• IL DISEGNO DI LEGGE

Ecco la gender generation che vuole la Fedeli

La senatrice Valeria Fedeli

L'impressione complessiva che si trae dalla lettura del testo a firma del vicepresidente del Senato Valeria Fedeli intitolato "Family day. Vediamo cosa dice davvero il testo sotto accusa" è quella di un vuoto desolante, di un buco nero che deve avere inghiottito il fondamento stesso del pensiero: la logica. Per l'esponente del Partito Democratico si sarebbe organizzata una «strumentale manipolazione delle linee guida sull’educazione sessuale nelle scuole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità», «la promozione di giochi erotici da insegnare negli asili» sarebbe una delle tante informazioni «totalmente infondate», e quindi, continua, «la manifestazione è nata su una strumentalizzata e sistematica disinformazione. Sono state fatte affermazioni totalmente false, basta leggere i documenti». Accettiamo la sfida, andiamoli a leggere questi documenti. 

A pagina 35 delle Linee guida c’è il paragrafo 1.4 titolato “Come leggere la matrice”. Poco sotto si legge che «Nell’organizzare i contenuti di ciò che deve essere insegnato a una determinata età, sono state definite delle fasce di età in base ai compiti di sviluppo». A pagina 38 ha inizio la matrice, divisa in tre colonne. La prima colonna contiene «le informazioni da trasmettere». La seconda colonna contiene le competenze che i bambini debbono raggiungere e la terza gli atteggiamenti che i bambini debbono essere aiutati a sviluppare. La prima fascia è quella 0-4 anni.  Colonna 1: gli insegnanti (asilo nido) devono trasmettere ai minori informazioni aventi ad oggetto «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce e scoperta del proprio corpo e dei propri genitali» e in ordine al «diritto di esplorare le identità di genere». Colonna 2: i bambini devono raggiungere la competenza di «esprimere i propri bisogni, desideri e limiti, ad esempio nel “gioco del dottore”». Colonna 3: i bambini devono essere aiutati a sviluppare «sentimenti positivi verso il proprio sesso e il proprio genere», che ovviamente sono distinti: un conto è il sesso e un conto è il genere….

Seconda fascia: 4-6 anni. Colonna 1 gli insegnanti (scuola dell’infanzia) devono trasmettere ai minori informazioni aventi ad oggetto «amicizia e amore verso persone dello stesso sesso» e «relazioni con persone dello stesso sesso». Colonna 2: i bambini devono raggiungere la competenza di «consolidare la propria identità di genere» che ovviamente può non essere quella sessuale… Colonna 3: i bambini devono essere aiutati a sviluppare «un’identità di genere positive» sempre a prescindere da quella sessuale. Terza fascia: 6-9 anni. Colonna 1 gli insegnanti (scuola primaria) devono trasmettere ai minori informazioni aventi ad oggetto «cambiamenti del corpo, mestruazioni, eiaculazione, variabilità individuali nel decorso dello sviluppo l’idea base della contraccezione (è possibile pianificare e decidere sulla propria famiglia), i diversi metodi contraccettivi gioia e piacere nel toccare il proprio corpo (masturbazione/auto-stimolazione) amicizia e amore verso persone dello stesso sesso».

Quarta fascia: 9-12 anni. Colonna 1: gli insegnanti (scuola primaria di secondo grado) devono trasmettere ai minori informazioni aventi ad oggetto «la prima esperienza sessuale, orientamento di genere». Colonna 2: i bambini devono raggiungere la competenza di «capire la relazione tra mestruazioni/eiaculazione e fertilità e utilizzare preservativi e contraccettivi correttamente in futuro» (in futuro? E perché mai?). Colonna 3: i bambini devono essere aiutati a «sviluppare consapevolezza e accettazione dei cambiamenti e delle differenze nei corpi (dimensioni e forma del pene, del seno e della vulva possono variare considerevolmente». E così via…

Siamo sicuri che le famiglie concordino? Siamo sicuri che i genitori, unici responsabili dell’educazione per legge e per costituzione e financo per dichiarazione universale dei diritti dell’uomo concordino con quanto sopra indicato? E poi, scusate, ma perché dovremmo educare così i nostri ragazzi? Quelle Linee guida chi le ha discusse? Chi le ha approvate? Quale validazione scientifica e democratica hanno? Qual è il reale impatto sui giovani e giovanissimi di una siffatta sessualizzazione precoce? Dove sono i dati? In Gran Bretagna dopo i corsi di educazione sessuale in età scolare, si è assistito al boom delle gravidanze in giovanissima età! Una volta che i ragazzini hanno appreso a scuola quello che gli insigni scienziati dell’Oms ci propongono di insegnare loro, per quale ragione non dovrebbero passare dalla teoria alla pratica? Quali sarebbero i meccanismi di protezione da applicare? I penosi riferimenti al «rispetto per i valori», perché mai non dovrei giocare al dottore con la mia amichetta o tre miei compagni visto che proprio la maestra ce lo ha insegnato? Crediamo davvero che siamo oltre ogni limite di buon senso, e ci spiace davvero per chi non lo capisce.

Visto che la senatrice si è scomodata a preparare una proposta di legge, e visto che ci accusa di «strumentale manipolazione», attendiamo che sia lei stessa ad avere la decenza di indicarci come a un bambino di zero-quattro anni lei insegnerebbe il piacere nel toccare il proprio corpo, la masturbazione infantile precoce e a scoprire i propri genitali. E a quale scopo? Torniamo a domandare alla senatrice Fedeli, che a quanto pare è esperta della materia, e le chiediamo: che cosa significa acquisire consapevolezza dell'identità di genere? Dobbiamo intenderla secondo l’autorevole definizione dell’onorevole Scalfarotto come «la percezione che una persona ha di se? come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico» 

Se la logica ha ancora un senso, le linee guida dicono dunque che ai bambini si deve fare acquisire consapevolezza che se sono maschi possono percepirsi sia come maschi che come femmine e viceversa. Quella che lei chiama «lotta agli stereotipi» noi la chiamiamo induzione alla confusione e al disorientamento attuata su bambini in tenerissima età privi delle difese critiche per resistervi con ogni possibile quanto probabile conseguenza in termini di equilibrio e benessere psico fisico. Fanno parte dell’acquisizione alla consapevolezza dell’identità di genere anche l'inversione dei ruoli sollecitata in classe attraverso lo scambio di vestiti, il truccare i maschietti con rossetto e cipria, lo scambio dei giochi, l'abolizione della festa del papà e della mamma, l'introduzione di manuali aderenti al progetto POLITE, dove il problemino è calcolare la spesa di Rosa e dei suoi due papà e lettura delle fiabe dove due donne fanno il bambino col semino di un signore tanto gentile e due uomini fanno altrettanto grazie all'ovino di una signora tanto gentile e di un'altra che altrettanto gentilmente presta il pancino? E tutti vivono felici e contenti in un tripudio di gentilezza dove il passaggio di denaro, lo sfruttamento del bisogno, l'intenzionale rimozione della complementarietà genitoriale e della tracciabilità delle radici del bambino per magia scompaiono come sotto il mantello dell'invisibilità di Harry Potter?

É chiaro che siamo davanti ad un disegno ben preciso, come peraltro rivelato con candida nonchalance dalla stessa senatrice Fedeli quando afferma di volere educare alle differenze «destrutturando le architetture sociali che impongono la codificazione artefatta dei ruoli in nome di una presunta naturalità». Destrutturare, se le parole hanno ancora un senso, significa scomporre una struttura negli elementi che la compongono. Senatrice, dopo che grazie al suo progetto la scuola avrà scomposto la struttura dei ruoli organizzati da quella natura che lei sembra disprezzare così visceralmente, cosa propone di fare? Lasciare tutto senza più una struttura in una poltiglia informe? Oppure creare una nuova struttura basata su nuovi criteri? Nel primo caso si otterrebbe l'effetto esattamente opposto a quello annunciato: non un'esaltazione, ma l'azzeramento delle differenze. Ed è proprio questa la linea programmatica dell'ideologia di genere che lei, peraltro, dichiara inesistente. 

Nel caso invece si vogliano stabilire diversi criteri su cui strutturare l'identità, quali sono quelli che la senatrice suggerisce? Il desiderio? La volontà? E allora perché applicarli soltanto all’orientamento di genere e non ad ogni ambito? Perché, chi volesse essere alto 1,90, biondo e con gli occhi azzurri non dovrebbe avere il diritto ad essere riconosciuto come tale? Non sarebbe una discriminazione fondata su stereotipi radicati in una presunta naturalità? «Non esiste una “Teoria Gender”: esistono invece gli studi di genere»: viene da piangere a leggere un'affermazione del genere. Non sa la senatrice che gli studi scientifici procedono in genere da un'ipotesi e si propongono di verificarla? Non sa che scopo della scienza è proprio produrre teorie che diano ragione della realtà? Non sa, la senatrice che esistono quintali di pubblicazioni sulle teorie di genere? Non sa che esistono cattedre universitarie appositamente istituite? Se non ci crede, forse la senatrice fa ancora in tempo ad iscriversi al prossimo corso organizzato dal dipartimento gender della London School of Economics and Political Science intitolato "Teorie di genere nel mondo moderno: un approccio interdisciplinare". Obiettivo del corso è «consentire agli studenti di acquisire familiarità con la più completa gamma di teorie di genere». 

In calce sono riportati quattordici testi consigliati. Interessante, una delle più prestigiose università del mondo organizza un corso su una cosa che per la senatrice Fedeli, «sindacalista pragmatica» come dice di sentirsi, non esiste. Appurato che la teoria gender esiste eccome, anzi, ne esistono in realtà molte, distinguibili sulla base dei ruoli esercitati dalla biologia, la psicologia e le influenze socio-culturali (Massimo Introvigne ha prodotto un'efficace sintesi delle teorie di Judith Butler e Roberto Marchesini ha enumerato alcuni nomi del femminismo genderista), si tratta di comprendere se i gender studies hanno una metodologia valida, quali sono i limiti, se i risultati sono interpretati correttamente, o se invece sono forzati, piegati e stuprati dalla brutalità di un obiettivo politico. Figli legittimi delle teorie di genere sono anche l’adozione e la maternità surrogata per coppie omosessuali. La verità anzi, pardon, l’evidenza scientifica è tuttavia graniticamente concorde nel rilevare che il miglior ambiente di crescita e di sviluppo sano ed equilibrato per un bambino è quello in cui siano presenti il padre e la madre biologici stabilmente conviventi. Alle volte questo non è possibile, ma il nostro compito è di stimolare e sostenere la resilienza nelle situazioni di difficoltà, e non certo operare per promuovere e generare difficoltà. 

Siamo in prima fila contro il bullismo e la ingiusta discriminazione, ma il valore da proteggere non è l'omologazione, bensì il rispetto della dignità della persona. Senatrice, dia retta! Lasci perdere le tematiche radical chic e faccia qualcosa di sinistra! Provi a scrivere un ddl sul diritto dei bambini alla bi-genitorialità o sulla tutela delle donne dallo sfruttamento schiavista dell’utero in affitto. Gliene saremo immensamente grati.

 

Maria Cristina Del Poggetto, psichiatra e psicoterapeuta.

Simone Pillon, avvocato e membro del comitato “Difendiamo i nostri figli”