• IL VESCOVO TORNA A CARPI

Cavina, fedeli commossi per un risarcimento triste

A Carpi la prima uscita del vescovo Cavina dopo le dimissioni choc. Lo sfogo: «Non metto l'anima a rischio per 11mila euro». La commozione della gente è il risarcimento triste per una situazione paradossale alimentata dal silenzio della Chiesa: un vescovo fuori dal coro, acclamato, ma costretto a lasciare pur non avendo fatto nulla di male. 

L’ex vescovo di Carpi Francesco Cavina ha fatto la sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni choc presentate a fine giugno. E lo ha fatto in quella che è la giornata più importante per la diocesi modenese: la solennità dell’Assunta. 

Cavina è stato accolto giovedì 15 agosto dall’amministratore apostolico carpigiano e vescovo titolare di Modena Erio Castellucci, ha celebrato la messa e ha pronunciato l’omelia (LEGGI QUI), poi ha portato in processione la statua dell’Assunta e al termine, si è tolto - diciamo così - qualche sassolino dalle scarpe. 

Lo ha fatto proprio poco prima della benedizione, suscitando un applauso commosso e straripante di tutta la cattedrale: «Dopo quello che abbiamo visto e vissuto oggi voi pensate che io avrei voluto mettere in discussione la salvezza della mia anima, della mia reputazione per 11 mila euro? E adesso i giornali scrivano quello che vogliono, non mi interessa più. Perché so bene che nella loro professionalità riporteranno solo queste parole e non l’omelia». 

Il riferimento è ai veleni relativi all’inchiesta nella quale Cavina era finito quest’inverno per voto di scambio. Inchiesta dalla quale era uscito completamente pulito con un’archiviazione lampo. Purtroppo però - e qui sta la parte dei veleni - qualche cosa era sfuggito, in particolare le intercettazioni telefoniche di un’inchiesta che riguardava il vicesindaco di Carpi e nella quale Cavina era finito suo malgrado. 

Ebbene, come la Nuova BQ ha scritto, in quelle telefonate Cavina parlava con persone completamente estranee non solo all’inchiesta, ma anche alla vita di Carpi. E parlava di questioni inerenti il suo ministero episcopale che è fatto anche di conoscenze top secret, di privato e di riservatezza su alcune questioni inerenti la vita della Chiesa. 

Stralci di quelle conversazioni, al limite della violazione del segreto confessionale perché trattavano di questioni molto personali, erano finite nelle mani dei giornali. L’Espresso non le aveva pubblicate, sarebbe stato proibito, ma ne aveva comunque fatto riferimento allusivo e “orientato” in un articolo dirompente ed esaustivo che aveva come oggetto gli affari del vescovo con il vicesindaco indagato e nel quale venivano spiattellate e riassunte le sue conversazioni. 

In realtà di affari non c’era neanche l’ombra e tutto si è poi sgonfiato. Ma il riferimento di Cavina a quegli 11mila euro è proprio allo spettacolo di fontane danzanti che il Comune si era incaricato di pagare e che doveva celebrare il ritorno della statua dell’Assunta sulla facciata del Duomo dopo il lungo restauro post sisma. Ecco perché Cavina l’altro ieri, proprio celebrando finalmente l’Assunta, ha fatto questo riferimento con orgoglio: «La mia anima e la mia reputazione non valgono 11mila euro» perché l’inchiesta sospettava che quello spettacolo pagato dal comune fosse il favore chiesto da Cavina al vicesindaco che voleva garantirsi il controllo del voto cattolico. 

Solo che quelle intercettazioni, dai giornali erano passate anche di chat in chat nel chiacchiericcio di paese fino a mettere in forte difficoltà l’autorevolezza del vescovo. Un passaggio di conversazioni davvero calunnioso che non poteva non distruggere la reputazione di Cavina, che, ad un certo punto, nonostante avesse ottenuto una piena archiviazione dalle accuse formulate dalla procura di Modena, vide che il tam tam non finiva e capì così che l’unica mossa da fare per spegnere quella valanga-domino in formato copia e incolla, sarebbe stato quello di lasciare il suo ministero a Carpi.  

Così accadde a fine giugno e fu curioso che proprio negli stessi giorni i vescovi dell’Emilia Romagna fossero in ritiro spirituale a Marola, ma per avere un moto di solidarietà da parte loro si dovette attendere il giorno dopo dopo quando diramarono una nota nella quale però non veniva affatto condannata la miserabile campagna diffamatoria della quale era stato oggetto per mesi, ma solo accennata. Peggio ancora si era comportata la Cei che se ne guardò bene dal pregare Cavina di tornare sui suoi passi. Allora parlammo di un vescovo coraggioso e sicuramente scomodo lasciato solo dai vertici della Chiesa

Oggi dobbiamo prendere atto che il richiamare Cavina a Carpi, nella sua Carpi, per l’ultima volta, ha costituito solo un piccolo risarcimento per quello che ha subito offrendogli un saluto che non poté fare alla sua diocesi. Ma si tratta di un atto di riparazione triste, che svela il corto circuito di una situazione paradossale: applausi e lacrime per l’addio di un vescovo che non ha fatto nulla di male, ma che comunque è stato costretto a lasciare e che dunque è meglio che resti solo un ricordo. Di sicuro l’idea che si è fatta il popolo di Dio di questa vicenda sta tutta nell’applauso a fine messa dei carpigani e nella commozione di Cavina anche il giorno dopo. Il silenzio opportunistico di qualche gerarchia ecclesiastica rimarrà invece come una ferita difficile da rimarginare.