Assuntina Morresi) all’interno del Comitato Nazionale per la Bioetica, nel famoso parere dello scorso 23 luglio. Un sì che coinvolge nomi importanti (li potete leggere qui) del mondo cattolico. Un nome su tutti: Francesco D’Agostino. È presidente onorario del Cnb e suo membro fondatore, è presidente dei Giuristi cattolici e punto di riferimento della Conferenza Episcopale Italiana in fatto di bioetica (sul quotidiano Avvenire è lui che detta la linea per la Chiesa italiana). Inoltre è anche membro della Pontificia Accademia per la Vita, molto vicino al presidente, monsignor Vincenzo Paglia. Già questo è indicativo di un certo indirizzo: è difficile immaginare che D’Agostino prenda una posizione su un tema così delicato senza che nessuno “in alto” sappia nulla o non condivida.

Tale supposizione trova conferma nel fatto che dallo scorso luglio ad oggi nessuno in Vaticano abbia detto una parola su questo argomento, malgrado dal mondo laico si sia urlato lo sconcerto per questa posizione: Scienza & Vita e il Centro Studi Livatino hanno anche prodotto uno studio scientifico e giuridico sperando tra l’altro di provocare un intervento delle autorità ecclesiastiche. Invece, silenzio totale. Tutti impegnati contro il riscaldamento globale, per questo vero e proprio abuso sui minori neanche una parola. Né la Pontificia Accademia per la Vita, né il Dicastero laici e famiglia, né la Congregazione per la Dottrina della Fede, hanno avuto nulla da ridire.

Così si è alzato il tiro: dopo l’annuncio della Triptorelina di Stato, il 7 marzo Vatican News intervista Laura Palazzani, filosofa del diritto, cattolica, vice-presidente del Cnb e membro anche lei della Pontificia Accademia per la Vita. L’intervista serve a spiegare quanto è stato bravo il Cnb nel suo consenso al farmaco blocca-pubertà.

Come dobbiamo interpretare questa uscita? La Palazzani gode di ampia fiducia da parte di monsignor Paglia; Vatican News è il portale ufficiale del Vaticano; in più con l’arrivo di Andrea Tornielli alla direzione di tutti i media vaticani, la comunicazione si è fortemente accentrata: è impensabile che una intervista di questo genere possa essere considerata una svista. E infatti a distanza di quattro giorni nulla è stato fatto per correggere il tiro.
Non sorprendentemente: la posizione espressa da D’Agostino e dalla Palazzani è coerente con il nuovo indirizzo, ad esempio, della Pontificia Accademia per la Vita. Non è più lo strumento di ricerca e approfondimento allo scopo di difendere famiglia e vita, come l’aveva concepita san Giovanni Paolo II; no, oggi è diventata una sorta di forum dove cattolici e laici di ogni tipo si incontrano per trovare un punto di sintesi sulle questioni bioetiche.

Per questo nelle sacre stanze nessun monsignore è sobbalzato alla lettura delle dichiarazioni della Palazzani. E sì che le sue parole, per la Chiesa, hanno delle conseguenze clamorose: lo ha spiegato il nostro Roberto Marchesini nell’articolo pubblicato sabato (clicca qui). In sintesi: è il rovesciamento dell’antropologia cattolica, è il tradimento della Rivelazione.

C’è poco da illudersi: le istituzioni ecclesiastiche stanno consumando questo tradimento. A chi dice che non c’è nessun documento ufficiale della Chiesa che approvi questo farmaco, bisogna anzitutto ricordare cosa è (o meglio, non è) avvenuto in questi mesi, come ho tentato di ricapitolare molto brevemente. Ma soprattutto che oltre che in parole ed opere i peccati sono anche di omissione. Di fronte a professioni pubbliche errate da parte di rappresentanti della Chiesa, se l’autorità non interviene in alcun modo, contribuisce oggettivamente a propagare l’errore. È anche un modo un po' furbo per far passare quello che un documento ufficiale ancora non può dire. Peraltro, ricordiamo è proprio papa Francesco a ricordarci tante volte che il male avanza a causa di quanti fanno finta di non vedere e si girano dall'altra parte.

Dunque allo stato attuale possiamo affermare con la massima serenità, seppure con dolore, che in Vaticano si è dato via libera al farmaco blocca-pubertà.

http://www.lanuovabq.it/it/farmaco-blocca-puberta-ebbene-si-nulla-osta-dal-vaticano