• NEGLI USA

E l’ateneo cattolico annunciò il «fidanzamento» gay

La rivista per ex studenti della Mount Saint Mary's University, nel Maryland, pubblica l’annuncio del «fidanzamento» di due uomini, facendo sobbalzare molti che si sono formati nell’università cattolica. La vicenda è segno che dall’“accoglienza” si è già passati alla legittimazione di uno stile di vita contrario al disegno di Dio, offuscando la verità. Che deve tornare centrale, per il bene di tutti.

In principio era la “misericordia”, poi venne l’accoglienza, quindi l’apertura e, infine, la vera e propria legittimazione. Si potrebbe sintetizzare così l’infelice parabola discendente che un certo mondo cattolico sta compiendo nei confronti delle coppie omosessuali, ormai a un passo dal riconoscimento vero e proprio. Che si stia andando in questa direzione è provato da quanto da poco apparso su Mount, rivista per ex studenti della Mount Saint Mary's University, un'istituzione universitaria cattolica nel Maryland.

Che cosa è stato pubblicato? Semplice: l’annuncio di «fidanzamento» di Patrick Decker e Robert Tonnesen, una coppia gay. Una trovata che ha fatto letteralmente sobbalzare molti che si sono formati alla Mount St. Mary's, alcuni dei quali hanno preso carta e penna per esprimere tutta la loro incredulità. Così ha per esempio fatto Theresa Stief, laureatasi nel 1986, la quale ha deciso di rivolgersi direttamente a Timothy Trainor, presidente dell’istituzione cattolica. «Mi ha rattristato profondamente», ha scritto a Trainor la Stief, «vedere riportato, insieme agli annunci di nascite e matrimoni e risultati professionali, un evento che celebra uno stile di vita che è antitetico ai valori cui è ispirata questa rivista».

L’ex studentessa ha quindi continuato sottolineando che «lo stile di vita di due laureati che scelgono di abbracciare la loro attrazione per lo stesso sesso nega la loro dignità di figli di Dio e non permetterà mai a loro di essere pienamente conformi al progetto di Dio per loro». «Celebrare questa scelta», ha inoltre aggiunto la donna, «è come celebrare qualcuno che ha scelto di abbracciare il proprio alcolismo, la propria tossicodipendenza, la propria depressione clinica. Questo non è qualcosa che meriti di essere festeggiato; questa è una richiesta di aiuto».

Parole senz’altro nette, quelle della Stief. Non si può purtroppo dire lo stesso delle dichiarazioni di Donna Klinger, responsabile delle relazioni pubbliche dell’istituto, la quale è intervenuta spiegando che la Mount St. Mary's è per «l'ospitalità verso tutti, indipendentemente dal background religioso», con la conseguenza che «filtrare le notizie per rifiutare tutto ciò che non segue l'insegnamento cattolico priverebbe tutti dell'apprendimento delle pietre miliari della vita, non solo delle persone che sono nelle relazioni omosessuali, ma anche di quanti sono divorziati o in seconde nozze, e di quelli che hanno figli fuori dal matrimonio». Come a dire: siccome i peccatori e i non fedeli all’insegnamento della Chiesa oggi sono numerosi, che sarà mai un po’ di visibilità pure alle coppie gay?

Dinnanzi a tutto ciò, LifeSiteNews, il portale che ha raccontato dell’incredibile annuncio sulla rivista Mount, ha provato a contattare, per avere un commento, monsignor William Lori, l'arcivescovo di Baltimora. Un tentativo del tutto sensato (Lori è membro del Board of Trustees della scuola, che funge anche da cancelliere del Mount St. Mary's Seminary che, benché separato, condivide il campus di Mount St. Mary), ma purtroppo risultato infruttuoso dato che l’arcivescovo ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Imbarazzo? Volontà di gettare acqua sul fuoco? Non è dato saperlo.

Quel che è certo è che quanto sin qui raccontato è solo apparentemente un piccolo scandalo di un magazine di un’università cattolica; si tratta invece di un triste segnale - l’ennesimo, purtroppo - dello scivolamento (im)morale di un cattolicesimo che non se la sente più di chiamare le cose con il loro nome; neppure dinnanzi a peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. L’ecclesialmente corretto sta cioè proseguendo la propria opera di eclissi della fede oltre che della ragione, con il cristianesimo ridotto a dottrina dei buoni sentimenti e dell’«ospitalità verso tutti». Un processo che, per il bene della comunità cristiana, è bene avversare affinché s’interrompa al più presto. E al centro del dibattito torni quella verità, anche morale, da tempo divenuta impronunciabile.