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Dignità umana, finalmente se ne riparla

La "Dichiarazione di Punta del Este" e una ricerca italiana che ha portato alla creazione di un Indice globale della Dignità umana, sono due esempi di un rinnovato interesse ad approfondire un tema che è la fonte di ogni diritto.

La fonte di ogni diritto, la Dignità Umana è tornato prepotentemente nel dibattito culturale, anche se non mass mediatico, in questi ultimi mesi. In particolare, le celebrazioni del 70° Anniversario della Dichiarazione dei diritti umani ha stimolato discussioni non banali e ricerche statistico metodologiche importanti per ‘ricentrare’ un tema cruciale ed oggi ancor più messo in discussione da una devastante cultura giuridica dei ‘diritti insaziabili’ e della ‘cosificazione’ degli esseri umani, a partire dai più deboli.

Due esempi notevoli di questa ripresa di discussione e valorizzazione sulla dignità umana sono state recentemente pubblicate. La prima è la ‘Dichiarazione di Punta del Este’, del 10 dicembre 2018, una dichiarazione sulla dignità umana per chiunque e ovunque. Un testo notevole che è stato frutto di un percorso svoltosi nell’anno 2018 e che ha riguardato professori universitari, politici e leaders civili di diverse religioni e parti del mondo e che parte dal riconoscimento che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani “continua essere un criterio comune di successo per tutti i popoli e tutte le nazioni, così come ogni individuo e ogni organismo e settore della società; mantenendo la costante attenzione alla centralità della Dichiarazione , ci si deve sforzare di insegnare ed educare a promuovere il rispetto di questi diritti e libertà e attraverso progressive  misure, locali, nazionali e internazionale, per garantire la loro universalità ed efficacia, riconoscimento e rispetto". Tra i firmatari anche Lord David Alton, punto di riferimento politico indiscusso per i cristiani inglesi, e Joan Figel, Commissario speciale della Commissione EU per la libertà religiosa nel mondo (clicca qui). 

Con chiarezza e dopo moltissimi seminari, discussioni e confronti avvenuti in tutto il mondo, i firmatari della dichiarazione ribadiscono, tra l’altro, che “la promozione della dignità umana è anche una responsabilità di tutti i settori della società e di ognuno di noi come esseri umani. Farlo è la chiave per proteggere i diritti inalienabili di tutti i membri della famiglia umana e rimane il fondamento della libertà, giustizia e pace nel mondo… La dignità intrinseca di ogni essere umano è stata l'idea chiave che ha contribuito a generare un accordo e un'intesa comune al momento dell'adozione del testo sui diritti umani di tutte le persone, nonostante la diversità e le profonde differenze, nonostante le divergenze politiche e sistemi legali. La dignità umana per tutti ovunque è preziosa come punto di partenza per esplorare e comprendere il significato dei diritti umani, come base per la ricerca terreno comune per quanto riguarda i diritti umani e il consenso sul loro contenuto e significato…(il) rispetto umano e la dignità per tutti ovunque facilita le discussioni su diverse concezioni di condivisione valori. La dignità umana è un concetto ampio che tuttavia invita a una riflessione approfondita all'interno…La dignità umana per tutti ci ricorda che i diritti umani lo sono universali, inalienabili, indivisibili, interdipendenti e interrelazionali…La dignità è una parte essenziale di ciò che significa essere umani”. (clicca qui

Proprio a partire da questi concetti fondamentali è decollato e si è via via approfondita la ricerca guidata dalla Fondazione Novae Terrae in collaborazione con il Centro di ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia della Universià Cattolica e molti esperti (filosofi, giuristi, statistici, sociologi) nel primo tentativo mondiale di ‘misurare’ se e come la dignità umana venga rispettata nel mondo.

Pubblicata nel gennaio del 2019, la ricerca ha avuto una particolare attenzione da parte di organi di stampa cattolici ma anche laici in diversi paesi. Si tratta, in questa ricerca di valutare la misurabilità e l’efficacia delle azioni di Stati e Governi nel rispettare e promuovere la dignità umana dei propri cittadini. strumento di valutazione delle iniziative internazionali, delle politiche pubbliche e condizioni socio-economiche di ciascuno dei paesi presi in considerazione, con auspicio che esso possa essere da stimolo per le leadership politiche e sociali e per l’intera comunità dei cittadini per promuovere misure e azioni che meglio rispettino la dignità umana. Un diritto e dovere di tutti. (Assemblea Generale UN, 1998).

Le elaborazioni statistiche sistematiche delle fonti selezionate in base alla loro comparabilità confrontano più di 180 paesi misurandone il grado di rispetto della dignità umana, si suddividono in quattro grandi aree e in successive 10 aree tematiche nelle quali si identificano la vita e la dignità delle persone, dall’inizio della vita alla possibilità di realizzarsi in una società coesa. La ponderazione con altri indicatori sulle ineguaglianze, la libertà d’impresa e di educazione completano la ricerca che si fonda su una solida piattaforma di 40 indicatori statistici e molteplici fonti internazionali. Ne emerge un ranking dei paesi del mondo e del grado di rispetto della dignità umana all’interno dei singoli contesti nazionali e regionali (clicca qui). 

Esperti di varie discipline e di diverse università hanno contribuito ad approfondire la ricerca apportando il proprio contributo e arricchendo l’Indice Globale sulla Dignità Umana delle analisi specifiche delle discipline filosofiche, sociologiche, statistiche, economiche e giuridiche. Si va dalla prof.ssa Giovanna Rossi al prof. Giancarlo Blangiardo, dal prof. Rocco Buttiglione ai prof. Nicolussi, Felice, Rusconi sino al Direttore del CISF Francesco Belletti e allo statistico dott. Montrasio. Una ricerca che vede unita per la prima volta l’analisi sui dati ma anche riflessioni di diversa natura e su diversi argomenti che aiutano a comprendere a fondo l’importanza cruciale di oggi del rispetto della Dignità umana di ogni essere vivente e per tutto l’arco della vita, dal concepimento alla morte naturale.

L’idea da cui parte l’Indice Globale della Dignità umana è che la 'vita umana, qualsiasi vita umana, vada anzitutto tutelata sin dall’ origine (Area 1:“La dignità al momento dell’inizio della vita”). Tale assunto non è tuttavia sufficiente: le stesse vite umane devono infatti potersi esprimere, in tutte le fasi dell’esistenza, all’interno di società più eque e sostenibili (Area 2 : “La dignità delle prospettive di vita di ogni 'uomo o donna”). La crescita personale e il benessere collettivo vanno favoriti garantendo ad ogni abitante del pianeta condizioni  di vita dignitose e libertà di scelta (Area 3: “La dignità  della libertà di scelta e possibilità di realizzazione”). Non solo: la qualità della vita deriva anche, in modo decisivo nelle moderne “società liquide”, dai valori e dalle percezioni che in ogni contesto tendono a prevalere (Area 4:“La dignità di una vita felice in una società coesa”). Il  Regno Unito è il Paese dove, in base ai risultati della nostra misurazione, le condizioni di vita sono più dignitose; viceversa, il Chad è quello dove sono meno garantiti gli standard per condurre un’esistenza dignitosa.

Rispetto alla prima area di indicatori (Inizio della vita) il Cile si pone al primo posto, seguono Irlanda e Malta. Teniamo conto che i dati non potevano contemplare né il risultato del Referendum favorevole all’aborto irlandese, né la sua nuova legislazione, né i dati statistici (non ancora disponibili). L’Italia, 35° nel ranking generale sul rispetto della Dignità Umana si trova al 69° posto per l’Inizio della vita, 28° per prospettive di vita di uomo e donna, 49° per libertà e possibilità di scelta e solo al 50° nell’area sulla vita felice e società coesa (clicca qui).