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Emilia, messe di Natale al freddo e al gelo

La burocrazia nega ai paesi terremotati i prefabbricati per le chiese. E la notte di Natale le celebrazioni saranno in tendoni di fortuna o in palloni gonfiabili. Il vescovo di Carpi denuncia: «Ci sono situazioni di insopportabilità per ancora molte comunità». Anche le promesse fatte in occasione della visita del Papa non sono state mantenute: «Ma noi abbiamo la speranza che ci manda avanti».

Messa nel tendone

Con il proverbiale ottimismo che contraddistingue la gente emiliana il bicchiere è mezzo pieno. Così se gran parte delle parrocchie terremotate saranno costrette a celebrare la Messa di Natale in tendoni o peggio ancora in palloni gonfiabili, sarà come essere ancora più vicini a Gesù che proprio in un luogo di fortuna è venuto al mondo. Ma questa volta è la dura legge della burocrazia che costringerà decine di comunità religiose a passare la Notte Santa al freddo e al gelo, con il solo ausilio di alcune stufe elettriche e senza la poesia del bue e dell'asinello. E´ il Natale triste dei terremotati. Più che il sisma potè la burocratica macchina amministrativa che da queste parti deve gestire la lenta e difficile ricostruzione.

L'allarme arriva direttamente da Francesco Cavina, vescovo di Carpi-Mirandola, piccolo lembo di terra padana tra le diocesi di Reggio Emilia e Modena. La sua è la Diocesi più colpita con oltre il 90% di chiese lesionate. «Ci sono situazioni di insopportabilità per ancora molte comunità». Il disagio, ha detto a La Nuova Bussola Quotidiana «è grande per le tante parrocchie costrette a celebrare messa in tendoni di fortuna, al freddo e con grandi disagi». Un prezzo inevitabile da pagare dopo il sisma.

Certo, anche se, considerato che le scosse sono state a maggio, il fatto che a dicembre non siano ancora  arrivati dei prefabbricati ad hoc anche per i luoghi di culto, non fa certo ben sperare. «Più che problemi con le autorità, che dopo qualche incertezza hanno comunque cercato di garantire il diritto al culto, ci sono intoppi burocratici. A Concordia e Rovereto, ma anche in altre situazioni si celebrerà il Natale al freddo. Certo questo ci accomuna alla condizione di Gesù che è nato in una stalla e ci dà anche un senso concreto di speranza e di comunione tra di noi», però, come vescovo, Cavina non può tacere che «mentre a livello regionale non abbiamo incontrato intoppi, i problemi sono stati di natura burocratico amministrativa in fase di applicazione delle legge regionale. Lì abbiamo trovato difficoltà. Solo tra poco arriveranno i primi container e i primi prefabbricati e certo non possiamo dire che arriveranno con sollecitudine».
 
Per la verità di intoppi anche con la Regione rossa guidata da Vasco Errani ce ne sono stati. Alla fine dell'estate l'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra aveva usato tutta la sua autorevolezza per stigmatizzare le rigide norme che impedivano ai cristiani di poter avere dei prefabbricati adibiti a culto. Una minaccia alla libertà religiosa, si era persino spinto a denunciare Caffarra. Poi, dopo il duro j'accuse, qualche cosa era stato modificato in meglio. Ma la ferita è rimasta anche perché a fronte di una normativa molto restrittiva, poi non sono seguiti interventi su misura.

Alle parole del vescovo Cavina si aggiungono quelle dei tanti parroci che si apprestano a celebrare la Notte Santa con qualche maglione in più indosso. «Ma anche con il disagio di celebrare in un pallone gonfiabile dove se si scalda troppo, si crea condensa e fa l´effetto pioggia, mentre se si scalda poco stiamo al freddo», dice don Massimo Dotti, amministratore parrocchiale della parrocchia di Rovereto sulla Secchia, nella cui chiesa era morto il parroco don Ivan Martini, e che aveva ricevuto persino in giugno la visita di Papa Benedetto XVI. Ma la visita del Pontefice non deve aver mosso a pietà gli amministratori, per quanto riguarda la logistica, dal momento che la situazione per i fedeli la stessa di sei mesi fa. Con almeno 40 gradi in meno di temperatura. «Abbiamo bisogno di speranza e di stare insieme, ma con queste temperature basse il disagio è davvero grande. Purtroppo sappiamo che la burocrazia ha i suoi tempi e i suoi percorsi piuttosto farraginosi che non permettono margini di elasticità. In tanti di noi si sono rimboccati le maniche ben sapendo che in una situazione di emergenza possono saltare certi schemi e hanno messo in campo soluzioni creative, ma quando ci scontriamo con la burocrazia, il blocco diventa insormontabile».

Anche nella frazione di Budrione la stessa situazione. Cè chi poi vivrà l´esperienza del Natale in una stalla, proprio come accadde 2000 anni fa. E´ il caso di Cavezzo, comune simbolo del sisma. Qui un benefattore locale ha donato alla parrocchia una stalla completamente ristrutturata. A Mirandola don Carlo Truzzi riconosce che «una struttura prefabbricata ci avrebbe fatto comodo, ma noi abbiamo la speranza che ci manda avanti». Nonostante la impietosa rigidità della burocrazia.