• CHI DIFENDE IL CANTANTE OSCENO

Elite e giovani, gli improduttivi a cui piace Bello FiGo

Pare che ai giovani ‘sta schifezz’e l’uomme piaccia. Boh. Sì, perché, stando alle date cancellate, questo personaggio ghanese dal nome d’«arte» (si fa per dire) BelloFigo pare sia piuttosto richiesto: saltato il «concerto» (sic) prima di Natale a Brescia, annullato quello di capodanno a Mantova, poi a Legnano e Foligno. E’ riuscito ad esibirsi solo a Torino ed Arezzo, mentre anche l’«evento» (sic) di Roma è andato a ramengo. Perché? Minacce di italiani innervositi. E come mai questo rapper fa girare i cabbasisi ai nostri connazionali? Confesso che non frequento la musica rap, per la semplice ragione che non la considero «musica». Per dovere di informazione ho dovuto sorbirmi un video di questo ghanese ossigenato e ho visto e sentito che, anche come «rap», siamo in fondo alla classifica. Però, evidentemente, a qualcuno piace, qualcuno disposto a pagare. E lo invitano pure in televisione. E’ il meccanismo dei media, bellezza. Basta diventare famosi, fosse anche per i più ignobili motivi, e il circo mediatico di fa diventare ancor più famoso, così che alla fine scrivi un bestseller autobiografico e fai pure un sacco di soldi.

Ora, qual è il segreto del ghanese del rap? Il suo hit No pago afito è uno sberleffo: ha preso tutte le lamentele dei leghisti sull’immigrazione selvaggia e se le è attribuite, condendole con il turpiloquio italiano appreso nel Paese ospite. Una piccola bugia, veniale: un verso della canzone dice che lui è scappato in Italia perché nel suo paese c’è la guerra. Non ha nemmeno la scusa della rima, perché il suo rap ne fa a meno. La «canzone» (sic) che ho sentito io a un certo punto contiene questi aulici versi: 1) «ho bisogno di una figa bianca, perché la mattina mi sveglio sempre con il cazzo duro»; 2) «apri la bocca che ti lascio un po’ di pioggia»; 3) «un sacco di fighe bianche verranno scopate». E qualche altro che vi risparmio perché, anche se siamo adulti, questa è pur sempre una testata cattolica.

Questa «canzone» (sic), insomma, proprio mentre l’ultimo caso di stupro perpetrato da immigrati campeggia sui telegiornali ed esaspera l’opinione pubblica, ha comprensibilmente indispettito e diviso: chi ne aveva già le tasche piene trova che la misura sia colma, perché l’aggiunta della presa musicale per i fondelli fa traboccare il vaso; i politicamente corretti rimangono della loro idea, perché «se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti» (Ernst Bloch, filosofo marxista).

Per esempio, Riccardo Magi, segretario dei Radicali, intervistato mesi fa sulla Gazzetta di Parma aveva detto: «Su profughi e migranti che "non vogliono pagare l'affitto", "non vogliono lavorare" e vivono "a scrocco" degli italiani il rapper satirico incarna esattamente le stesse menzogne che, ad esempio, Matteo Salvini recita in televisione tutti i giorni, senza che nessuno si indigni». Be’, questo non è proprio vero: l’élite di Capalbio sì che si indigna.

Per quanto riguarda le «menzogne» sugli immigrati, la domanda da cento miliardi di dollari è: come mai non esistono statistiche sugli umori degli italiani riguardo all’immigrazione? A parte le trasmissioni –di portata limitata- che conduceva Belpietro su Rete4, non si vedono mai sondaggi nazionali su quel che pensano gli autoctoni di questo problema. Magari si scoprirebbe che quel «vivono a scrocco» è percepito, eccome, dagli italiani. E che epifenomeni come quel ghanese ossigenato sono valutati positivamente da due fasce precise di popolazione: le élites e i ragazzini. Cioè, quelle improduttive.