• OGGI SI CHIUDE A ROMA

Bus della libertà, missione compiuta: arriva la scorta

La campagna del Bus della Libertà di CitizenGo è riuscita ad ottenere un primo inconfutabile risultato: dimostrare che anche in Italia bisogna avere la scorta armata per dire pubblicamente che “i bambini sono maschi, le bambine sono femmine” (la scritta a lettere cubitali che campeggia sulla fiancata del mezzo). 

Gli animatori del tour del pullman arancione, partito sabato scorso da Roma per denunciare i tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole e per protestare contro le sentenze dei tribunali che convalidano la stepchild adoption, hanno incontrato centinaia di sostenitori, suscitando le proteste scomposte dei collettivi dell’estrema sinistra e delle frange più radicali dei movimenti femministi e lgbt.

Insomma, come prevedeva la profezia dello scrittore e giornalista inglese Giblert Keith Chesterton, si è dovuto sguainare le spade “per dimostrare che le foglie sono verdi in estate". Fortunatamente non si è verificata alcuna aggressione ma senza la protezione delle forze dell’ordine non avrebbero potuto tenersi la tappa a Bologna di mercoledì scorso e quella a Napoli di ieri.

Insulti, minacce e prese di distanza delle istituzioni hanno preceduto e accompagnato l’arrivo del bus sia nel capoluogo felsineo sia in quello partenopeo. Nella città emiliana un comunicato firmato da decine di sigle accusava “il bus dell’odio” di diffondere un “rigido binarismo di genere”. Il pullman per raggiungere Piazza 8 agosto è stato scortato fin dal casello da una volante delle polizia; altri sette veicoli delle forze dell’ordine, tra camionette e auto della questura, erano sul luogo del raduno per separare il bus dagli oltre cento contestatori convocati da Anpi provinciale Bologna, Cgil Bologna, Circoli Arci vari, coordinamenti di femministe, centri sociali e sedicenti gruppi antifascisti. 

Una piazza militarizzata per poter consentire una manifestazione pubblica regolarmente autorizzata. Mezzi, personale e risorse dello Stato per garantire un diritto riconosciuto dalla costituzione e per tenere a bada circa cento scalmanati che urlavano slogan contro la famiglia tradizionale: “Nella casa del mulino si nasconde l’assassino”, “se la famiglia è sacra perché massacra”.

Le cose non sono andate meglio a Napoli. Giovedì sera, a meno di 24 ore dall’arrivo nel capoluogo campano, il sindaco Luigi De Magistris ha revocato la concessione di Piazza Trento e Trieste, dove era in programma la sosta del mezzo. La decisione veniva comunicata con una nota dello staff del primo cittadino, sulla base di una richiesta espressa dall’assessore alle Pari Opportunità, a sua volta pressata dalle proteste dei centri sociali e dei collettivi Lgbt e femministi. 

La vicenda a Napoli è caduta persino nel ridicolo visto e considerato che il comunicato dello staff di De Magistris – che giustifica la decisione parlando di “campagna transfobica” – si apriva con un politicamente corretto buongiorno a tutt*.

Facendo il verso al lessico de-sessualizzato, il comune di Napoli ha voluto usare l’asterisco come mezzo di omissione del genere, una soluzione linguistica usata dai gruppi lgbt più radicalizzati, che sostengono che la lingua è sempre stata usata come mezzo per perpetrare il dominio maschile. Non c’è che dire, deliri e contorsioni che arrivano permeare anche le stanze del potere. 

Fatto sta che ieri il Bus, scortato dagli agenti della Digos sin dal casello, ha attraversato la città per giungere quindi a Piazza Trieste e Trento, dove la Polizia Municipale ha intimato il dietrofront. Nonostante ciò, il mezzo è rimasto nella piazza per esprimere disobbedienza civile nei confronti della revoca di natura ideologica.

I promotori insieme a decine di manifestanti hanno circondato il mezzo al grido di “Libertà! Libertà!”. Il Bus è rimasto fermo per un’ora, decidendo di abbandonare il presidio alla notizia che i centri sociali stavano raggiungendo il sito con intenti violenti.

Il bus della Libertà farà la farà la sua ultima tappa oggi a Roma, alle ore 15 in Piazza Bocca della Verità. Un luogo non casuale. Intanto, Filippo Savasere, coordinatore delle campagne italiane di CitizenGo, fa sapere alla Nuova BQ che in questi giorni da tutti Italia sono arrivate numerose chiamate di sostenitori che chiedono il passaggio del bus nella propria città, mentre a Cesena il comune ha già votato una delibera contro ogni possibile futuro transito del veicolo anti-gender. “Un nuovo tour sarà possibile nella misura in cui potremo organizzarlo grazie alle donazioni”, conclude Savarese, “ma quando partirà la prima tappa sarà di sicuro Cesena”.