• LA PROPOSTA DI LEGGE

Cannabis innocua, la bugia di Grillo per un pugno di Pil

Ci risiamo con la cannabis che non fa male. Un senatore 5 Stelle deposita una proposta di legge adducendo che “non fa male”. Grillo si stupisce: “Trovatemi un motivo per non farlo”. Eccoli: la cannabis fa male e recentemente se n'è accorto anche il New York Times. Ma fa gola quel punticino di pil che crescerebbe in caso di sdoganamento. 

“Trovate qualche motivo per non legalizzare la marijuana?” l’uscita del comico Beppe Grillo in appoggio al ddl presentato al Senato dal senatore cinque stelle  Matteo Mantero cade proprio nella settimana che ha visto i massimi quotidiani liberal e progressisti nazionali riproporre  le notizie che arrivano dagli Stati Uniti sulla pericolosità della marijuana. 

Ha iniziato il New York Times (4 gennaio 2019) riportando i risultati di studi medici pubblicati negli Stati Uniti e in Europa, che sulle pagine della Nuova Bussola avevamo già segnalato, arrivando alla seguente conclusione: la marijuana fa male. La Marijuana, si legge sul giornale newyorchese ripreso da la Repubblica (7 gennaio) e dal Corriere della Sera (11 gennaio), dà più assuefazione del tabacco, non si può fare a meno di cercare dosaggi più potenti, provoca aumento di fenomeni psicotici, provoca il raddoppio degli episodi di violenza domestica.

Aumenta anche la violenza stradale e, negli stati che hanno iniziato per primi la via della legalizzazione, Colorado, Washington, Alaska, Oregon ( e anche New York sta per aggiungersi alla lista), aumentano omicidi e aggressioni violente. Tra gli studi presi in esame da Alex Berenson, che ha scritto il pezzo per il New York Times anticipando un suo libro di imminente pubblicazione, alcuni vengono da paesi europei come Finlandia e Danimarca e le sue conclusioni sono ciò che di meno politically correct ci sia in giro: la marijuana fa male e i danni che produce sulla nostra gioventù sono notevoli, «epidemiologi e psichiatri concordano che i rischi sono più seri di quanto si creda» ed è urgente e importante «dirlo ai nostri figli». Berenson è un progressista legato alle sue esperienze giovanili come consumatore di marijuana e riteneva l’opposizione alla liberalizzazione una fissazione dei conservatori, ma, grazie agli studi che gli ha fatto leggere sua moglie, ha scoperto un mondo nuovo. La moglie, psicologa specializzata nello studio dei comportamenti criminali, gli ha mostrato i dati che dimostrano un legame tra consumo di cannabis e comportamenti violenti o psicotici.

Berenson ha approfondito questi studi e ne è nato Tell Your Children, il suo libro-denuncia.  Ecco allora ben descritti i motivi che Beppe Grillo cerca e che andrebbero sottoposti all’attenzione del ministro della salute, ancora un Grillo, ma Giulia, che si è detta disponibile ad appoggiare la proposta di legge sulla legalizzazione  presentata nella precedente legislatura.

Entriamo ora nel merito del ddl Mantero: legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati a scopo ricreativo. Possibilità di coltivarla in forma individuale (fino a tre piante) o associata (trenta persone previa comunicazione alla Prefettura). Legalizzazione della detenzione di 15 grammi in casa e cinque fuori. Mantero parla anche dei traffici della malavita organizzata che verrebbero debellati dalla legalizzazione, ma allora che dire del gioco d’azzardo, legale e regolamentato nel nostro paese nel quale la malavita sguazza e si arricchisce? E la malavita offrirà sempre dei prodotti migliori e a buon mercato vedendo crescere il mercato, e chi pensa ai minori?

Ma quello che più interessa ai nostri politici è quel due per cento di Pil che crescerebbe con la legalizzazione del danno per i nostri ragazzi. Poi tutte le risorse necessarie per far fronte a questi danni non interessano come non interessano le risorse spese per recuperare tutti i malati di dipendenze.

Ma questo tema non è nel contratto di governo, si è affrettata a ricordare la Lega attraverso il suo ministro Lorenzo Fontana che recentemente, proprio a San Patrignano, aveva affrontato il tema della pericolosità anche della cosiddetta “cannabis light” e, attraverso le ricerche del prof. Giovanni Serpelloni, dimostrato la sua pericolosità. Proprio San Patrignano, alla notizia del ddl Mantero ha ricordato che il 30% dei suoi ospiti è dipendente dalla marijuana e che nel 92% dei casi questa è la porta d’ingresso per altre sostanze.

Caro Beppe Grillo, tutto questo può bastare?