• IN OHIO

Drag queen senza show. L'ateneo dei gesuiti si scusa

Quest’anno, niente drag show alla John Carroll University, istituzione cattolica della Compagnia di Gesù. Dopo le polemiche dell'anno scorso, la direzione ha deciso di annullare, ma a malincuore. Per il solito rischio di risultare divisiva. Eppure, sulla divisione, Gesù aveva le idee chiare...

All’università, quest’anno, niente drag show. Succede negli Stati Uniti, precisamente in Ohio, dove la John Carroll University ha stabilito che lo spettacolo annuale, che vedeva le performance di uomini travestiti da donne e viceversa, non avrà luogo. Meno male, viene da commentare, dato che davvero sfugge quale mai possa essere il contributo culturale di un’esibizione che sa tanto di inno al travestitismo. Soprattutto perché non si sta parlando di un ateneo come un altro bensì – tenetevi forte – di una università cristiana. 

Eh già, proprio così: la John Carroll University è una istituzione cattolica, della Compagnia di Gesù per la precisione, tanto che quando venne fondata, nel 1886, aveva originariamente il nome di St. Ignatius College. Parliamo di oltre 130 anni fa, che però a pensarci bene sembrano millenni dato che, se in questo ateneo il drag show è stato annullato, significa solo una cosa: che prima era previsto. In effetti, era dal 2013 che alla John Carroll, in occasione delle festa annuale d’ateneo, il programma prevedeva l’esibizione di travestiti. Basterebbe e avanzerebbe già questo per gridare allo scandalo, ma non è finita qui.

Infatti l’università dei gesuiti non ha sospeso il drag show per via di un ripensamento interno o in conseguenza di qualche richiamo superiore – come ci sarebbe da aspettarsi -, no: l’annullamento dello spettacolino in salsa Lgbt è avvenuto in conseguenza della polemica dello scorso autunno, quando alcuni studenti del campus universitario hanno iniziato a porsi la domanda più banale e al tempo stesso l’unica davvero importante, e cioè: che diamine c’azzecca con un ateneo cattolico un drag show? 

Ad avviare quello che sarebbe esploso come uno scandalo è stato su The Carroll News, il giornale del campus, non qualche ingrigito e vecchio conservatore ma uno studente con la passione della scrittura, Declan Leary, il quale, in un intervento significativamente intitolato «Drag queens and Jesuits», non è riuscito a trattenere la sua incredulità: «Non posso fare a meno di domandarmi chi ha ritenuto una buona idea dar modo a degli adulti vestiti da donne esibirsi in un campus cattolico. È una terrificante testimonianza del decadimento della nostra fede e della nostra università».

Parole, queste, che - come ultimamente spesso capita quando si afferma una scomoda verità -, hanno scatenato il finimondo, con The Carroll News sommerso di lettere di protesta. Una missiva firmata non da qualche militante Lgbt bensì addirittura da un professore accusava Leary di fare «della putrida retorica». Tutto e solo perché questo giovane ha osato evitare di fingere di non vedere quanto sia assurdo che un ateneo cattolico ospiti iniziative al limite, e anche ben oltre, l’osceno.

Sta di fatto, per tornare a noi, che alla Carroll University il purtroppo consueto drag show quest’anno non si terrà. E questo ufficialmente – come si diceva poc’anzi – per un ravvedimento bensì, ha detto un portavoce dell’ateneo, per evitare «divisioni». Fonti della stessa università hanno fatto ad ogni modo sapere che si sta lavorando «con ex studenti ed esperti per promuovere la comprensione di diversi punti di vista relativi alla sessualità, alla fede, all'inclusione e al rispetto». Nessuna vera e propria marcia indietro, insomma  rispetto ad uno spettacolo semplicemente indecente insomma, ma solo la volontà di ricalibrare meglio tutto quanto affinché sia meno «divisivo».

Ora, non occorre essere moralisti, crediamo, per ritenere tutto ciò allarmante. Sembra infatti che il solo criterio morale rimasto in piedi in non pochi ambienti cattolici per giudicare un comportamento o un’iniziativa sia la sua portata «divisiva». E pensare che quel Gesù a cui proprio la Compagnia responsabile della John Carroll University esplicitamente si ispira affermava di non essere venuto «a portare pace sulla terra, ma una spada» (Matteo 10,34). Che sia arrivato il momento di accantonare anche Lui per non creare troppe «divisioni»? Sempre che tale accantonamento non sia già avvenuto, s’intende.