• IL BELLO DELLA LITURGIA

Emmaus, il "film" della Resurrezione

La scena di Emmaus nel transetto del Duomo di Monreale. Ogni riquadro è accompagnato dalla relativa didascalia tratta dal Vangelo di Luca, l’unico a darci profusamente testimonianza dell’incontro tra Cristo risorto e i discepoli che la tradizione identifica in Luca stesso e in Cleopa.

Ed essi si dissero l’un l’altro: “non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre Egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” Lc 24,32

Cattedrale regia, mausoleo dinastico, sede arcivescovile oltre che chiesa abbaziale benedettina: nel 1174 Guglielmo II d’Altavilla, detto “il Buono”, re normanno di Sicilia, pose la prima pietra di un monumento divenuto un vero e proprio gioiello di fede, di arte e di cultura, famoso in tutto il mondo per i suoi mosaici, rigorosamente bizantini. Era consuetudine dei re normanni, infatti, avvalersi delle maestranze più brave in ciascun ambito di competenza. Fu così che da oriente, da Bisanzio nella fattispecie, arrivarono a lavorare nel duomo di Monreale gli artisti e gli artigiani artefici dell’imponente decorazione musiva che occupa oltre seimila metri quadrati di superficie. In centotrenta riquadri su queste pareti si racconta, ancora oggi, la storia della Salvezza che ebbe inizio con la creazione del mondo e dell’uomo…

La sequenza narrativa vetero e neotestamentaria si dipana, su fondo oro, lungo le pareti delle navate, del presbiterio e delle absidi, dove innumerevoli tessere colorate compongono, punto per punto, il Credo Apostolico. Il divino qui si fa reale Presenza. Anche attraverso la Sua Chiesa, che mosse i primi passi, dopo la Resurrezione, grazie alla fede dei Suoi apostoli. Incontriamo due di loro sul lato nord del transetto: sono i discepoli di Emmaus le cui vicende, suddivise eccezionalmente in quattro episodi, occupano l’intera fascia centrale.

Qui sunt hii sermones quos confertis  ad invicem ambulantes et estis tristes: che discorsi sono quelli che andate facendo e perché siete tristi? Ogni riquadro è accompagnato dalla relativa didascalia tratta dal Vangelo di Luca, l’unico a darci profusamente testimonianza dell’incontro tra Cristo risorto e i discepoli che la tradizione identifica in Luca stesso e in Cleopa.  In questo primo episodio i due, diretti verso la città di Emmaus raffigurata sulla destra, ancora non Lo riconoscono. L’artista ha voluto, però, dare a noi osservatori gli elementi necessari per l’esatta identificazione: il misterioso viandante, munito di un bastone e una borsa su cui compare una croce, è rivestito di un manto azzurro che nel gergo di Monreale rimanda alla realtà umana di Cristo, l’unica che Luca e Cleopa riescono a vedere.  

Cognoverunt eum in fractione panis: lo riconobbero nello spezzare del pane. Dio che si è fatto uomo indossa un chitone dorato sotto il manto blu e si fa riconoscere durante la semplice condivisione di una cena, provocando nei commensali una sorpresa tale da fare sgranare loro gli occhi, come puntualmente il mosaicista riporta.

Nonne cor nostrum ardescerat in nobis de Iesu? Non ardeva il nostro cuore dentro di noi in relazione a Gesù? La scena si ripete pressoché identica alla precedente, se non fosse per l’ingombrante assenza del Risorto, scomparso ora alla vista, e per il confabulare concitato dei due astanti. In evidenza al centro del tavolo il pane, senza dubbio eucaristico, ricorda però l’eterna presenza del Salvatore.

Regressi in Hierusalem duo discipuli invenerunt congregatos Undecim dicentes quod* Surrexit Dominus vere et apparuit Symoni: ritornati in Gerusalemme i due discepoli trovarono riuniti gli Undici che dicevano: “E’ risorto il Signore veramente ed è apparso a Simone.”

I mosaici di Monreale, con il loro splendore, ancora oggi lo ribadiscono: Egli è veramente risorto!