a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

È stato fissato al 25 giugno l’appello di una coppia di cristiani condannati a morte per blasfemia

Nell’aprile del 2014 una coppia cristiana accusata di blasfemia è stata condannata a morte dal tribunale distrettuale di Toba Tek Singh, nel Punjab, Pakistan. Shagufta Kausar e Shafqat Masih erano stati denunciati nel luglio del 2013 da un musulmano di nome Muhammad Hussain. L’uomo, un vicino di casa, sosteneva di aver ricevuto da loro mentre era in moschea a pregare un messaggio sul cellulare che conteneva espressioni offensive contro il profeta Maometto. I due coniugi negano di averlo fatto e replicano – spiega l’agenzia AsiaNews – che la falsa, gravissima accusa è una vendetta per una lite scoppiata otto mesi prima tra i loro figli e quelli dei vicini di casa. Questi per ritorsione avrebbero rubato la carta di identità della donna, depositata nell’archivio dell’ufficio in cui all’epoca lavorava. Con quel documento e quindi a suo nome è stata acquistata la scheda telefonica usata per inviare l’sms. Dopo la sentenza capitale la coppia ha presentato istanza di scarcerazione per prove insufficienti. Finalmente l’Alta Corte di Lahore ha fissato l’udienza di appello che inizierà il 25 giugno. Li difende Saiful Malook, l’avvocato di Asia Bibi, rientrato in Pakistan benché in Europa gli fosse stato offerto asilo per sottrarlo alle minacce di morte rivoltegli dai radicali islamici che non gli perdonano di aver difeso Asia Bibi fino all’assoluzione. Dopo la condanna a morte della coppia, Paul Bhatti, consigliere speciale del primo ministro Imran Khan, e presidente dell’Alleanza pan-pachistana delle minoranze, Apma, aveva espresso preoccupazione per questa e altre denunce palesemente infondate. La Apma, aveva detto “respinge con forza queste condanne. Ora servono risposte concrete: per prima cosa, bravi avvocati che siano all’altezza di difendere gli imputati”. Paul Bhatti è il fratello di Shahbaz Bhatti, il ministro delle minoranze assassinato nel 2011 pochi mesi dopo l’omicidio del governatore del Punjab Salman Taseer: entrambi uccisi per aver chiesto l’assoluzione di Asia Bibi e la revisione della legge sulla blasfemia.