• DOCUMENTI DECLASSIFICATI

Delitto JFK, continua la falsa narrazione sovietica

Delitto Kennedy: le prove portano a dire che venne ucciso da un lupo solitario, ma la gente vuole credere alla cospirazione. L'unico servizio segreto che potrebbe essere stato coinvolto è il Kgb, ma la gente vuole accusare la Cia. Perché, nonostante il crollo dell'Urss, è sempre il punto di vista sovietico che prevale nella storiografia.

J F Kennedy a Dallas, poco prima di morire

Sono 2800 i documenti declassificati sul caso Kennedy, a più di mezzo secolo dal suo omicidio a Dallas, avvenuto il 22 novembre 1963. Sull’uccisione del primo presidente cattolico degli Stati Uniti, si conosce il colpevole: Lee Harvey Oswald, successivamente ucciso a sua volta da Jack Ruby, nella centrale di polizia di Dallas, due giorni dopo l’assassinio del presidente. Il resto è buio. E nel buio, come sempre, si rafforzano le teorie della cospirazione.

Il gigantesco volume di documenti declassificati l’altro ieri dall’amministrazione Trump non rivela sostanzialmente nulla di nuovo. Non vi sono prove sull’esistenza di un complotto più vasto, interno o internazionale. Oswald, prima del delitto, si era incontrato, presso l’ambasciata sovietica di Città del Messico, con un agente del Kgb, un membro della sezione che si occupava delle “operazioni bagnate”, quelle che includevano anche omicidi all’estero. Ci vorranno mesi prima di consultare e ricavare qualcosa da centinaia di migliaia di pagine. Ma la declassificazione non è completa. Centinaia di documenti, su richiesta della Cia e dell’Fbi, sono rimasti coperti da segreto di Stato e lo saranno per i prossimi sei mesi. Il 26 aprile prossimo, l’amministrazione deciderà se togliere il velo anche da queste ultime carte o rinnovarlo. Perché? Perché, per una legge votata al Congresso nel 1992, il segreto di Stato doveva essere tolto dalle carte sul delitto Kennedy entro il 26 ottobre 2017. Ma la Cia e altre agenzie di sicurezza degli Usa hanno potuto ottenere, legalmente, che non venissero de-secretati documenti che possano tuttora mettere in pericolo la sicurezza di loro operativi o danneggiare la sicurezza nazionale. L’insistenza con cui le agenzie hanno chiesto a Trump di mantenere il segreto su centinaia di documenti, ha ulteriormente alimentato la principale delle teorie cospirative: quella secondo cui Kennedy è stato fatto assassinare dalla Cia. Questa tesi andrà ancora in voga per anni. Eppure, quello che sappiamo porta in tutt’altra direzione.

Le carte sul delitto Kennedy confermano, come la Commissione Warren nel 1964 e l’indagine del Congresso del 1979, che non ci fu alcun complotto. Oswald, insomma, agì da solo, di sua iniziativa, assumendosi tutti i rischi del suo gesto. Non è un caso unico nella storia americana. Il successivo tentativo (fallito) di uccidere Ronald Reagan, nel 1981, fu opera di un lupo solitario, uno squilibrato privo di movente politico. Insomma, non è affatto impossibile che Oswald, ex marine, marxista-leninista convinto, simpatizzante della rivoluzione a Cuba, nemico dichiarato del presidente che aveva umiliato i sovietici nella crisi del missili cubani, avesse sia l’intenzione sia la capacità tecnica di commettere l’omicidio. Se mai si dovesse sospettare una cospirazione più vasta, l’unica traccia di un contatto fra Oswald e un servizio segreto è, appunto, la sua visita all’ambasciata sovietica di Città del Messico. Non è una prova, ma almeno un indizio. Di contatti con la Cia, al contrario, non c’è neppure alcun indizio.

Non ci sono neppure prove che la Cia o altre agenzie americane abbiano depistato le indagini o falsificato il rapporto della commissione Warren. Semmai, anche in questo caso, ci sono prove di una vasta opera di depistaggio del Kgb. Dal dossier Mitrokhin apprendiamo, infatti, che il servizio segreto dell’allora Unione Sovietica abbia coinvolto il quotidiano italiano Paese Sera nella pubblicazione di false notizie su Clay Shaw, uomo d’affari americano. Shaw veniva accusato di aver diretto una società di copertura del servizio segreto americano in Italia, il Centro Mondiale Commerciale e di aver svolto un ruolo di primo piano nel complotto della Cia per assassinare un presidente troppo progressista. Insomma, una trama di cui la sinistra si poteva innamorare, in base alla quale il procuratore Jim Garrison (interpretato da Kevin Costner nel film JFK di Oliver Stone) imbastì il processo a Shaw nel 1967. Dopo due anni, l’imprenditore americano venne assolto, anche se il suo nome resta tuttora infangato. Perché nel 1988, all’Avana (Cuba), le memorie di Garrison sono finite in mano al regista Oliver Stone, che ne ha tratto il più celebre film sull’omicidio Kennedy, dove Shaw, interpretato da Tommy Lee Jones, appare come un losco figuro, vizioso e oscuro al punto da apparire colpevole anche dopo l'assoluzione.

Ed è soprattutto questo il mistero nel mistero del delitto Kennedy. Le uniche prove che abbiamo portano a dire che non vi è stata cospirazione, bensì un lupo solitario, ma tutte le persone che si dicono “informate” escludono, con gran sicurezza, che Oswald abbia agito da solo. Qualche indizio, al massimo, porta al Kgb, ma il servizio segreto dell'Unione Sovietica è assolto dalla storia. Il movente farebbe pensare subito a Mosca: il presidente, benché progressista, era anti-comunista e un anno prima aveva umiliato i sovietici a Cuba, in uno dei momenti più pericolosi della Guerra Fredda. Eppure i teorici della cospirazione puntano ancora il dito contro la Cia, il cui unico presunto cospiratore è stato assolto dalla giustizia americana. Il fatto che centinaia di documenti non siano stati ancora declassificati non è un argomento: finché non li si vede, non possiamo fare ipotesi sul loro contenuto. Potrebbero contenere qualsiasi cosa, attualmente non costituiscono alcuna "prova" contro la Cia, o qualunque altro mandante. Ed è grave, come in tutte le teorie cospirative tuttora in voga, che una parte considerevole dell’opinione pubblica creda a quel che vuol vedere e non creda a quel che vede. E’ un allontanamento dalla realtà che è alla base di tutte le ideologie e della loro falsa narrazione.