• GIORNATA NAZIONALE

«Dona un farmaco a chi ha bisogno»

Sabato 9 febbraio si è tenuta in tutta Italia la Giornata di Raccolta del Farmaco: oltre 3300 farmacie coinvolte, con 12200 volontari per garantire farmaci a 1500 enti assistenziali che raggiungono 500mila persone indigenti. La testimonianza del direttore del Banco Farmaceutico, Marco Malinverno.

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“Quando ho cominciato non potevo immaginare la ricchezza umana che avrei incontrato, e il miracolo quotidiano di questa opera”. Così Marco Malinverno, direttore nazionale della Fondazione Banco Farmaceutico esprime la soddisfazione per il lavoro di una onlus che in tredici anni di vita ha recuperato tre milioni di confezioni di farmaci da destinare alle persone indigenti, farmaci altrimenti destinati alla discarica.

E domani, 9 febbraio, è un giorno importante perché si svolge la Giornata nazionale di Raccolta del Farmaco: una grande mobilitazione che vede coinvolte oltre 3300 farmacie in 1200 comuni di tutta Italia e 12200 volontari, per permettere a ogni cittadino di donare un farmaco a chi ne ha bisogno (qui si può trovare l'elenco delle famacie aderenti). Il gesto è molto semplice: chiunque nella giornata del 9 febbraio può recarsi in farmacia – quelle che espongono la locandina del Banco Farmaceutico – per acquistare uno o più farmaci da donare a chi ne ha bisogno. Saranno un volontario e lo stesso farmacista ad indirizzare la scelta a seconda delle necessità degli enti di assistenza. Sì, perché tutti i medicinali raccolti vengono immediatamente destinati agli enti collegati sul territorio che, a loro volta, li distribuiranno alle persone indigenti secondo il loro bisogno.

Attualmente con il Banco Farmaceutico sono convenzionati 1500 enti caritatevoli, con un totale di 500mila persone che beneficiano dei farmaci donati. E’ una macchina organizzativa complessa e il Banco Famaceutico ne è il motore, il punto di raccordo. Malinverno ne è direttore da poco più di un anno, e ha in testa mille progetti per rendere la Fondazione sempre più efficace nel rispondere ai bisogni che incontra: “La nostra forza è affidare l’opera a una paternità più grande”, dice. E come segno visibile di questo affidamento, mercoledì 6 febbraio, accompagnato dalla responsabile del Banco Farmaceutico di Roma Consuelo De Lorenzi, ha partecipato all’udienza generale di papa Benedetto XVI al termine della quale ha consegnato mille confezioni di farmaci al Papa destinati alle Suore di Madre Teresa di Calcutta, che in Vaticano gestiscono il centro Dono di Maria. «Gli ho raccontato chi siamo e della Raccolta, e ho chiesto di pregare per noi. Mi ha stretto le mani, e ci ha benedetti», ricorda Malinverno: «Il suo sguardo e le sue parole mi hanno commosso. In quel momento è stata evidente l’origine del nostro impegno sociale».

E l’impegno è decisamente grande: i recenti dati dell’Istat parlano di 8milioni e 170mila italiani in condizioni di povertà, un cui aspetto – spesso ignorato o sottovalutato – è appunto la povertà sanitaria: quando i soldi non bastano per vivere,  i farmaci sono la prima spesa che salta, ancor prima del cibo. Parliamo soprattutto di quelli da automedicazione, che sono poi l’oggetto della Giornata di Raccolta del Farmaco: «Spesso non ci si fa caso, ma nel bilancio di una famiglia – dice Malinverno – hanno un peso rilevante. Quando parliamo di povertà sanitaria pensiamo ad esempio a chi non può permettersi neanche un antipiretico per tenere sotto controllo un’influenza. Con la crisi che stiamo vivendo questo bisogno è sempre più pressante». E ad aggravarla c’è un altro fattore importante: «Il venir meno dei valori fondamentali – dice Malinverno -: operando sul campo è evidente la povertà che viene generata, ad esempio, dalla crisi della famiglia, con un aumento impressionante di senzatetto, come testimoniano i dati della Caritas». E già, perché quando si parla dell'importanza dei princìpi non negoziabili è anche a questo che si fa riferimento.
Proprio per questo bisogno enorme e crescente l’attività della Fondazione Banco Farmaceutico va ben oltre la Giornata di Raccolta: «Vogliamo essere un’opera capace di una presenza continuativa sul territorio a fronte di una necessità sempre più evidente, anche dalle domande degli enti, soprattutto farmaci di automedicazione», spiega Malinverno.

Un lavoro importante è già iniziato con le aziende farmaceutiche, cercando di favorire le donazioni dirette che poi dal Banco Farmaceutico vengono smistate verso gli enti assistenziali: «Per le aziende non è una scelta immediata, in Italia non c’è una cultura della responsabilità sociale dell’impresa. Eppure la donazione aziendale, oltre ad essere un’opera buona ha anche un suo ritorno economico». In che modo? «Intanto il mercato della donazione non interferisce con l’attività profit delle aziende, perché parliamo di farmaci che resterebbero invenduti; inoltre donandoli, l’azienda risparmia sui costi di magazzino e di smaltimento – che peraltro sono rilevanti nel bilancio dell’azienda -, perché si tratta di farmaci destinati alla distruzione». E già il Banco Farmaceutico gestisce donazioni aziendali annue (in questo caso anche farmaci da prescrizxione come gli antibiotici) per un valore di 5 milioni di euro.

All’orizzonte c’è poi un altro settore di impegno, il recupero dei medicinali dai privati: «Credo che in tutte le famiglie abbiamo una certa quantità di farmaci validi che però non vengono più usati, in genere avanzi di una terapia già svolta e terminata. Stiamo lavorando per rendere possibile portare queste confezioni nelle farmacie convenzionate con il Banco Farmaceutico. Stiamo iniziando con Roma, poi man mano dovremmo proseguire con Napoli, Torino e poi via via tutte le città dove troveremo collaborazione da parte degli enti locali».

E a proposito di collaborazione forse la cosa più positiva che sta accadendo è vedere il coinvolgimento di tutti: «In tempi di crisi è facile cedere alla tentazione di chiudersi in se stessi, cercare il proprio interesse senza stare troppo a guardare ai bisogni degli altri – dice Malinverno – e invece quello che sta accadendo attorno al Banco Farmaceutico è il dilatarsi del cuore delle persone, a cominciare dai farmacisti, ad esempio, la cui adesione alla Giornata di raccolta del farmaco è in aumento: quest’anno aderiscono cento farmacie in più rispetto all’anno scorso e la presenza si è allargata ad altre quattro province, che ora diventano 89. E’ davvero un miracolo e dà ragione anche alla modalità di presenza del Banco Farmaceutico, perché la donazione di un farmaco è anzitutto un gesto di educazione alla gratuità per chi dona, fa bene a chi dona, come dice anche la nostra pubblicità».