• L'ANALISI

Caso Marò, governo decisionista a tempo scaduto

Il governo Monti chiude i battenti informando con una semplice nota diplomatica l’India che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non torneranno a Nuova Delhi al termine del permesso elettorale, a causa della mancata risposta dell'India alle richieste dell'Italia.

I due marò

Con un’iniziativa  decisamente inaspettata il governo Monti chiude i battenti informando con una semplice nota diplomatica l’India che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non torneranno a Nuova Delhi al termine del permesso elettorale concesso dalla Corte Suprema del Paese asiatico in scadenza il 23 marzo. Con una nota della Farnesina che accusa l’India di non aver rispettato ''gli obblighi di diritto internazionale'' il governo italiano ha chiuso unilateralmente la lunga e paradossale vicenda giudiziaria dei due fucilieri di Marina annunciando che resteranno in Italia.

Roma “ha sempre ritenuto che la condotta delle autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull'India in particolare il principio dell'immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Unclos) del 1982 - si legge nella nota -. All'indomani della sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema indiana  l'Italia ha proposto formalmente al governo di Nuova Delhi l'avvio di un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, come suggerito dalla stessa Corte, là dove richiamava l'ipotesi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria, secondo quanto prevede la citata Unclos. Alla luce della mancata risposta dell'India alla richiesta italiana di attivare tali forme di cooperazione, il governo italiano ritiene che sussista una controversia con l'India” .

La decisione, che ha coinvolto anche i Ministeri della Difesa e della Giustizia in coordinamento con la Presidenza del Consiglio, lascia aperta la porta per una trattativa. Roma infatti si dice disponibile a “giungere a un accordo anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria” ma “intanto i nostri marò restano in Italia” come ha scritto il ministro Giulio Terzi in un tweet. I due fucilieri torneranno inoltre al loro reparto, il reggimento San Marco, come ha annunciato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e come confermato anche dagli stessi militari, ''felici'' per la decisione e pronti ''a tornare a fare il nostro mestiere''.

I media indiani parlano di “affronto” e “tradimento”' della parola data dall’Italia ricordando che lo stato del Kerala si era opposto, temendo un inganno, alla concessione delle due licenze a Girone e Latorre concesse dalla Corte Suprema di Nuova Delhi. Caute invece le reazioni del governo indiano con il ministro degli Esteri, Salman Kurshid, impegnato a sottolineare che ''non sarebbe bene reagire ora'' perché “'bisogna vedere ora come si evolve la situazione”. Una fonte diplomatica indiana alle Nazioni Unite ha ribadito che ''i due militari  italiani devono essere processati in India in base alle leggi indiane” aggiungendo che "e autorità indiane non hanno violato le leggi internazionali".

A determinare l’improvviso e inaspettato cambio di marcia del governo italiano sembra aver contribuito il silenzio di Delhi alla proposta di trovare una soluzione diplomatica e la lentezza con la quale viene istituito dal ministero degli esteri indiano il “tribunale speciale” raccomandato dalla Corte Suprema per decidere circa la giurisdizione del caso e le cui procedure sono iniziate solo tre giorni fa. Probabile anche che vi sia stata da parte italiana la valutazione che l’India puntasse ad allungare ulteriormente i tempi per utilizzare la vicenda come arma di pressione.

Sul piano politico sorprende che una decisione di questa portata sia stata presa da un governo che finora aveva puntato tutto sull’adozione di una linea morbida nei confronti degli indiani e in procinto di chiudere i battenti. Proprio questo particolare potrebbe rivelarsi però proficuo nei futuri rapporti bilaterali considerato che il prossimo esecutivo non  avrà avuto la responsabilità di questa iniziativa e potrebbe avere meno difficoltà a ricucire lo strappo con Nuova Delhi. Non a caso il sostegno al gesto di fermezza del governo ha ottenuto il plauso di molti esponenti di diverse forze politiche. Benché un’inchiesta sulla vicenda sia stata aperta da tempo anche dalla procura di Roma è improbabile che Latorre e Girone debbano affrontare un processo in Italia per la morte dei due pescatori indiani circa la quale i due militari si sono sempre dichiarati estranei, posizione confermata del resto anche dalle testimonianze degli uomini dell’equipaggio della petroliera Enrica Lexie sulla quale erano imbarcati.

La procura di Roma, che li ha iscritti nel registro degli indagati per omicidio volontario, non ha ancora ricevuto alcuna risposta dalle autorità indiane in merito alla posizione processuale dei due marò e ai risultati degli esami balistici e dell’autopsia sui due cadaveri. A inizio gennaio Latorre e Girone si erano presentati spontaneamente, alla vigilia del ritorno in India dopo il permesso ottenuto per le feste natalizie, al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Elisabetta Ceniccola per approfondire i fatti dei quali sono accusati.