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Droga libera, Borsellino smentisce Saviano e Maniero

Roberto Saviano intervista Felice Maniero e fanno l'apologia della droga libera come "vero incubo per la Criminalità organizzata". Una tesi già abbondantemente smentita da Borsellino.

Felice Maniero e Paolo Borsellino. Affiancare questi due nomi mette i brividi, ma la vicinanza diventa inevitabile quando si entra in un tema, quello della legalizzazione della droga, che vede questi due personaggi su posizioni opposte. Felice Maniero, l’ex boss della Mala del Brenta, ha raccontato a Roberto Saviano in una lunga intervista per Kings of Crime, come la legalizzazione delle droghe “leggere” sia il vero incubo della criminalità organizzata e Paolo Borsellino, magistrato ucciso dalla mafia, riteneva «dilettanti di criminologia» coloro che pensavano, e siamo nel 1989, che con la liberalizzazione si potesse  mettere il bastone tra le ruote alla mafia.

«Forse non si riflette – diceva ancora il giudice antimafia - che la legalizzazione del consumo di droga non elimina affatto il mercato clandestino, anzi avviene che le categorie più deboli e meno protette saranno le prime ad essere investite dal mercato clandestino». Vediamo i curriculum dei due personaggi.

Felice Maniero (1954), detto “faccia d’angelo”, inizia la sua carriera criminale fin da adolescente costruendo un apparato criminale di stampo mafioso fino al primo arresto nel 1980 e poi diventa collaboratore di giustizia (1995). Ora è in libertà con una nuova identità e una nuova vita.

Paolo Borsellino (1940-1992) nel 1963 divenne il magistrato più giovane d’Italia e dal 1975 fu destinato al tribunale di Palermo sua città natale. Assieme a Giovanni Falcone entrano nel pool antimafia di Palermo in prima linea contro la mafia e, da questa, verranno uccisi, assieme alle loro scorte, nel 1992.

Borsellino ancora sul mercato della droga eventualmente liberalizzato dice: «Resterebbe una residua fetta di mercato clandestino che diventerebbe estremamente più pericoloso, perché diretto a coloro che per ragioni di età non possono entrare nel mercato ufficiale, quindi alle categorie più deboli e più da proteggere.

E verrebbe ad alimentare inoltre le droghe più micidiali, cioè quelle che non potrebbero essere vendute in farmacia non fosse altro perché i farmacisti a buon diritto si rifiuterebbero di vendere. Conseguentemente mi sembra che sia da dilettanti di criminologia pensare che liberalizzando il traffico di droga sparirebbe del tutto il traffico clandestino e si leverebbero queste unghie all’artiglio della mafia».

Maniero e Saviano la pensano diversamente. Ma adesso abbiamo altri aspetti da tenere in considerazione a proposito di mafie: agli inizi degli anni novanta il gioco d’azzardo non era diffuso come oggi grazie anche alla rete che ne amplifica il successo. È il gioco on line, pubblicizzato dappertutto, il nuovo business delle mafie. Questa, forse, è la prova provata che le mafie non entrano in crisi di fronte alla legalità, anzi, si allarga il mercato, aumentano gli spazi e i loro margini di manovra.

E tra Maniero e Borsellino, noi stiamo con Borsellino.