• OBIEZIONE DI COSCIENZA

Coerenza morale, altri vescovi in campo

Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, invita comunità religiose, istituzioni, associazioni e tutti i volontari del mondo sanitario e assistenziale della diocesi «ad avere il coraggio di fare scelte di coerenza morale e di testimonianza anche andando controcorrente, quando si tratta di salvaguardare e promuovere la vita sempre dal suo primo istante al suo naturale tramonto».

Le parole del vescovo, riportate ieri dall’Ansa e da molte testate stampa, vengono a supporto della chiara presa di posizione di don Carmine Arice, superiore generale del Cottolengo, che aveva già dichiarato che nelle loro strutture «non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assistito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo».

Nosiglia, vescovo della diocesi in cui si trova il Cottolengo, quindi rilancia e invita alla resistenza. «Gli anziani, le persone malate vanno difese e tutelate nei loro diritti e quello della vita è prioritario. Invece nel nuovo quadro normativo», precisa il vescovo di Torino, «si aprono prospettive pericolose e inquietanti anche sui rischi di abusi sulla vita, motivati dai 'costi' di mantenimento delle persone malate».

Anche il cardinale Camillo Ruini, intervistato da Repubblica, indica chiaramente la necessità di fare obiezione di coscienza e, di fatto, resistere alla legge. «Il medico, cattolico o anche non cattolico, conserva il diritto di non agire contro la propria coscienza», ha dichiarato il porporato, «quindi di non operare per porre fine alla vita di quel paziente. Può fare dunque obiezione di coscienza, anche se la legge ora approvata non lo prevede: è questo uno dei suoi più gravi difetti».

Il cardinale Angelo Bagnasco, già presidente Cei e ora presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d'Europa, a margine dell’inaugurazione del presepe nella sede della Regione Liguria ha dichiarato: «Questa legge non mi rallegra, non è un segno di civiltà», precisando che non ritiene «che sia una cosa buona perché considera l’idratazione e l’alimentazione non delle funzioni vitali, obbligatorie per tutti, malati e non malati, ma dei farmaci, delle terapie e come tali possono essere, secondo la legge, sospesi».

Di fronte ad una legge come quella appena approvata sulle Dat, sale un mormorio dai vescovi italiani, un vento leggero per ora, ma chiaro: si deve resistere, come aveva scritto sulla Nuova BQ monsignor Luigi Negri. Si deve fare obiezione di coscienza. «Si tratta - in questo momento difficile e delicato - di sostenere una cultura della vita», ha detto ieri Nosiglia, «che sia davvero tale. È un dovere questo proprio di ogni persona, in quanto fedele e cittadino chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, e a prendere l'iniziativa affinché i valori della vita abbiano pieno riconoscimento anche nella cultura e nelle scelte politiche del nostro Paese».