a cura di Riccardo Cascioli
  • CONTRO SORONDO

Cina e aborti forzati, altro che Dottrina sociale

Aborti forzati in Cina

(Alessandro Martinetti) Reggie Littlejohn, fondatrice e presidente di Women’s Rights Without Frontiers, ha affidato al National Catholic Register una secca replica alle sconcertanti dichiarazioni del cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, mons. Sanchez Sorondo, sulla Cina, che si compendiano icasticamente in questa: «Quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi».

Tra l'altro, Littlejohn scrive: «Contrariamente a quanto afferma mons. Sorondo, la Cina non ha “difeso la dignità della persona umana”, che è uno dei principali insegnamenti sociali della Chiesa. Il governo cinese si è vantato di "prevenire" 400 milioni di nascite attraverso la sua politica del figlio unico» (sono infatti più di 400 milioni gli aborti in Cina dal 1979, anno dell'introduzione della politica del figlio unico).

«Così facendo – prosegue Littlejohn - le donne sono state forzatamente fatte abortire fino al nono mese di gravidanza. Alcuni di questi aborti forzati sono stati così violenti che la donna è morta insieme al proprio figlio. La Cina ha anche sterilizzato centinaia di milioni di donne. È una questione di pubblico dominio che la situazione dei diritti umani in Cina non si è "evoluta molto bene" [come afferma mons. Sorondo, ndr], ma in realtà è peggiorata.
Secondo il rapporto del 2017, accuratamente documentato, della Commissione esecutiva del Congresso sulla Cina, sotto la politica dei due figli, che nel 2016 ha sostituito la politica del figlio unico, “i funzionari continuano a far rispettare gli obiettivi di pianificazione della popolazione usando metodi che includono pesanti multe, licenziamento dal lavoro, detenzione arbitraria e aborto forzato”».

A causa della politica del figlio unico, non c'è abbastanza popolazione giovane per sostenere gli anziani. Molti anziani sono caduti nell'indigenza e il suicidio degli anziani in Cina è in aumento. La morte per cancro al fegato del 2010 del vincitore del Premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, che stava scontando una pena detentiva di 11 anni per i suoi sforzi pro-democrazia e i suoi ripetuti tentativi di cercare assistenza medica all'estero, evidenzia  il trattamento vergognoso dei prigionieri politici in Cina.
In che modo – domanda Littlejohn - «tutto ciò è coerente con il rispetto della vita e della dignità della persona umana, una dottrina assolutamente centrale per l'insegnamento sociale cattolico?».

 

Intervistata in altra sede, Littlejohn precisava che, anche dopo il cosiddetto “abbandono” della politica del figlio unico da due anni a questa parte, “il pugno di ferro sul ventre delle donne, insieme all’intrusione dello Stato nelle stanze e fra le lenzuola delle famiglie cinesi, continua. Anche attraverso i procedimenti impossibili per ottenere “il permesso di nascita”, gli informatori pagati dallo Stato per controllare le donne e le ecografie obbligatorie per verificare che la spirale contraccettiva sia al suo posto. Il punto, quindi, non è la politica del “figlio unico”, piuttosto che dei “due figli” per famiglia, ma che si imponga un limite alle nascite e che vigano pratiche disumane.”