a cura di Riccardo Cascioli
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Congo: “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza mondiale”

Dopo che a Goma, città della Repubblica democratica del Congo con oltre un milione di abitanti, situata quasi al confine con il Rwanda, è stato diagnosticato il primo caso di Ebola, il 18 luglio l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’epidemia in corso da un anno nel paese “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza mondiale”. È la quinta volta che questo tipo di emergenza, il massimo livello, viene proclamato dall’Oms. La decisione è stata accolta con favore nella speranza che porti ad azioni più efficaci di contrasto e prima di tutto consenta di raccogliere più fondi. Più risorse possono ad esempio permettere di vaccinare un maggior numero di persone. “L’epidemia non è sotto controllo – ha commentato Joanne Liu, presidente internazionale di Medici senza frontiere – i segni sono evidenti: la gente continua a morire, gli operatori sanitari a infettarsi, il contagio si estende, il tracciamento delle persone entrate in contatto con degli ammalati non funziona”. Preoccupa la progressione dei casi rilevati. Ci sono voluti 224 giorni per arrivare a 1.000 casi, ma solo altri 71 per arrivare a 2.000. Al momento ogni giorno vengono individuati circa 12 nuovi casi. Una delle ultime allarmanti notizie riguarda una donna morta di Ebola a Beni, nel Nord Kivu. La donna, una venditrice di pesce, il 12 luglio mentre era al mercato di Mpondwe, in Uganda, si è sentita male e ha vomitato più volte. Già infetta, era stata anche a Goma e a Gisenyi, in Rwanda. In Uganda era entrata clandestinamente, passando la frontiera in un punto non presidiato. Il ministero della sanità ugandese sta cercando di identificare per vaccinarli circa 600 pescivendoli e cambiavalute che possono essere entrati in contatto con la donna al mercato di Mpondwe.