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Dice "no" all'evento gay e la scuola punisce il figlio

Una scuola londinese davanti alle proteste delle famiglie per la decisione di portare i bimbi a un pride Lgbt ha ripiegato senza avvisare su un altro evento arcobaleno. Una mamma ha protestato e il figlio è stato messo in castigo quattro ore: con lei alcuni genitori, mentre altri temono la persecuzione.

Una mamma cristiana ha protestato perché suo figlio, un bambino di 5 anni, è stato costretto da una scuola londinese a partecipare a un evento gay, tenutosi lo scorso 29 giugno. Il suo dissenso ha avuto delle conseguenze. Suo figlio è stato messo in punizione complessivamente per quattro ore. E quando la mamma, Izoduwa Adhedo, di origine nigeriana, ha cercato di parlare con i responsabili della scuola, la Heavers Farm Primary School, per discutere i motivi della punizione, le è stato impedito l’ingresso. Già così sembra una storia che supera i confini della realtà, ma i particolari rendono il tutto perfino più inquietante.

Inizialmente la scuola londinese aveva inviato una lettera alle famiglie per invitarle alla parata Proud to be me («Orgoglioso di essere me»), prevista per il pomeriggio del 29 giugno e collegata alle varie celebrazioni che hanno preceduto il gay pride londinese di luglio. Di fronte alla protesta di un gruppo di genitori, la preside Susan Papas ha fatto solo un parziale dietrofront: ha lasciato perdere il corteo del pomeriggio, temendo che le famiglie dissidenti potessero organizzare una contromanifestazione rovinando il clima di allegra propaganda gay, e ha programmato un altro evento simile per la mattinata. Credete che abbia informato i genitori? Macché. Le famiglie sono state avvisate via sms solo dopo che si era tenuta la celebrazione mattutina dell’«orgoglio» Lgbt, perché - si è giustificata poi la preside in un’intervista con l’Independent (giornale schieratissimo per la causa arcobaleno) che rasenta il ridicolo - i genitori contrari potevano fare «qualcosa di inappropriato davanti ai bambini». Il messaggio conteneva pure l’invito a presentarsi comunque nel pomeriggio per capire il lavoro fatto dalla scuola sulla «diversità».

Riassumiamo la logica di questa preside particolarmente liberal: prima il tuo bambino di 5 anni partecipa a un evento gay contro la tua volontà e senza che io ti avvisi, poi ti invito a venire a scuola così magari ti convinco che ho ragione io e la prossima volta non complichi i miei piani "educativi" sui tuoi figli. Alla parata mattutina del 29 giugno non c’erano i genitori ma al loro posto c’era un parlamentare dichiaratamente gay, di nome Steve Reed, che la mattina stessa ha pubblicato un tweet ringraziando lo staff e i bambini della scuola «per la loro celebrazione del Pride» e dicendosi «molto orgoglioso di loro per aver difeso l’uguaglianza e la diversità». Il tweet era accompagnato dalla foto con decine di bambini aventi un copricapo arcobaleno fatto probabilmente in classe (che sarebbe pure simpatico se non fosse per la diabolica corruzione del significato che vi è dietro) e la classica bandiera Lgbt sullo sfondo.

I genitori che hanno osato protestare sono stati trattati «in modo sprezzante» e «tormentati», come ha riferito il Christian Legal Center (CLC), un’associazione giuridica che difende i cristiani e si sta occupando del caso. Quando il 19 settembre la Adhedo è andata a esprimere le sue preoccupazioni alla Papas, è stata affrontata da un’insegnante - figlia della stessa preside - che indossava una maglietta con questa scritta: Why be racist, sexist, homophobic or transphobic, when you can just be quiet? [«perché essere razzista, sessista, omofobo o transofobo (nella neolingua crediamo si traduca così, ndr), quando puoi stare zitto?»]. Sorvoliamo sul calderone concettuale rappresentato artatamente da questa maglietta cara alle associazioni Lgbt, che per il resto - in quanto alla tanto declamata «tolleranza» e «libertà» che chiama «omofobia» qualsiasi voce dissonante - si commenta da sé.

L’8 ottobre la scuola ha inviato una lettera alla Adhedo «che sostanzialmente respinge la sua denuncia» (come ha riferito Roger Kiska del CLC, parlando con Life Site News), con l’argomentazione che siccome i gay pride aziendali sono considerati accettabili, allora essi vanno considerati accettabili anche a scuola. Non fa una grinza…In quello stesso giorno, al figlio della Adhedo è stata comminata la prima punizione di tre ore, cui si è aggiunta un’altra ora di castigo il giorno seguente. Il 12 ottobre la madre cristiana è andata a scuola per avere spiegazioni, ma appunto le è stato negato l’accesso. È stato allora che lei e il marito hanno deciso di non far andare più il loro bambino alla Heavers Farm Primary School.

Il CLC sta valutando un’azione legale contro la scuola londinese, che «sta forzando un’agenda Lgbt molto aggressiva su bambini sotto i 12 anni di età in una maniera tale da compromettere i diritti genitoriali e perseguitare i genitori». L’associazione giuridica cristiana ha detto anche che, nonostante siano almeno una decina le famiglie ad aver protestato contro la celebrazione obbligatoria dell’evento gay, gli altri genitori sono riluttanti a parlare con la stampa perché temono che i loro figli possano essere «ulteriormente perseguitati e/o espulsi». Come ha spiegato la Adhedo, «dopo che mi sono lamentata del fatto che il mio bambino sia stato costretto a partecipare a un evento che va contro le nostre convinzioni cristiane, l’atteggiamento della scuola nei miei confronti è cambiato completamente. Conosco altri genitori che hanno paura di parlare a causa del modo in cui la scuola mi ha trattato». E ha poi aggiunto: «Non stavo nemmeno cercando di fermare l’evento del [gay] pride. Volevo solo che mio figlio ricevesse un’istruzione, piuttosto che un indottrinamento». Ma si dà il caso che sia proprio l’indottrinamento, a partire dai più piccoli, un caposaldo dell’agenda Lgbt.