• IL VIAGGIO APOSTOLICO

Dialogo fra fedi e migranti nel Marocco del Papa

Via al viaggio apostolico in Marocco di Papa Francesco. Iniziato in aereo con una domanda sul congresso delle famiglie: «Non me ne occupo, bene Parolin». E davanti al re ha auspicato opportunità per promuovere il dialogo interreligioso. Appello per i migranti. 
-L'ELOGIO AI CATTOLICI MAROCCHINI di Suad Sbai 

La sua 28esima Visita Apostolica internazionale è iniziata ieri. L'aereo papale è atterrato a Rabat dove ad attenderlo c'era il re Mohammed VI. Durante il volo non è mancato il consueto saluto del papa ai giornalisti accreditati. L'inviata de "Il Messaggero" è riuscita a chiedere a Bergoglio un parere sul concomitante Congresso Mondiale delle Famiglie. Questa la risposta testuale: "Non me ne sono occupato. Ho letto la risposta del segretario di Stato sul convegno di Verona e mi è sembrata equilibrata".

A proposito del Wcf2019, il cardinale Parolin aveva dichiarato di condividere la sostanza dell'evento, ammettendo la possibilità di differenze nella scelta delle modalità. Arrivato a Rabat, papa Francesco ha pronunciato un discorso durante la cerimonia di benvenuto a  Esplanade de la Tourassan. Rivolgendosi al re, alle altre autorità presenti e al popolo marocchino tutto, Bergoglio ha spiegato di considerare questo viaggio in terra maghrebina come un'opportunità per promuovere il dialogo interreligioso e la conoscenza reciproca tra i fedeli delle nostre due religioni" nell'anniversario degli 800 anni dall'incontro tra San Francesco d’Assisi e il Sultano al-Malik al-Kamil. Il papa ha parlato di "coraggio dell’incontro e della mano tesa" come "via di pace e di armonia per l’umanità, là dove l’estremismo e l’odio sono fattori di divisione e di distruzione".

Auspicando l'apertura di una strada segnata dalla "collaborazione proficua e rispettosa" tra tutti i credenti, Francesco ha visitato StartFragmentl'Istituto Mohammed VI; la prima volta di un papa che mette piede in una scuola per imam. L'istituto in questione è da tempo indicato come un modello di formazione per predicatori ispirato ad un Islam moderato e dialogante. Questa, d'altra parte, è l'immagine che il sovrano ci tiene a trasmettere del suo Paese. Difatti, la Carta Costituzionale del 2011 riconosce l'Islam come religione di Stato ma garantendo a tutti i cittadini la libertà di culto. Tuttavia, questo non è bastato a rendere il Marocco immune dal fondamentalismo come ha dimostrato il brutale omicidio di due turiste scandinave che ha shockato l'Occidente lo scorso dicembre. La prima giornata magrebina del papa, che accanto alla visita alla scuola per imam ha visto anche quella presso il Mausoleo di Mohammed V, si è conclusa in serata con l'incontro con un gruppo di migranti nella sede della Caritas diocesana. D'altronde, Francesco si era occupato dell'argomento anche nel suo discorso alle autorità a Esplanade de la Tourassan, dicendo che "la grave crisi migratoria che oggi stiamo affrontando è per tutti un appello urgente a cercare i mezzi concreti per sradicare le cause che costringono tante persone a lasciare il loro Paese, la loro famiglia". Bergoglio è tornato ad insistere sulla necessità dell'accoglienza, richiedendo "un cambiamento di disposizione verso i migranti, che li affermi come persone, non come numeri, che ne riconosca nei fatti e nelle decisioni politiche i diritti e la dignità".

Ancora una volta il pontefice ha ribadito che, a suo dire, il fenomeno migratorio non troverà mai "una soluzione nella costruzione di barriere, nella diffusione della paura dell'altro o nella negazione di assistenza a quanti aspirano a un legittimo miglioramento per sé stessi e per le loro famiglie". Concetti confermati, poi, nel già citato incontro con i migranti alla Caritas durante il quale ha parlato di "ferita grande e grave che continua a lacerare gli inizi di questo XXI secolo" di fronte a cui "l'indifferenza e il silenzio" non possono essere la risposta. "Voi - ha detto il pontefice rivolgendosi ai migranti presenti - non siete emarginati, siete al centro del cuore della Chiesa". Secondo Francesco,  "non si possono pensare strategie di grande portata, capaci di dare dignità, limitandosi ad azioni assistenzialistiche verso il migrante. Cosa imprescindibile, ma insufficiente.

È necessario che voi migranti vi sentiate i primi protagonisti e gestori in tutto questo processo". E la società deve prevenire "ogni tipo di discriminazione e sentimento xenofobo". Francesco ha auspicato il contrasto delle rotte criminali, chiedendo impegno comune contro "i mercanti di carne umana", ma ha anche sostenuto che "le forme di espulsione collettiva, che non permettono una corretta gestione dei casi particolari, non devono essere accettate", aggiungendo poi che "i percorsi di regolarizzazione straordinari, soprattutto nei casi di famiglie e di minori, devono essere incoraggiati e semplificati". Nel discorso pronunciato nella sede della Caritas, così come aveva fatto in precedenza durante quello rivolto in presenza delle autorità, Bergoglio ha elogiato il Global compact delle Nazioni unite sulle migrazioni approvato proprio a Marrakech lo scorso dicembre e definito "importante passo" sul tema, auspicando possa diventare "un punto di riferimento per l'intera comunità internazionale". Un documento siglato da 164 Paesi, ma non dall'Italia.

Altro aspetto rilevante della prima giornata marocchina del papa è stata la firma congiunta, con il re Mohammed VI, di un appello per il riconoscimento dell'unicità e della sacralità di Gerusalemme. "Devono essere conservati e promossi - si legge nel testo - il carattere specifico multi-religioso, la dimensione spirituale e la peculiare identità culturale di Gerusalemme/Al Qods Acharif”. L'appello termina con l'auspicio che "nella Città santa siano garantiti la piena libertà di accesso ai fedeli delle tre religioni monoteiste e il diritto di ciascuna di esercitarvi il proprio culto, così che a Gerusalemme / Al Qods Acharif si elevi, da parte dei loro fedeli, la preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità sulla terra”