Dai cattolici in politica ci guardi Iddio
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di Rino Cammilleri 19-10-2016 AA+A++

Recentemente sul blog del vaticanista Sandro Magister, è comparso l’elenco di tutti i pezzi grossi d’America battezzati cattolici: il vicepresidente, il segretario di stato, il capo di gabinetto, il presidente dei deputati, i consiglieri alle sicurezze nazionale e interna, il capo dei deputati democratici, il direttore e il vice dell’Fbi, il direttore della Cia, i capi di stato maggiore e dell’aviazione, il comandante dei marines. Più, ben sei giudici sui nove della corte suprema. E’ cattolico, infine, il trenta per cento del Congresso e il quaranta dei governatori. Con tutta questa gente, gli Usa hanno le nozze gay e la dittatura gender, in casa e in esportazione su scala mondiale.

E l’Italia? Da Prodi in poi, tutti cattolici. «Adulti», ovviamente, e impegnati a portare avanti quella secolarizzazione american style che già De Mita, in un famoso libro-intervista, ascriveva a merito della sua Dc. Così che oggi tutti quanti «non possiamo non dirci cattolici», e perfino Vladimir Luxuria si comunica devotamente. Insomma, ormai la fede religiosa è, pacificamente, un fatto personale, da vivere nel privato ma da chiudere e lasciare fuori dall’ufficio come l’ombrello bagnato quando piove.

Vi ricorda qualcosa? Ma sì, l’ideologia massonica. Che di fatto ha vinto in Occidente senza neanche bisogno che ci si iscriva in loggia. E, di sicuro, senza che la stragrande maggioranza dei massoni se ne sia accorto. Il 68-pensiero (fuor di Chiesa) e il modernismo-progressismo (dentro) hanno fatto il miracolo. Permane, certo, un largo numero di cattolici la cui fede non è fai-da-te e cerca di fare come i musulmani, cioè di vivere, anche pubblicamente, secondo l’ortodossia; ma sanno perfettamente che, se qualcuno vuole entrare in politica o nelle stanze dei bottoni, le regole sono altre: o così o non ti fanno neanche avvicinare.

La beffa finale è che la dissoluzione è portata avanti, e con impegno, proprio da cattolici. Per chi conosce la storia, i giannizzeri (le truppe d’élite del sultano) erano tutti cristiani sottratti alle loro famiglie da piccoli, allevati nell’islam e lanciati in prima linea contro gli infedeli europei. Certo, ci sono, almeno in Italia, quelli che non hanno portato il cervello all’ammasso modernista-progressista. Ma sono costituzionalmente incapaci di fare squadra, ed è già tanto se non si scomunicano, con insulti, l’un l’altro. Tra noi abbondano quelli che sanno anche quanti capelli aveva la parrucca di Robespierre, ma sul «che fare?» tacciono, perché non ne hanno idea. Magari sono in grado di recitare a memoria quello di Lenin, o di giustificare, con ricca bibliografia e note erudite in margine, qualche presa di posizione altrui. Che infallibilmente si rivela strampalata e perdente.

Mah, forse per questo san Francesco d’Assisi non sopportava quelli che avevano studiato. E che perciò erano diventati superbi. Si piegò solo davanti a sant’Antonio di Padova, grandissimo erudito, ma solo dopo averne visto i miracoli che neanche Padre Pio. Il direttore del cattolico «Univers», Louis Veuillot, il 27 settembre 1875 vergò l’elogio funebre del presidente dell’Ecuador, Gabriel Garcia Moreno, assassinato il 6 agosto, in questi termini: «Ha dato un esempio unico nel mondo e nei tempi in cui è vissuto; è stato il vanto del suo paese; la sua morte un bene forse anche più grande, in quanto per essa ha dimostrato a tutto il genere umano quali capi Dio può dargli e a quali miserabili esso si affida nella sua follia».

Ed è questo il punto: non abbiamo capi degni di tal nome. Laici. In mancanza di essi, ci siamo ritrovati con un unico leader, il papa. Ma il papa è un prete. E, giustamente, ragiona e si comporta da tale. I capi del popolo devono essere altra cosa, come quel lontano presidente ecuadoregno che, sì, andava a messa ogni giorno e portava il baldacchino del Corpus Domini, ma applicava la dottrina sociale della Chiesa senza buonismi e con la pistola alla cintola. Suggerimento: una giornata di preghiera (raccomandasi il rosario) e digiuno perché Dio abbia pietà del suo popolo e ci dia dei veri capi. Settimanale. 


21
Gen
S. Agnese


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Dal film The Danish girl

Le lobby gay danno il via alla caccia alle streghe, prendendo di mira la Nuova BQ e la cronista Benedetta Frigerio. La colpa? Aver commentato l'indagine del National center for transgender equality sulle condizioni di vita dei trans. Così è partita la petizione-gogna all'ordine dei giornalisti per chiuderci la bocca. 

di Andrea Zambrano



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Dopo "Amoris Laetitia" è possibile accostarsi all'Eucaristia per i divorziati risposati? Continua a essere valida l'esistenza di norme morali assolute? Esiste ancora la condizione di peccato grave abituale? Vale ancora che un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto non può diventare soggettivamente onesto?

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L’articolo di Angelo Busetto ("Marta e Maria, lavorare oppure no?") ha provocato una nostra lettrice che ci ha inviato le sue osservazioni. E scrive: Gesù a casa mia? A me viene in mente mio marito che torna a casa stanco dal lavoro: non è forse accogliere Gesù?». Ecco la sua lettera.


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