a cura di Francesco Boezi
  • XXX ANNIVERSARIO

Card. Siri: privilegiare i "contenuti" alle mode

Il cardinale Giuseppe Siri

Ieri, 2 maggio 2019, ricorreva l’anniversario dei 30 anni dalla scomparsa del cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987 e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1959 al 1965. L’”ultimo doge” – come lo chiamavano i suoi critici, riconoscendogli indirettamente in tal modo un’indiscutibile aurea di autorevolezza – non fu solo uno “zelante Pastore” (così lo definì Benedetto XVI con ammirazione) per la sua Arcidiocesi, ma un punto di riferimento fondamentale del cattolicesimo italiano (e non solo).

Soprattutto, rileggendo i suoi testi, ancora oggi emerge come Siri avesse una visione lungimirante sulla società e sulla Chiesa. Da una posizione di granitica fedeltà al papa, chiunque esso sia, il cardinale genovese fu tra i primi a denunciare quello che, recentemente, Benedetto XVI ha definito il “collasso morale” penetrato anche nella Sposa di Cristo. Con amorevole preoccupazione, egli indicò i pericoli che popolavano il cammino della Chiesa nella modernità. L’eredità di Siri si può racchiudere in un monito: mai perdere la consapevolezza del primato della Verità. E questo è anche il titolo di una raccolta di suoi testi del 1983 (Il primato della verità : lettere pastorali sull’ortodossia, Giardini editore) da cui è tratta la lettera pastorale del luglio 1971 che riproponiamo parzialmente qui sotto. Lo scenario da lui ritratto sembra presentare i prodromi di una crisi morale di cui oggigiorno viviamo, probabilmente, la fase più acuta.  

 

«I ‘contenuti' nel popolo di Dio possono più o meno lentamente svanire, sotto diverse pressioni. Non c'è dubbio che la Fede del popolo resiste più di quella di taluni ceti. Tuttavia anch'essa va soggetta ad usura. i giovani, quelli che ora si stanno facendo le ossa in tutti i sensi, sono i più esposti a tale usura, pur dimostrando una sete di nutrimento spirituale che meraviglia quando si avvicinano senza paura e senza complessi.

Ecco i due più gravi pericoli:

I ‘contenuti’ sentono la sferza della moda. La moda ha tanto maggiore presa quanto più uno ha bisogno della presenza, degli occhi, del consenso degli altri (si tratti di salotto, di bar, di club, di branco occasionale, di amicizie a denominatore comune). La ‘moda’ è effimera e per questo ha un contenuto - se si tratta di mode intellettuali - che in parte almeno non è veritiero. Ora esistono mode di affermazioni sconcertanti e sconvolgenti su tutto, non fosse altro che per gustare l'effetto del disagio su chi ascolta. Non facciamo un elenco delle diverse mode, perché non abbiamo mai voluto metterci in polemica diretta. Facciamo il nostro dovere, ma non amiamo le liti tra fratelli!

I ‘contenuti’ per il popolo sono insediati dal dileggio, oggetto del dileggio è quanto esisteva alcuni anni addietro. Per secoli si dovrebbe credere che non ne hanno indovinata una. Questo modo di comportarsi dimentica che le cose mutano e possono essere valide per una epoca e non valide per un'epoca susseguente. Proviamo a paragonare i vestiti dell'epoca vittoriana coi nostri. Eppure allora ne andavano pazzi, come i contemporanei vanno ugualmente pazzi per i loro vestiti. Il dileggio generalmente colpisce addobbi, vestiti, espressioni d'arte, modi di comportarsi, ecc. Si tratta di cose esterne, ma proteggono verità e sostanze non sempre tali da esporsi al dileggio. Stanno ad esempio perdendosi buone costumanze liturgiche, né proibite, né diffidate dalla recente legislazione e che avevano una immediata influenza indicativa e stimolante (…) Si gareggia in spogliazioni e ci domandiamo quali spogliazioni delle anime e della Fede esse possano condurre.

Il deperimento del canto e della musica è impressionante. L'uno e l'altra hanno una efficacia insostituibile nel tenere il popolo avvinto alla sua Chiesa. la diminuzione dei fedeli che partecipano alla Messa estiva la si può già benissimo registrare e non è il caso di dare la colpa al turismo domenicale. La fede deve pure essere sostenuta con tutti quegli onesti mezzi che la millenaria tradizione ha esperimentato ed indicato, anche se non sono mancate le esagerazioni e le deformazioni. La psicologia e la emotività dei fedeli non possono essere trascurate. Si, si tratta di cose esterne, ma i grandi ‘contenuti’ hanno bisogno, per secondare la natura dell'uomo, anche di sostegni ed incitamenti esterni.

Insomma alle parole vuote, ai termini evanescenti, di cui si compiacciono letteratura e moda, vanno opposti dei ‘contenuti’. La Fede ha un ‘contenuto’ essenziale, preciso, intoccabile: senza questo ‘contenuto’ non resiste. Bisogna che saggistica, letteratura, ricerca, stampa quotidiana e periodica - cattolici beninteso - ritornino ad avere l'impegno dei ‘contenuti’ immutabili, sacri. Bisogna che la predicazione ritorni ‘decisamente’ ai ‘contenuti’. Tutti parlano di giovani. Ebbene è ora di accorgersi che questi hanno fame e sete di verità, di sostanza, di speranza, anche se per ottenerli occorre la durezza e la austerità. Col diluire, coll'accomodare si ottiene in essi la precisa sensazione che vengono ingannati e fuggono.

Capiscono che il Cristianesimo non si ha senza Croce e, per quanto possa sembrare duro, essi lo vogliono come è. Non vogliono un Cristianesimo addomesticato e imbastardito. La ragione principale per la quale la massa giovanile manifesta segni di antipatia religiosa, sta nel fatto che da un certo numero di anni, troppi untorelli hanno predicato un Cristianesimo, che tutti capiscono non essere né vero, né serio. È ora di finirla. Che esisteva lo scandalo della Croce, lo abbiamo sempre saputo e ce lo aveva detto Dio; abbiamo voluto edulcorare lo scandalo e la gente non ci crede più. Ha proprio tutti i torti? Bisogna che i catechismi, di prossima redazione, obbediscano a questa suprema esigenza di completezza, di chiarezza, magari di durezza. Che non si facciano prendere la mano da pubblicazioni responsabili di avere sconvolto la autentica Fede. Non si segue il mondo, anche qui: si segue Gesù Cristo!». (Nico Spuntoni)