• TRA POPOLO E LEGALITA'

Cos'è una nazione? Principi per capire l'affaire Catalogna

Quando viene ad esistenza una nazione? Quando un popolo ha identità entitativa, determinata e distinta da altre unità e perciò unica e irripetibile, nonché diacronicamente immutabile. Il caso Catalogna si deve inquadrare a partire da queste coordinate. 

Le elezioni in Catalogna hanno visto la vittoria numerica dei secessionisti, ossia di coloro i quali avevano portato l’Assemblea regionale catalana il 27 ottobre scorso a proclamare la nascita della Repubblica catalana. Ora domandiamoci: quando viene ad esistenza una nazione? Una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la nascita di un nuovo Stato è l’esistenza previa di una nazione. Non vogliamo qui domandarci se la Catalogna sia o no una nazione. Affidiamo il quesito e la relativa risposta ai politologi. Ciò che invece vorremmo illustrare seppur in sintesi sono le proprietà essenziali del concetto di nazione, cioè i requisiti minimi indispensabili perché venga ad esistenza una nazione. Intanto la nazione non è lo Stato. Quest’ultimo potremmo definirlo come un ordinamento giuridico: l’insieme organico, indipendente, effettivo degli apparati di carattere costituzionale, legislativo, giudiziario e governativo che opera a favore del bene comune di una collettività stanziata su un territorio delimitato da confini. Un ordinamento giuridico che, sotto il profilo del diritto internazionale, deve essere riconosciuto da altri Stati. In sintesi lo Stato è un ente sovrano di carattere politico riconosciuto come tale a livello internazionale.

Per comprendere invece il concetto di nazione occorre riferirsi in prima battuta al principio di identità. Una proprietà dell’identità è data dall’unità. Ciò significa, relativamente alla materia che qui stiamo trattando, un organismo sociale composto da parti però tra loro coordinate per un unico fine (il bene comune) e dunque indiviso. Un individuo sociale. Altra proprietà necessaria dell’identità è la specificità intesa come unicità e irriproducibilità. In termini più semplici la specificità significa che la nazione X non è uguale a nessun altra, è unica e irripetibile. Ma per quale motivo è unica? Manzoni nella poesia Marzo 1821 definisce la nazione come “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”: un'unità data dalla volontà generale di difendersi, dall’idioma, dalla religione, dalle tradizioni, dalla stirpe e dal temperamento. Altri aspetti identificativi sono i valori morali diffusi, i costumi, le consuetudini, le espressioni artistiche, un territorio comune (la perdita del territorio, che potrebbe ingenerare la diaspora del popolo, non comporta però di necessità la morte di una nazione), etc.

Ovviamente per aversi nazione non occorre che si possa predicare una unicità per ogni elemento qui elencato, ma è sufficiente che l’insieme di tutti questi elementi generi unicità di popolo, produca una cifra caratteristica esclusiva sociale. Avremo così un soggetto comunitario ben individuato perché determinato nel suo essere. C’è da notare che i tratti distintivi prima indicati non possono che riferirsi ad una massa di persone e non certo ad un gruppo socialmente ristretto (tanto per intenderci l’insieme dei quelle caratteristiche non possono riferirsi ad un’associazione). Per questo motivo è corretto usare il termine “popolo”.

L’identità è dunque entità specifica e non si dà l’una senza l’altra: “Nessuna entità senza identità”, scriveva Willard Van Orman Quine. Ciò comporta che altra caratteristica dell’identità di un popolo è ovviamente il suo essere irriducibilmente differente, distinto da altri popoli. Fulminante a questo proposito l’aforisma di Vladimir Jankélévitch: «Io sono il solo ad essere me stesso», che per analogia possiamo applicare anche alla nazione.

Ulteriore requisito dell’identità è la permanenza nel tempo delle proprietà prima elencate. Ciò significa due cose. Primo: la nazione non nasce dall’oggi al domani, ma abbisogna di tempo per venire ad esistenza. Secondo aspetto opposto al primo: la perdita dell’unità, o della specificità e dunque della distinzione comporta la morte di una nazione. Potrebbe però anche avvenire che due comunità prima distinte in due nazioni, possano dar vita ad un’unica nazione qualora l’una abbia mutato il suo Dna culturale, sociale, etc. tanto da identificarsi nel Dna di un altro popolo (la dinamica di avvicinamento nell’uguaglianza ovviamente può essere bilaterale). A margine ma non troppo: la perdita dell’identità cristiana nel popolo italiano ad esempio produce la morte della nazione italica che, per ipotesi, può essere sostituita da un’altra nazione dotata di differente natura: laica, islamica, etc. In tal senso il termine “Italia” avrebbe valore meramente nominalistico. Un nome identico per indicare però realtà diverse. Da qui la domanda: siamo ancora italiani?

Riassumendo quanto sin qui detto e volendo esprimerci in termini un po’ criptici potremmo affermare che l’identità si può definire come un’unità entitativa, determinata e distinta da altre unità e perciò unica e irripetibile, nonché diacronicamente immutabile. Le specificità che riempiono di contenuto tali aspetti dell’identità sono quelle prima elencate: una determinata cultura, lingua, costume, etc. Infine per essere nazione, a differenza dall’essere Stato, non serve il riconoscimento di terzi. Se vengono ad esistenza, nessuna esclusa, tutte queste proprietà dell’identità, che sono di diritto naturale, avremo una nazione, un noi sociale, una patria. Di necessità l’esistenza di queste caratteristiche in una nazione sono accettate consapevolmente e con favore dal consesso sociale. In questo senso la nazione è l’anima di un popolo. Una volta creatasi una nazione questa vorrà dotarsi di una sua struttura formale di natura giuridica e politica, cioè di norme e apparati di governo propri: da qui la nascita dello Stato. Se poi le nazioni, nella loro individualità, trovano tra loro un minimo comun denominatore altrettanto unico, irripetibile, etc. ecco generarsi gli enti sovranazionali: esempio l’Europa.

Quindi, data la differenza tra nazione e Stato, può capitare benissimo che all’interno dei confini giuridici di uno Stato vadano a delinearsi i confini naturali di una nazione che ovviamente chiederà di essere riconosciuta nella sua autonomia. E’ ciò che rammenta il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (nn. 387, 435) e che è tutelato dal comma 2 dell’art. 1 della Carta delle Nazioni unite (significativo che si usi l’espressione “Nazioni unite” e non “Stati uniti”) laddove stabilisce l’obbligo di “sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli”. Un’autodeterminazione che secondo alcune dichiarazioni dell’Assemblea Generale ONU può arrivare anche al diritto di resistenza verso altre nazioni o Stati, persino - in casi estremi - manu militari (il riferimento è all’istituto della legittima difesa in questo caso dell’identità nazionale: cfr. Compendio della Dottrina sociale della Chiesa n. 500).

E’ ciò che ha portato ad esempio alla decolonizzazione di molte nazioni. Va da sé che, riferendoci ad esempio al caso della Catalogna, la decisione di proclamare la Repubblica catalana è decisione illegale secondo l’ordinamento iberico, ma – se esistessero le condizioni prima indicate – sarebbe una scelta eticamente valida. Il giuridicamente illecito non sempre coincide con l’ingiusto.