• LO SCONTRO CON LE TOGHE

Diciotti, il "regalo" dei giudici a Salvini

Chiedendo di processare Salvini i giudici gli hanno fatto un enorme regalo, servito su un piatto d’argento in campagna elettorale. I pentastellati si trovano invece tra l’incudine e il martello. E il consenso del leghista è destinato ad aumentare ancora. 

Il caso Salvini ha implicazioni giudiziarie ma è soprattutto un caso politico. La giunta per le elezioni e le immunità parlamentari del Senato esaminerà mercoledì prossimo la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’Interno, avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania per la vicenda della nave Diciotti.

A detta di moltissimi opinionisti di politica, si tratta di un regalo enorme al leader della Lega, servitogli su un piatto d’argento peraltro in campagna elettorale.  Non a caso il diretto interessato ha subito reagito spavaldo: "Non ho bisogno di protezione, altri chiedevano l'immunità perché rubavano, io invece ho applicato la legge da ministro. E ritengo di aver applicato la Costituzione che prevede la difesa della patria".

E’ la riprova di quanto, abilmente, il Ministro dell’Interno intenda strumentalizzare a suo favore quella che ritiene "una palese invasione di campo da parte di un potere dello Stato nei confronti di un altro potere dello Stato", preannunciando che andrà avanti fino in fondo senza sottrarsi ai giudici.

Continuerà a parlare di emergenza migranti, di difesa dei confini italiani e della legalità internazionale, contro le Ong, i trafficanti, i governi stranieri. I giudici del Tribunale dei ministri di Catania offrono al Ministro dell’Interno un palcoscenico preziosissimo per lanciare i suoi anatemi, trasformare le udienze in comizi, chiedere agli italiani un plebiscito su di lui, nascondere all’opinione pubblica gli effetti negativi delle misure economiche varate dal governo e trasformare in propaganda ogni azione di governo.

Tra i primi risvolti politici di questa delicata vicenda c’è l’ulteriore sovraesposizione mediatica di Salvini. Come detto, infatti, la reazione del leader del Carroccio era prevedibile. Lui in questo modo si accredita agli occhi dell’opinione pubblica quale “martire” dei giudici, per aver difeso i confini nazionali e gli interessi del popolo. Potrà fare una campagna elettorale tutta da vittima, incentrata sulla persecuzione giudiziaria. Un “dejà vù” che riporta le lancette dell’orologio della politica nazionale agli anni dei governi Berlusconi, quando i media si accanivano contro l’allora premier anche per vicende di vita privata, finendo per rafforzarlo e per farlo apparire un perseguitato dai giudici.

E qui arriviamo al secondo risvolto: il riesplodere delle polemiche sulle continue invasioni di campo tra giustizia e politica. Le posizioni dell’Associazione nazionale magistrati e delle Camere penali tradiscono imbarazzo e rischiano di gettare altra benzina sul fuoco del dibattito politico nelle prossime ore.

La situazione attuale, però, è profondamente diversa rispetto all’epoca del berlusconismo imperante. Anzitutto perché Salvini è alleato di una forza politica che sul giustizialismo ha costruito le sue fortune politiche e che ora è in forte difficoltà con i suoi elettori, abituati agli osanna nei riguardi dei giudici e disorientati dal contratto di governo con un partito, la Lega, al centro di alcune delicate vicende giudiziarie, come quella dei fondi spariti. In secondo luogo perché Berlusconi era accusato di aver violato la legge per perseguire i suoi interessi personali, non quelli del Paese.

L’interrogativo di fondo, quindi, non è tanto se Salvini verrà processato o no. Pare che su questo non ci siano dubbi. Problemi di numeri a Palazzo Madama comunque non ce ne saranno perché Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono già espressi in favore di Salvini. Semmai andrà verificato come voteranno i Cinque Stelle nella giunta al Senato. I pentastellati si trovano tra l’incudine e il martello: se esprimessero un voto pro-Salvini sarebbe un vero raggiro agli elettori, una giravolta rispetto alle tradizionali posizioni grilline di appoggio a tutte le richieste di autorizzazione a procedere, anche nei riguardi di ministri; se però gli votassero contro, entrerebbero in rotta di collisione con l’alleato e a quel punto diventerebbe difficile proseguire l’esperienza di governo comune.

Pertanto è facile prevedere ulteriori lacerazioni nelle fila pentastellate, soprattutto se uno sbilanciamento pro-Salvini dovesse provocare ulteriori emorragie di voti nei sondaggi e, fra qualche mese, nelle urne europee.

Per ora il Movimento Cinque Stelle si mantiene cauto nei giudizi: "Faremo una riunione per prendere questa decisione dopo aver ascoltato la giunta", chiarisce il senatore pentastellato Gianluca Castaldi, ma è evidente che si tratta di una tattica dilatoria per capire bene come limitare i danni con l’elettorato, sempre più deluso per l’incoerenza mostrata da molti esponenti pentastellati su vari fronti dell’azione di governo.

Se dunque l’obiettivo di Salvini è di bissare il 40,8% raggiunto 5 anni fa da Renzi alle elezioni europee, il traguardo appare tutt’altro che irraggiungibile.