• LE ASSURDINTA' DEL GUINNESS

Cosa si fa per un minuto di celebrità. Meglio la santità

Il Guinness World Records è un librone illustrato che contiene tutti «i più» del mondo: il più alto, il più basso, il più lungo, e così via. Certo, messa così sembra il motto delle olimpiadi (citius, altius, fortius…) e per qualche aspetto può essere anche divertente. Per esempio, quando un’intera cittadina si mobilita per cucinare il tiramisù più grosso del mondo (quest’anno, Gemona in Friuli, 3015 kilogrammi) o un budino di riso di 2070 chili, in India. Almeno lo mangiano.

Poi, però, si passa alle cose inservibili e create apposta per entrare nel Guinness, come il pallone da calcio di Doha nel Qatar, alto 12,19 metri. Vabbe’, incentiva il turismo in un posto dove da vedere ci sarebbe, sennò, solo il deserto. Ma la tristezza arriva quando si passa a persone che si caricano di sacrifici enormi al solo scopo di avere il loro warholiano «quarto d’ora di celebrità». E solo quello, perché l’antico Circo Barnum i suoi freaks almeno li pagava, e si trattava di persone che, dati i tempi ottocenteschi, plausibilmente non avrebbero avuto altra fonte di sostentamento: donne barbute, gemelli siamesi, nani e infelici affetti da deformità importanti.

Ma qui, nel Guinness World Records 2018 ci sono personaggi che si infliggono degli handicap al solo scopo di rimediare una comparsata in qualche programma televisivo di «mirabilia» o, appunto, nel Guinness. E’ il caso dell’americana Ayanna Williams, che vanta le unghie (delle mani) più lunghe del mondo: quasi sei metri (576 cm. per l’esattezza). Dette unghie, per forza, si sono incurvate e descrivono ampi cerchi che obbligano la donna a tenere le dita sempre divaricate e le mani distanti dal corpo. Come farà per dormire? Quanti anni sono che questa persona si costringe a non usare più le mani? Chi è che si occupa dei suoi bisogni  più elementari, a cominciare dalla toeletta? La Williams necessita anche di qualcuno che la imbocchi, per forza di cose. E tutti questi sacrifici solo il «quarto d’ora di celebrità» che non si sa quando e se viene? Infatti, l’anno prossimo il «record» può aggiudicarselo qualcun altro.

Non c’è, appunto, niente di più effimero che la gloria del Guinness. Eppure c’è gente che fa letteralmente di tutto pur di conseguirla. E non solo unghie: la cinese You Jianxia ha delle ciglia così lunghe che le arrivano sotto il mento. Per avere gli occhi liberi deve pettinare all’indietro, insieme ai capelli, quelle superiori; le inferiori le porta sciolte. Tagliarsele? Macché, vuoi mettere una fotina nel Guinness?

E poi, al solito: quello che colleziona orsacchiotti (americano, ne ha 8025: ha dovuto affittare un capannone per metterceli dentro) e quello con l’acconciatura dei capelli più alta (californiano, mezzo metro in verticale sulla testa), l’ottantacinquenne (americano pure lui) che continua a fare body building (sono più di settant’anni che solleva pesi) e la cinese che ha i peli delle sopracciglia lunghe dodici centimetri (a tagliarli non ci pensa nemmeno).

Il Guinness World Records pare sia il libro più venduto al mondo e, come abbiamo visto, certuni considerano una fortuna esservi menzionati. Se il sacrificio valga la pena, è considerazione che lasciamo a loro. Certo, anche molti Santi cattolici hanno infranto record sovrumani: si pensi a quelli che vissero decenni nutrendosi di sola eucarestia (come san Nicola di Flüe) o quelli che da soli convertirono centinaia di migliaia di pagani (come san Francesco Saverio) o quelli che, partendo da niente, compirono opere colossali (come san Giovanni Bosco). Ma loro, almeno, avevano di mira la beatitudine eterna, mica lo striminzito «quarto d’ora» del Guinness.