• IN BULGARIA

Ecumenismo, migrazioni e denatalità, i temi del Papa

Ecumenismo, migrazioni e denatalità. Questi i tre temi al centro dei primi discorsi del papa in terra bulgara. E nella messa celebrata nel pomeriggio ha messo in guardia dalla "tentazione della nostalgia del passato".

Papa Francesco in Bulgaria incontra il patriarca Neofit

Ecumenismo, migrazioni e denatalità. Questi i tre temi al centro dei primi discorsi del papa in terra bulgara. Francesco è atterrato ieri mattina all'aeroporto di Sofia, accolto dal primo ministro Bojko Metodiev Borisov. Il primo discorso pubblico di questo 29esimo viaggio apostolico lo ha tenuto in piazza Atanas Burov alla presenza delle autorità civili e del corpo diplomatico. Bergoglio ha presentato la sua visita nel solco di quella compiuta nel 2002 dal suo predecessore, San Giovanni Paolo II e ricordando gli anni qui trascorsi da Angelo Roncalli (futuro Giovanni XXIII) in funzione di delegato apostolico, promotore di una "fraterna collaborazione" tra tutti i cristiani.

Citando il documento di Abu Dhabi, il pontefice ha sostenuto che tutte le religioni sono chiamate a "promuovere armonia e concordia" per favorire "la crescita di una cultura e di un ambiente permeati dal pieno rispetto per la persona umana e la sua dignità" nel rifiuto di "ogni violenza e coercizione". Questa, secondo Francesco, sarebbe la soluzione più efficace per sconfiggere chi cerca di manipolare e strumentalizzare la religione.

Il primo discorso ha insistito molto sul ruolo della Bulgaria, definita "ponte tra l’Europa dell’est e quella del sud, porta aperta sul vicino oriente", nonché "terra in cui affondano antiche radici cristiane" che risalgono all'opera di evangelizzazione presso i popoli slavi dei Santi Cirillo e Metodio. Bergoglio ha accennato alla dittatura comunista conosciuta dal popolo bulgaro nel secolo scorso, parlandone in termini di "regime che non poteva accettare la libertà di pensiero" e di "regime totalitario che ne imprigionava la libertà e le iniziative". A trent'anni dalla fine di quell'esperienza, la Bulgaria si trova a fare i conti, da un lato, con l'"inverno demografico sceso come una cortina di gelo su tanta parte dell’Europa, conseguenza di una diminuzione di fiducia verso il futuro", dall'altro, con "le conseguenze dell’emigrazione, avvenuta negli ultimi decenni, di più di due milioni di suoi concittadini alla ricerca di nuove opportunità di lavoro" e che ha determinato lo spopolamento di interi villaggi.

Accanto al flusso in uscita, è presente poi quello in entrata di migranti che transitano alla ricerca dell'ingresso nelle "aree più ricche del continente europeo". E proprio in merito alla situazione di queste persone, il papa ha chiesto ai governanti bulgari di "non chiudere gli occhi, il cuore e la mano a chi bussa alle (loro,ndr) porte", continuando a valorizzare quella peculiarità del Paese costituita dal suo essere "ponte tra Est ed Ovest".

Più tardi, invece, nel discorso tenuto in occasione dell'incontro con il patriarca Neofit e il Santo Sinodo della chiesa ortodossa, Francesco ha parlato dell'"ecumenismo del sangue" dimostrato durante le persecuzioni del secolo scorso dai cristiani bulgari, definiti "fratelli e sorelle di diverse confessioni uniti in Cielo dalla carità divina" che ora guardano "noi come a semi piantati in terra per dare frutto". Il papa ha ricordato l'accelerazione delle relazioni tra le due Chiese a partire dal Concilio Vaticano II, a cui parteciparono come osservatori alcuni delegati del patriarcato bulgaro. Il cammino ecumenico prosegue anche all'insegna dell'impegno comune a beneficio dei "fratelli più poveri e più dimenticati" (l'"ecumenismo del povero").

Con lo sguardo rivolto all'esempio dei Santi Cirillo e Metodio, presentati - citando San Giovanni Paolo II - come i "promotori di un’Europa unita e di una pace profonda fra tutti gli abitanti del continente", il pontefice ha indicato come parole chiave quelle di "comunione e missione" per arrivare all'obiettivo finale dell'unità. Dal canto suo, anche Neofit ha detto che la comunità ortodossa bulgara ha "sempre pregato per l’unità del mondo in Cristo, perché uniti, i cristiani saranno più forti”. Il patriarca, inoltre, ha spiegato che su due punti in particolare coincidono le opinioni delle due Chiese: la difesa delle radici cristiane dell'Europa e quella dei cristiani perseguitati nel mondo.

Dopo l'incontro con Neofit ed il Santo Sinodo, Francesco ha celebrato la Messa in piazza Knyaz Alexandar I e nell'omelia ha invitato ad accogliere le sorprese di Dio. Bergoglio ha messo in guardia dalla "tentazione della nostalgia del passato": "Il Signore - ha detto il papa - sa quanto è forte per noi la tentazione di tornare alle cose di prima. (...) Davanti alle esperienze di fallimento, di dolore e persino del fatto che le cose non risultino come si sperava, appare sempre una sottile e pericolosa tentazione che invita allo scoraggiamento e a lasciarsi cadere le braccia".

Secondo Francesco, questa sarebbe "la psicologia del sepolcro" che "tinge tutto di rassegnazione, facendoci affezionare a una tristezza dolciastra che come una tarma corrode ogni speranza". Questa psicologia, ha detto il pontefice, sarebbe all'origine di quella che viene definita "la più grande minaccia che può radicarsi in seno a una comunità", ovvero "il grigio pragmatismo della vita, nella quale apparentemente tutto procede con normalità, ma in realtà la fede si va esaurendo e degenerando in meschinità". Il Signore, secondo il papa, non ci invita soltanto a sorprenderci, ma anche a realizzare noi stessi cose sorprendenti, spingendoci quindi a rischiare per rompere "le chiusure paralizzanti" e restituire "l’audacia capace di superare il sospetto, la sfiducia e il timore che si nasconde dietro il 'si è sempre fatto così'". La Chiesa - ha concluso il papa - deve essere giovane per spirito e non per età, animata da "innamorati di Cristo" che non hanno paura di essere "i santi di cui questa terra ha bisogno".