a cura di Stefano Fontana
  • LE RAGIONI DI UN'INCOMPRENSIONE

Cogliere l'Islam, più che accoglierlo

Sabato prossimo 6 aprile si parlerà anche di Islam alla Seconda Giornata della Dottrina sociale della Chiesa organizzata dalla Nuova Bussola Quotidiana e dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân. Si parlerà di islam per due motivi: perché la Chiesa si ostina a non considerare la religione musulmana alla luce dei principi della sua Dottrina sociale e perché l’Unione Europea – a differenza dall’Europa – non vuole vedere in faccia la religione di Maometto. Ha deciso di accoglierla senza però coglierla. 

A questo proposito esce in questi giorni in Francia il numero 79 della rivista “Liberté Politique”, la Nouvelle révue d’idée chretienne che da tempo prende coraggiose posizioni, dal punto di vista della ragione e della fede cattolica. Nel fascicolo, dedicato a “La Chiesa nella tempesta”,  c’è anche un bell’articolo di Joachim Véliocas dedicato all’Islam: “Le nouveau discours sur l’islam: un angélisme irrationel” (pp. 107-117) nel quale si dice – pressappoco – che la Chiesa sta (da tempo) sbagliando tutto sull’islam. L’autore è il fondatore dell’Observateur sul l’islamisation e ha pubblicato lo scorso anno il libro L’Église face à l’islam, entre naivité et lucidité (Paris, Éditions Max Chaleil).

Egli ricorda che l’effervescenza post-conciliare – dopo la Nostra aetate e la Evangelii nuntiandi – ha dato inizio alla costruzione delle grandi moschee in Francia, con il patrocinio dei cardinali Liénart a Lille e Renart a Lione. Il vescovo Adrien Gard, successore di Liénart a Lille, ha donato ai musulmani nel 1972 una grande cappella delle Suore domenicane che immediatamente è stata trasformata in moschea.

Dopo di allora, Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno ripetutamente espresso la loro stima per le ricchezze dell’islam e per “i valori religiosi della religione musulmana”. L’autore dell’articolo si chiede: se, come detto da Giovanni Paolo II a Casablanca nel 1986, “la testimonianza cristiana si arricchisce nella scoperta del contesto culturale e spirituale del mondo musulmano”, e se, come scritto nella Redemptoris missio n. 28, nelle religioni c’è la presenza dello Spirito Santo, perché i musulmani dovrebbero convertirsi a Cristo?

Véliocas ricorda che il cardinale Barbarin ha sostenuto con una lettera aperta la costituzione a Lione di un Istituto per la civilizzazione musulmana diretto da Tariq Ramadan. A Créteil, il vescovo mons. Labille aveva approvato la nuova moschea e nel 2018, il nuovo vescovo mons. Santier ha invitato l’imam accusato di radicalismo islamico a parlare nella cattedrale. A Strasburgo il vescovo  Doré si è felicitato per i contributi pubblici di oltre 1,7 milioni di euro destinati alla costruzione della grande moschea. A Bordeaux, il vescovo Ricard è amico del fratello musulmano Tareq Oubrou che vuole i ritorno del califfato. 

L’articolo è ricco di citazioni e ricordi di questo genere e conclude dicendo che “L’islamismo, stante gli attuali attori della Chiesa, ha la strada spianata in Europa e in particolare in Francia”. Si deve sapere – aggiunge Véliocas – che i sacerdoti che dirigono il Servizio nazionale per il dialogo con i musulmani dei Vescovi francesi sostengono che “L’islam è un altro cammino che porta a Dio”. Il presidente di questo organismo ha negato la persecuzione dei cristiani in Oriente. Da parte sua il domenicano Adrien Candiard ha sostenuto che “il salafismo promosso dall’Arabia Saudita non è per niente violento”. Il suo libro Capire l’islam ha ricevuto il Premio 2017 delle librerie religiose.